Quel freno a mano che ingolfa la Signora

IMG_1505

 

 

Qual’è l’avversario più temibile per la Juventus nella corsa al tricolore?

Semplice, la Juventus stessa.

Almeno questo è emerso ieri sera dalla supersfida contro la capolista Inter; una squadra organizzata, in fiducia, ma nulla più.

Eppure la Signora, nella notte dell’Alianz Stadium non è riuscita a perforare un muro che in altre circostanze avrebbe alzato bandiera bianca.

La sfortuna in questi casi conta relativamente, seppur il predominio territoriale e le occasioni siano stati a beneficio dei Campioni d’Italia: la sensazione, però, è che si doveva fare di più.

A tal proposito, risulta difficilmente comprensibile il disegno tattico di Max Allegri: al cospetto di un match di vitale importanza, giocato nelle mura amiche.

Quel 4-5-1, improntato sui cross dalla destra di Cuadrado per l’inserimento aereo sulla fascia opposta di Mandzukic, è stato un canovaccio di facile lettura per Skriniar e compagni.

Seppur con le dovute proporzioni, la partita di ieri sera ha ricalcato quell’Italia-Svezia costatoci il pass ai prossimi mondiali; con l’eccezione della diversa panchina a disposizione dei padroni di casa.

Lasciare fuori la qualità di Dybala, Douglas Costa e Bernardeschi, dall’esterno può sembrare una blasfemia: eppure è stata realtà.

Già, perchè Mario Mandzukic al pari del suo alter ego a centrocampo Khedira, sono due pedine dalle quali Allegri non solo non può prescindere, ma fa prescindere il resto della squadra.

La generosità del croato, fa il pari con i grossolani errori sottoporta, che il Gonzalo Higuain di turno sicuramente non farebbe.

Proprio l’argentino, ieri sera, è sembrato inutile in un contesto improntato sulle mischie e la forza d’urto.

Quel toro scatenato che aveva infiammato Napoli, ha perso di colpo i suoi due folletti al fianco, capaci di supportarlo in un gioco d’attacco più consono alle proprie caratteristiche; senza un perchè.

I cambi tardivi e molto discutibili nel finale, non fanno che alimentare l’ennesima domanda: cosa sarebbe successo con Douglas Costa o Bernardeschi nei concitati minuti conclusivi nei quali gli avversari erano oramai alle corde?

Difficile rispondere con il senno di poi, ma è altrettanto complicato capire il motivo per il quale la campagna acquisti sia stata improntata su questi tipi di calciatori usati con il contagocce.

Solo i diretti interessati conosceranno quella verità balenante fra scelte di mercato non condivise fra allenatore e dirigenza o la semplice testardaggine del tecnico di Livorno.

Quello che si nota da tifoso frequentatore del calcio è che la Signora sia ad oggi terza in classifica correndo con il freno a mano tirato.

Vincere per la settima volta consecutivamente lo scudetto è sempre difficile, ma non farlo con questa rosa nettamente più forte di qualsiasi avversario di turno, rischia di essere un grosso peccato.

L’augurio è che questo maledetto freno a mano venga tolto definitivamente per far viaggiare la ferrari bianconera lontana anni luce dal resto del plotone.

Certo è che finchè il sodalizio Mandzukic-Allegri sarà ben saldo, il torneo sarà giocato con ogni probabilità sul filo di lana.

Ma si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

 

 

 

La rivincita di Medhi Benatia

medhi

 

Alla fine ha avuto ragione lui: attendendo che il tempo scandisca con calma e pazienza il suo verdetto.

Medhi Benatia si è preso la difesa juventina, con personalità; rigettando al mittente le accuse di essere uno sfarzoso pacco.

Il 30enne marocchino, martoriato dagli infortuni e schiacciato dalle ingombranti sagome della BBC, sembra aver gettato la maschera dell’indecisione, collocandosi di prepotenza nel cuore della retoguardia bianconera.

Quella che doveva essere solo una lussuosa riserva, si è rivelato il vero acquisto in più del nuovo pacchetto difensivo dei Campioni d’Italia, scalando le gerarchie che sembravano oramai predefinite.

A chi pensava che la pesante eredità lasciata da Bonucci dovesse essere raccolta dalla giovane promessa Daniele Rugani o dall’esperto nuovo arrivo Benedikt Howedes; sarà rimasto sorpreso.

Medhi Benatia, pagato 17 milioni di euro lo scorso Maggio dal Bayern Monaco, dopo un anno di anonimato in prestito alla Signora, è ripartito da zero con cuore e lavoro.

