La vendetta di Higuain: “Popolo ignorante statemi a sentì”

el pipita

 

Alla fine ha vinto lui, com’era facilmente pronosticabile ad inizio annata: Gonzalo Higuain ha consumato, ieri sera, nella sua ex dimora, una stupida vendetta appiccicatagli addosso dal popolo napoletano.

Già, perchè probabibilmente, senza quei fischi e quelle assurde accuse nei suoi confronti; il Pipita avrebbe usato la semplice indifferenza contro la sua ex gente, quell’arma gentilmente concessa sino al big match di Domenica scorsa in terra campana.

L’odio e l’ostracismo convinto di un popolo troppo abbagliato dai colori che dal raziocinio; ha risvegliato il fuoco bollente covato nell’animo del numero 9 bianconero, esploso ieri in una performance maestosa dentro il rettangolo verde.

Quella rabbia luccicante negli occhi, già nel pre-riscaldamento; ha trovato conferma in quella splendida doppietta, pesante come un macigno che ha estromesso i sogni bellicosi dei suoi ex compagni.

L’interno destro anticipatamente tagliato  a pelo d’erba è una prelibatezza tipica dei fuoriclasse veri; colori che leggono la giocata prima degli avversari e degli estremi difensori.

Il raddoppio di rabbia e freddezza è la giusta chiosa su un’azione perfetta, conclusa da un terminale fenomenale; che la nuova Juventus può permettersi.

Il resto poi, è una pura lezione di intelligenza e personalità di un uomo con gli attributi d’acciaio; colui che invece di abbattere il suo animo, lo alimenta a colpi di insulti e sfottò.

Gonzalo, anche questa volta, non ha avuto paura della bolgia del San Paolo, di una corrida che l’ha offeso per 180′; ha risposto con i fatti ad un pubblico esigente.

Lo stessa platea pretenziosa, che rimane costantemente inebriata dal nocivo fumo del proprio presidente; colui che vorrebbe vincere la guerra con le parole, vendendo i propri caporali da battaglia.

Stavolta, però, il tornaconto è stato più amaro del solito per il romantico popolo partenopeo: Gonzalo ha vinto in tutto, con rabbia, puntualità e precisione; da vero campione.

 

 

 

Napoli-Juventus 3-2: basta Higuain, zittito il San Paolo!

Soccer: Italy Cup; Napoli- Juventus

 

A scherzar con il fuoco si brucia, a farlo con Gonzalo Higuain si rischia di incendiarsi.

Basta il doppio morso velenoso del grande ex di turno alla Juventus per staccare il pass per la finale di Tim Cup, nonostante la sconfitta per 3-2.

I bianconeri, rispetto al match di Domenica, mostrano più dinamismo e propositività soprattutto nella prima frazione di gioco; pur concedendo cali difensivi a tratti preoccupanti.

La doppietta di Higuain, mostra ancora una volta, come sia “potenzialmente devastante” il numero 9 bianconero se accompagnato maggiormente in zona offensiva.

Le scorribande di Cuadrado e Alex Sandro e i muscoli in mezzo al campo di Rincon, spingono meritatamente la compagine di Allegri fino all’ 1-2 dal sapore virtuale di un game over.

La topica di Neto prima e la leggerezza di Benatia poi, in occasione del 3-2 di Insigne, riducono l’ultimo spezzone di partita, in una palpitante sofferenza dal lieto fine.

L’obiettivo, però, viene raggiunto e al Napoli, ancora una volta, non resta che la magra consolazione di essere uscita a testa alta.

Allegri, dal canto suo, sa di avere in rosa uomini dalle qualità importanti; ma al tempo stesso è cosciente che  fra una settimana contro il Barcellona, ogni minima leggerezza potrà essere questa volta letale.

I primi conti, intanto, sono stati regolati: la Juve è in finale, trascinata da Gonzalo, il Pipita dall’animo incendiabile.

Inside Juventus-Milan : i 45 ‘da sangue europeo…

juve-milan

 

Se la ferocia applicata al tatticismo del football moderno potesse essere riassunta in soli 45′, sceglieremmo , senza ombra di dubbio, quelli della prima frazione di gioco di ieri sera nei quarti di Tim Cup.

Juventus-Milan, la partita della rivincita bianconera, della rabbia per quei giovani ragazzotti capaci di schernire per due volte la Signora; si è tramutata al tempo stesso in un involucro di concetti e reazioni, raramente visibili in questa prima parte di stagione dagli uomini di Max Allegri.

La batteria delle 4 punte, all’occorrenza capaci di ripiegare fino alla linea di difesa, ha fornito una capacità di copertura paradossalmente maggiore rispetto ai moduli fin qui applicati; con la variabile impazzita di quelle quattro frecce avanzate, capaci di colpire il nemico ogni qualvolta si presenti una semplice ripartenza.

Che la miglior difesa fosse l’attacco, concetto da sempre espresso dai grandi tecnici presenti e passati (Sacchi e Guardiola docet) è un dogma molto diffuso; ma ora sembra sia diventato la formula magica, per questa Juventus, mai come in quest’annata predisposta all’offesa più che alla difesa.

Capita così, che Mario Mandzukic, rispolveri quell’indole da vecchio tornante  mostrata ad inizio carriera; che Asamoah torni ad arare per una notte la fascia come i vecchi tempi, grazie ai tagli centrali dell’ariete croato; che Dybala ed Higuain pressino con foga i difensori avversari, come i più consumati bomber di provincia.

Se a tutto ciò si aggiunge la geometria di Pjanic in mediana, la verve esplosiva di Cuadrado sulla destra e una difesa meno sollecitata e più sicura: il quadro è completo.

