Da Parma a Monaco: ecco l’itinerario bianconero per vivere una “settimana da Dio”

una settimana da dio

Da Parma a Monaco: 400 Km e 4 giorni per dare un senso dolce e particolarmente speciale a questa stagione.

Prendendo spunto da un famoso film  diretto da Tom Shadyac ed interpretato da Jim Carrey; potremmo sperare che la prossima sarà per i bianconeri, proprio una “settimana da Dio”.

Con un pezzo di Campionato già in tasca, i bianconeri qualora dovessero battere il martoriato Parma di Donadoni, sabato pomeriggio al Tardini, avrebbero praticamente messo il sigillo su un Campionato che ad inizio stagione presentava una percentuale di incertezza altissima.

Merito di Allegri e di Tevez e compagni, che hanno mostrato una maturità ed un intelligenza che ha permesso loro nel tempo, di aver ragione tramite i risultati sul campo.

Qualche giorno più tardi sarà la volta della notte magica europea, dove i bianconeri si giocano un’occasione troppo grossa e prelibata da non cogliere: battere il non irresistibile Monaco nella gara casalinga di andata, significherebbe avere già un piede e mezzo in semifinale.

Mai come in questa stagione negli ultimi anni, i Campioni d’Italia si erano trovati così avanti nel più importante torneo continentale per club; ed ora che gli uomini di Allegri sono seduti al banchetto dei grandi, vorrebbero divorare pian piano tutte le pietanze che la tavola dispone.

Quattro giorni e 400 Km, il countdown bianconero è iniziato: alla ricerca di una “settimana da Dio”, sperando che la “vacanza” si dimostrerà più lunga di quanto espresso dal titolo dell’omonimo film.

Dai colpi di classe ai colpi di “testa”: quante analogie fra Morata ed il primo Zlatan

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Dribbling ubriacanti, scatti prorompenti, tecnica cristallina, colpi di genio e a volte “colpi di testa”.

Sono queste spesso le caratteristiche dei grandi calciatori, quelli tutto genio e sregolatezza; quelli cui basta guardarli per essere contenti di aver speso bene i soldi del biglietto.

Alvaro Morata e Zlatan Ibrahimovic: o meglio il primo Zlatan Ibrahimovic.

Stiamo parlando del giovane svedesone, che presentandosi a Torino, mise in mostra fin da subito le sue qualità da diamante grezzo: tante classe e poca disciplina dentro e fuori dal campo.

Sulla sua strada, però, ebbe un grande maestro; quel Fabio Capello, che egli stesso ha considerato come uno dei più grandi allenatori che abbia mai avuto, il migliore per la sua crescita professionale.

Con il tempo Zlatan si è perfezionato come calciatore, divenendo uno dei più grandi campioni in circolazione attualmente, con ancora i suoi “colpi di testa”, levigati si, ma mai  lasciati del tutto.

Alvaro Morata, ha avuto lo stesso impatto devastante con la nuova realtà italiana ed un futuro, che se dovesse andare come da previsione, potrebbe raggiungere quello del suo collega appena citato.

Accanto alla genialità, però, anche l’attuale numero 9 bianconero presenta a volte delle controindicazioni: quei “colpi di testa” che spesso gli sono costati dei rossi gratuiti: come quello contro la Roma o quello pesantissimo che gli costerà la finale di Tim Cup.

Nonostante un carattere più “pacifico”, però, Alvaro come Zlatan mostra ancora quelle imperfezioni, tipiche della giovane età o semplicemente di un carattere che deve essere smussato nel tempo.

Il tempo, quindi è tutto dalla sua parte; da Zlatan ad Alvaro: il passaggio di consegna può essere consumato.

Questione di feeling

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Sarà stata l’esplosione del suo connazionale Alvaro Morata, sarà stato il cambio di ruolo o semplicemente l’insicurezza di un posto da titolare: fatto sta che l’involuzione di Fernando Llorente, nella stagione corrente, rappresenta una delle pochissime note stonate di questa magnifica orchestra bianconera.