La coppia centrale con il granitico Giorgio Chiellini sembra essere la nuova muraglia, che aiutata da un centrocampo nuovamente protetto, potrebbe gettare le basi per una nuova Juventus formato bunker.

La capacità di annullare il Barcellona nelle mura amiche e quell’attenzione meticolosa contro i folletti partenopei nella scorsa serata del San Paolo, è la chiosa sulla crescita della nuova BBC.

Un misto di grinta, fisicità e qualità; espressa, quest’ultima, in particolar modo dalla discreta capacità di impostazione e di predisposizione al gol del ragazzo di Courcouronnes.

Una scossa quella della nuova Signora che ha affondato le sue radici nel sacrificio comune, impersonificato anche dal capitano del Marocco; vero idolo in patria dopo quel gol qualificazione ai prossimi mondiali di Russia 2018.

In un mondo, quello del calcio, dove si è spesso alla ricerca, a volte affannosa, del colpo ad effetto sul mercato; spesso ci si scorda di rispolverare un materiale prezioso posseduto in casa.

E allora, infortuni permettendo, finalmente è giunta l’ora di Medhi Benatia: il gregario silenzioso, diventato meritatamente il nuovo principe della difesa bianconera.

 

Higuain sentenzia: a cuccia!

higuain

 

Cane che abbaia non morde.

Potrebbe essere questo il sunto della serata: l’ennesima sentenza del pastore, Gonzalo Higuain, capace da solo di domare il fumoso Napoli di Maurizio Sarri.

E pensare  che il fuoriclasse argentino non doveva neppure essere del match, causa operazione alla mano di appena due giorni fa; ma si sa che nell’inferno il Pipita trova il suo habitat naturale.

Il miracolo di Reina dopo pochi minuti dall’inizio della supersfida era solo la prova generale dell’azione da playstation Costa-Dybala-Higuain, che ha portato il diavolo vestito di giallo ad incendiare il San Paolo.

La sua esultanza polemica con la mano all’orecchio, sarebbe potuta essere, forse, più plateare se quel dito medio non fosse ingessato.

Insomma, scherzi alla mano, la Juventus toglie l’imbattibilità al Napoli dei sogni, dopo 14 giornate, accorciando a -1, grazie ad una prova di grande sacrificio, come i vecchi tempi.

Quella voglia di aiutarsi e soffrire insieme, merce smarrita quest’anno (Chiellini nel post Sampdoria-Juventus lanciò l’allarme a tal proposito); è rinata d’incanto nella serata che più contava.

Ne consegue un centrocampo, finalmente a 3, (ancora lento) ma questa volta applicato, una difesa impermeabile grazie alla crescita esponenziale di Benatia e un nuovo attacco scintillante.

Non è un caso, infatti, che come nel tennistico 2-6 di Udine, Mandzukic abbia lasciato le chiavi della fascia a Douglas Costa, che insieme a Dybala e a Higuain sembra aver un feeling innato.

Il brasiliano asfalta l’esercito campano ogni qualvolta entra in possesso di palla; facendo intuire il perchè sia stato pagato così tanto.

La speranza è che dinanzi a cotanta classe non si possa ancora rimanere inerme in futuro.

La Signora non è ancora bella, come dimostrano i massicci errori in fase di impostazione che avrebbero potuto, più volte, spianare la strada per un possibile raddoppio.

Ma si sa che nel calcio non basta essere affascinanti per ottenere il successo.

Spesso è la voglia di tramutare la rabbia nel raggiungimento dei sogni a fare la differenza: come Gonzalo Higuain, l’uomo capace, ancora una volta da solo, di ridurre il minaccioso nemico in un innocuo cucciolo.

Perchè non bastano insulti, fischi, o calunnie a fermare un gigante: uno in grado di riaprire nella sua ex casa il Campionato da solo, con una mano ingessata, ma con un cuore incendiato.

 

 

 

 

 

 

Howedes+Douglas Costa: ricominciamo da qui

buona

 

Un cocktail energizzante: una sterzata briosa ad un complesso fin qui monocorde e ripetitivo.

La Juventus che regola 3-0 il Crotone, dopo il solito primo tempo rallentato, tira fuori dal cilindro due pedine che potrebbero essere fondamentali per il nuovo vestito cucito da Massimiliano Allegri.

Benedikt Howedes e Douglas Costa, ieri, hanno dato prova di poter essere dei perni della nuova Juventus e non delle semplici comparse.