Certo la seconda frazione di gioco, fra acido lattico accumulato e timore per una nuova possibile rimonta subita, pongono un interrogativo importante in ottica futura: questa nuova Juve d’attacco reggerà per almeno 70-80 minuti di gioco?

La risposta dipenderà più che dalle energie fisiche, soprattutto dalla disponibilità dei campioni più illustri ad un sacrificio pesante , che a lungo andare, però, potrebbe risultare molto appagante.

L’Inter di Mourinho, infondo, non è una favoletta da raccontare, ma una realtà concretamente presente nella storia calcistica degli ultimi anni…

 

 

 

Grazia Mitra!

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Il Mitra ha colpito nuovamente, con la sua freddezza, la calma e l’ umiltà tipica di un grande ragazzo oltre che di un ottimo calciatore.

In molti , quando nel Gennaio scorso hanno rivisto il bomber di Sant’Angelo Lodigiani varcare i cancelli di Vinovo; avranno pensato alla solita minestra riscaldata, che con la Juve dei Tevez e Morata, probabilmente non sarebbe servita a nulla.

Il campo però, è sempre stato il mezzo con il quale Matri ha risposto a suon di gol, di gol pesanti; come non scordare la rete decisiva nel primo scudetto contiano contro il Milan di Allegri appunto; così come la marcatura pesante in Champions agli ottavi di qualche anno fa con il Celtic o altre gemme sbocciate, quando il Mitra è entrato a partita in corso.

La sua storia bianconera, tuttavia sembrava essersi conclusa due anni fa , quando era finito dietro le gerarchie di Conte; da lui però sempre accettate in silenzio e con umiltà.

La storia poi, ha voluto che il bianconero lo richiamasse, perchè c’era ancora bisogno dei suoi “gol sicuri” e lui ha risposto presente, con la gioia e l’entusiasmo di quella prima volta, quando sbarcò da Cagliari con il suo sogno che si esaudiva.

Il suo vecchio maestro Max Allegri, non si è affatto mai dimenticato di lui e nonostante i mostri sacri in attacco, negli ultimi mesi si è spesso “servito” del suo vecchio bomber, addirittura come prima scelta nell’attacco di scorta.

Capita cosi che nei pochi scampoli di partite in cui è stato impiegato, segni un gol pesante a Firenze, nella semifinale trionfante di ritorno di Coppa Italia e causi il rigore a San Siro contro l’Inter nella vittoria di Sabato scorso in Campionato.

Ma la ciliegina sulla torta Matri se la riserva ieri sera nella finale di Tim Cup; quando entra in campo per un impalpabile Llorente e nei supplementari lancia la sua pallottola nel cuore biancoceleste, regalando ai bianconeri una Coppa che mancava da 20 anni.

Il futuro prossimo ora si chiama Berlino, poi con ogni probabilità il bomber lombardo migrerà per altri lidi; portando nel cuore però sempre i successi bianconeri che inequivocabilmente portano anche le sue firme pesanti.

Comunque andrà in futuro, tutti i tifosi juventini riserveranno un grazie a Mitra; grazie a quelle pallottole d’oro sparate con cuore ed umiltà…

Lazio-Juventus 1-2: blitz di Matri, arriva la decima

  

Un pallottola sparata da Mitra Matri al 6′ dei supplementari, affonda la Lazio e regala alla Juventus dopo 20 anni la tanto desiderata Tim Cup.

E dire che la battaglia, così come si prospettava alla vigilia, è stata molto dura ed infinita; con i biancocelesti che calano la difesa a tre e imbrigliano bene una Juventus in affanno senza i suoi due uomini cardine: Marchisio e Morata.

Capita così che il vantaggio lampo di Radu al 4′ esalta i capitolini, che però poco più tardi devono subire il pari in mezza girata del capitano Giorgio Chiellini.

Da quel momento in poi, inizia l’infinito partita a scacchi, con le due squadre che sbagliano molto in fase di impostazione e con i padroni di casa che nel secondo tempo, non calano minimamente il ritmo, anzi tengono il pallino del gioco in mano.

Nei supplementari però la svolta: Djordjevic colpisce un doppio palo clamoroso con un sinistro a giro da fuori area e Matri, entrato poi minuti prima al posto del palo Llorente, punisce gli avversari con un gol di rapina , dopo un lancio smarcante di Pirlo.

Il resto è un semplice countdown: con i biancocelesti che escono con onore dal rettangolo di gioco e i bianconeri di Allegri che imitano la prima squadra di Lippi centrando il double tanto atteso, aspettando il sogno più grande chiamato Berlino…

La Coppa della vendetta

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Sono oramai 20 anni che la tanto bistrattata Coppa Italia, manca dalle parti di Torino; spesso sfuggendo alla Vecchia Signora davvero per un nulla.

Nelle ultime 3 stagioni, infatti, i bianconeri sono riusciti a centrare per una volta la semifinale e nel primo anno di Conte sulla panchina, la finale, persa poi malamente con il Napoli.

L’occasione che si presenta questa sera all’Olimpico contro la Lazio, sarà sicuramente molto ghiotta per scrollarsi di dosso le amarezze e le distrazioni che questo trofeo ha arrecato ultimamente alla Juventus.

Ma la Coppa della “vendetta” è carica ancora di altri tipi di rivalse, precisamente politiche; la “guerra” fra Lotito ed Agnelli dovuta all’elezione del presidente federale Tavecchio e le frasi ingiuriose e del tutto gratuite espresse dal presidente della Lazio Claudio Lotito a Marotta; non sono che ulteriore benzina su una partita che si prospetta di per sè già abbastanza infuocata.

Dalle 20:45 quindi, capiremo meglio se questo cerchio verrà chiuso dai bianconeri o se la Coppa della “vendetta”, sarà per un altro anno ancora il trofeo maledetto.