Il Toro di Pamplona, che nella sua prima stagione con la casacca juventina, aveva totalizzato 45 presenze stagionali , mettendo a frutto 18 reti; in questa stagione ne ha totalizzate 34, la maggior parte delle quali partendo dalla panchina, mettendo a segno appena 7 centri.

La diversa posizione tattica da uomo sponda rispetto al gioco contiano che privilegiava uno Llorente in versione finalizzatore d’area; ha bagnato le polveri del centravanti spagnolo, che dopo aver goduto nella fase iniziale della stagione della fiducia di Max Allegri, con il tempo è stato scalzato dal nuovo crack Alvaro Morata.

Nando, che non ha nella cattiveria e nella rabbia agonistica la sua caratteristica migliore; non è riuscito ad imporsi nuovamente in testa alle gerarchie d’attacco, mostrandosi anzi abulico e spaesato, negli scampoli di partita in cui ultimamente viene impiegato.

L’utilizzo con relativo gol di Alessandro Matri nell’ultima fondamentale semifinale di Coppa Italia, sembra aver chiuso definitivamente le porte al Re Leone.

La sua partenza, a questo punto, nel prossimo mercato sembra oramai scontata; con Marotta e Paratici pronti a raccogliere le offerte dei club inglesi, per mettere a segno una plusvalenza importante.

L’avventura in bianconero, per Fernando, quindi potrebbe vivere le sue ultime puntate in questi sgoccioli di stagione: almeno che il numero 14 bianconero, non riallacci il filo d’amore perduto con gol pesanti, magari in europa.

Perchè si sa che a volte è questione di feeling, solo di feeling.

Ora Allegri ha una freccia in più al suo arco

Alessandro-Matri-Fiorentina-Juventus

A volte dalle sfortune possono nascere dei momenti magici.

Paradossalmente, ha dovuto attenersi a questa regola Alessandro Matri, per ritornare ad essere protagonista con la casacca bianconera.

Il bomber lombardo, infatti, si è sempre mostrato entusiasta del suo ritorno alla Juventus, anche se i minuti passati in panca erano di gran lunga maggiori rispetto a quelli trascorsi sul campo

Tutto avrebbe lasciato presagire al classico prestito secco del Mitra fino al termine della stagione, solo per riempire la casella del quinto attaccante, niente più.

Ed invece, proprio nella serata della difficile remuntada al Franchi, senza l’uomo simbolo del nuovo corso bianconero Carlos Tevez; contro ogni aspettativa è toccato proprio a Matri farne le veci.

Il risultato è stato il gol apriscatole del match ed una prestazione maiuscola, fatta di sponde, corse e tanto tantissimo sacrificio. Insomma, per due anni il tempo sembra non essersi fermato per il numero 32 bianconero, che in queste due stagioni tribolate, sembrava essere il lontano parente di quel killer spietato visto sotto l’ombra della Mole.

La freddezza sotto porta poi, è una caratteristica che ha sempre dimostrato in bianconero e che attualmente in rosa potrebbe rivelarsi una merce preziosa in vista del rush finale della stagione.

Matri, dunque è tornato a colpire: Allegri , che lo ha voluto fortemente, ora avrà una freccia in più al suo arco da scoccare.

Roberto Pereyra: da semplice “lavoratore” a diamante prezioso

roberto pereyra

Arrivato in punta di piedi nel difficile quanto affascinante mondo juventino; Roberto Pereyra, si sta rivelando non solo un calciatore pienamente all’altezza di esso, ma oramai rappresenta sempre più un valore aggiunto a questa corazzata bianconera.

El Tucumano, ovvero il lavoratore infaticabile di centrocampo, soprannominato così dai tempi del River Plate; aveva già mostrato alcuni sprazzi della sua impressionante forza e qualità nelle fine dell”Udinese; ma è nella Juventus che sta ottenendo la sua massima espressione e maturità.

Le assenze di Pogba e Pirlo, sembrano non pesare più di tanto in questa fase della stagione, grazie alla versatilità dell’argentino, calciatore in grado di ricoprire tutti i ruoli di centrocampo, con la massima intensità e qualità, senza mai avere cali di rendimento.