Se per il tedesco, all’esordio, l’ostacolo infortunio sembrava essere l’unico enigmatico intoppo alla sua avventura in bianconero; per il fulmine brasiliano, invece, era il rigido tatticismo Allegriano a porre da freno.

Nonostante il modesto avversario di turno non rappresentasse un test particolarmente impegnativo, i due si sono distinti per l’originalità delle proprie caratteristiche al servizio della squadra.

Howedes, infatti, pur non essendo stato particolarmente sollecitato da Budimir e compagni, ha fatto intravedere la sua eleganza in fase di impostazione e la sicurezza infusa in tutto il reparto.

I bianconeri difensivamente non sono stati mai messi in apprensione, mostrando solidità e compattezza fra quella linea sottile ma determinante che collega difesa e centrocampo.

Il tedesco, polivalente in più zone della retroguardia juventina, potrebbe essere il baricentro di un pacchetto arretrato, alla ricerca di una nuova guida carismatica oltre che di un implacabile marcatore.

Douglas Costa, invece, proposto per la seconda volta in stagione da secondo trequartista alle spalle della punta, ha “strappato” il match in molteplici fasi; grazie a quella capacità di penetrare palla al piede nelle difese avversarie, fino ad oggi merce rara in casa bianconera.

La sua scarsa attitudine al gol (da sempre neo nella carriera del carioca), viene puntualmente condita dall’imprevedibilità dei suoi guizzi e da quel sinistro felpato, preciso come un orologio svizzero.

La perfezione dei suoi assist rappresenta spesso un’ apriscatola importante nelle difese chiuse; una soluzione che nè Cuadrado e nè tantomeno l’Alex Sandro di oggi sembrano in grado di fornire.

Insomma, il nuovo 3-4-2-1, varato nella scorsa serata torinese potrebbe rappresentare, finalmente, il tappeto rosso per l’entrata in scena dei due “nuovi acquisti” bianconeri.

Un cocktail, quello appena miscelato, che potrebbe simboleggiare la chiusura di un cerchio tecnico-tattico, che a fine Novembre sembra ancora non avere connotati ben definiti.

Schiavo di Mandzukic e Khedira

C_29_fotogallery_1020135__ImageGallery__imageGalleryItem_7_image

 

Cambiare opinione è spesso sinonimo di intelligenza: soprattutto se dati alla mano la verità è contraria alle proprie convinzioni.

La Juventus che sprofonda al “Ferraris” contro una coriacea Sampdoria, mostra ancora una volta i limiti di una squadra depotenziata sul rettangolo di gioco.

Non bastano le parole turnover o sfortuna per giustificare la lezione di tattica inflitta da Gianpaolo e i propri uomini alla Juventus Allegriana.

Una compagine, quella juventina, perennemente ancorata sul duo Khedira-Mandzukic, ancora oggi vero freno a mano di un 4-2-3-1 che non decolla come dovrebbe.

L’ennesima prestazione da ectoplasma del tedesco e il solito gioco di raccordo, generoso ma al tempo stesso monotematico del gigante croato; non hanno fatto altro che ingolfare un motore giunto alla deriva.

Il feeling mai nascosto del tecnico livornese con i due panzer dovrebbe essere valicato dal bene comune; anteponendo la ratìo alla testardaggine più esasperata.

La fragile Signora ammirata in questo scorcio di stagione, trivellata con regolarità dagli avversari; è frutto di un disegno oramai vecchio e superato.

I Rugani e i Lichtsteiner di turno, non possono essere gli unici problemi di un sistema difensivo privo di copertura a metà campo.

In tal caso l’unico incontrista Matuidi, (finto titolare), non può essere rilegato in panchina dopo il rientro di Khedira.

Nel reparto avanzato, poi, al netto dei milioni sborsati sul mercato; risulta assurdo usare Douglas Costa come una figurina Panini per gli ultimi scampoli di match.

Il brasiliano, anche oggi, ha messo le basi in 10 minuti per un gol e mezzo; concretizzando 80 minuti di anonimia di Mandzukic nel reparto avanzato.

Se a ciò si aggiunge l’immunità dei due cocchi di Max riguardo al tema delle sostituzioni, l’enigma è ancora più complesso da interpretare.

Insomma, con le spalle al muro e tradito dai suoi “figliocci prediletti”,  Allegri è chiamato questa volta ad un cambio drastico di interpreti e/o di modulo; per far ingranare una macchina stranamente ancora inceppata a Novembre.

Barcellona e Napoli le prossime due tappe della verità; per non disperdere in cocciutaggine una stagione, pericolosamente, già traballante.