Ma è nel ruolo di trequartista, sceltogli a pennello da Max Allegri, che il tucu da il meglio di sè: i suoi cambi di passo impressionanti, conditi da una pericolosità costante in zona gol, come assist-man e come realizzatore; lo portano a formare con Tevez e Morata, un trio da paura, che ha fatto venire i capelli bianchi ad Hummels e compagni in Champions League.

In prestito dall’Udinese per 1,5 milioni di euro e con un diritto di riscatto fissato a 14,5, Pereyra non dovrebbe avere problemi ad essere riscattato e continuare a stupire con la maglia dei Campioni d’Italia.

Pastore,Mikhitarian o Vasquez ?

No grazie per il presente ed il futuro noi abbiamo El Tucumano: Roberto Pereyra

Ma ne vale davvero la pena?

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Le imprese se portate avanti con la testa, con il cuore e con un un pizzico di fortuna, a volte possono avvenire; ma sono faticose, molto faticose.

La Coppa Italia, è sempre stata nel pensiero di Max Allegri, come un traguardo, vero, ambizioso e prelibato da gustare: forse è proprio per questo che, stasera al Franchi, verrà mandata in campo la formazione migliore possibile.

La sola e pesantissima assenza,quasi certa, dell’uomo simbolo Carlos Tevez; rappresenta l’eccezione all’interno di un undici tipo che cercherà di capovolgere lo scomodo 1-2 subito all’andata a domicilio.

Siamo la Juventus, quindi è lecito chiedersi e aspettarsi il massimo dalla squadra in ogni momento, non snobbando nessuno degli obiettivi a portata di mano: ma è chiaro, che la Champions League, è dietro l’angolo e i bianconeri ci devono arrivare lucidi a puntino.

Con un centrocampo, già falcidiato dalle assenze e con alcuni uomini chiave spremuti dall’inizio della stagione; ci si pone l’interrogativo, se valga davvero la pena , questa sera, tentare l’eroica impresa, con tutti i big a loro posto.

Con lo scudetto, oramai messo in cassaforte, Allegri e i suoi uomini, sanno benissimo che il treno europeo, di questi tempi passa di rado e cercare di coglierlo nel modo giusto, data la condizione ottimale della squadra e data la non proibitiva avversaria francese, sarebbe una soluzione sapiente  e di maturità.

Il ricordo del primo scudetto contiano, perso da Allegri, proprio per la scarsa gestione degli uomini in momenti chiave ( vedi l’infortunio di Thiago Silva, avvenuto nella semifinale di Coppa Italia); sarà un fattore pesante in più di riflessione nella testa del tecnico toscano.

Una settimana ancora e poi di ci sarà la full immersion nel palcoscenico di lusso della Champions League.

Ed allora, questa sera, ne vale davvero la pena  rischiare?

Non solo Tevez: dietro c’è una muraglia bianconera

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Gli attaccanti, si sa, fanno la differenza, elevando una buona squadra fino a farla diventare grande: ma alla base di essa, lo dice il manuale del calcio, ci deve essere una grande difesa .

Ed è proprio, per questo, che la Juventus, da 4 anni a questa parte, sta dominando in Italia e sta entrando, meritatamente, nel gotha del calcio europeo.

Alla qualità e al talento di Tevez, Morata e Pogba, in zona realizzativa: vi è una muraglia dietro, pronta a soffrire e a proteggere la squadra, nei momenti topici di una partita: rendendola spesso invulnerabile.

La retroguardia bianconera, la meno battuta del torneo, con gli attuali 14 gol al passivo; sta addirittura migliorando questo trend nelle ultime giornate, come testimoniano le ultime 4 gare di Campionato senza subire gol; 5 se si considera la trasferta vittoriosa di Coppa a Dortmund.

Merito di questa striscia micidiale è dovuto anche al rientro della “roccia” Andrea Barzagli, che insieme a Bonucci e Chiellini, ha ricomposto un trio affiatatissimo ed impermeabile.

E se gli avversari dovessero in qualche occasione valicare tale barriera?

Be, vi si ritroveranno dinanzi uno straordinario Gigi Buffon, che anche ieri ha dimostrato il suo eccellente stato di grazia.

Non solo Tevez quindi: per sconfiggere questa Juve occorre abbattere la “muraglia bianconera”.