 

 

 

 

 

Un campanello d’allarme chiamato vittoria

juventus benevento

 

L’apparenza oggi conta, ma non può e non deve ingannare.

La Juventus che rimonta la cenerentola Benevento, riducendo la distanza in classifica con il Napoli, non può archiviare la Domenica odierna come semplice routine.

La trappola nella quale la Signora stava per essere impelegata viene scavata dai soliti difetti di questo inizio di stagione, che il tempo ancora non ha levigato.

La compagine campana giunta a Torino come un pugile senza speranze con l’intento di resistere quanti più round possibili; è riuscita nell’intento di impennare per l’ennesima volta una gara che non doveva avere storia.

Il vantaggio iniziale di Ciciretti è una logica conseguenza di un approccio costantemente monotono alla gara, perennemente soft, mai all’arrembaggio.

Lo schiaffo iniziale ricevuto, questa volta, dal “bambino” di turno, ha acceso la solita reazione confusionaria e pasticciona dei Campioni d’Italia.

La manovra lenta è prevedibile, ancorata su un gioco di fascia monocorde e mai fantasioso, permette al nemico di turno di piazzare il famoso pullman, pronto a rendere la vita dura a Dybala e compagni.

Già, proprio il nervoso Paulo sembra soffrire maggiormente la paziente staticità di manovra, arretrando infruttuosamente il proprio raggio d’azione sulla mediana.

La forza d’urto del singolo calciatore juventino al cospetto del piccolo rivale, capovolge una contesa che pareva maledetta; ma i gol del cecchino Higuain e dell’inesauribile Cuadrado, non possono far calare celermente i titoli di coda alla partita.

La Signora ha ancora delle falle che non possono essere tralasciate al caso, per arrivare nel prossimo Marzo, come sostiene Allegri a battagliare concretamente in tutte le competizioni.

Il restyling difensivo sembra non ancora essere terminato; con Rugani palesemente non ancora in grado di impossessarsi del posto lasciato vuoto da Bonucci; con Howedes, salvo infortuni, in rampa di lancio per una candidatura prepotente.

Il centrocampo a due che oggi ha rispolverato un buon Marchisio, sembra soffrire i ritmi alti avversari, mandando spesso in inferiorità numerica un reparto difensivo ancora traballante.

Il rinfoltimento della zona di metà campo con annesso cambio di modulo, potrebbe giovare all’equilibrio di squadra, pur perdendo dall’inizio uno dei quattro tenori davanti.

La testa oltre che ad un migliore crescita atletica, potrebbero completare il puzzle, rinvigorendo una squadra che dopo Cardiff è ancora sull’altalena, non ancora, però, riparata dal vento forte che soffia nei dintorni.

Ad Allegri l’arduo compito di non fermarsi all’apparenza: perchè anche davanti ad una vittoria può sorgere un campanello d’allarme utile per il futuro.

 

 

 

 

 

 

 

Il Pipita non si discute: si ama

gonzalo

 

 

 

Ora magari basteranno due gol per silenziare gli scettici; una notte da protagonista per far cambiare rapidamente il giudizio su un campione.

Chissà quante volte lo avrà pensato in cuor suo Gonzalo Higuain e ultimamente lo ha anche esplicitato, con quel pizzico di rabbia pronta a essere tramutata in benzina da campo.

Il Pipita espugna San Siro con una prestazione maiuscola, condita da due gol di raffinata bellezza e pesante efficienza sul risultato finale.

Le due gemme ricamate sul prato milanese hanno condotto la Signora sulla retta via, dribblando le trappole che il diavolo poteva tendere in un angusta serata di fine Ottobre.

Gonzalo ha mostrato ancora una volta perchè risulta essere per una buona fetta dei colleghi e di allenatori di mezza europa, uno dei primi 5 attaccanti al mondo.

La velocità di pensiero e quella capacità di tagliare il pallone in una frazione di secondo è merce rara a trovarsi nel continente nostrano; una sentenza per i portieri.

La mini crisi ideata dai “media” nazionali sull’ex puntero del Napoli, in realtà, sa quasi da prezzo da pagare su un calciatore arrivato a peso d’oro alla più forte società italiana.

Già, una rarità vedere come il club di Galileo Ferraris, restìo a spese esagerate nel corso della propria gloriosa storia, abbia dispensato fior di quattrini per l’asso albiceleste.

Higuain, uno che ha sempre risposto sul campo a idiozie e provocazioni dall’esterno; ha atteso ancora una volta il momento opportuno per riprendere a fare quello che gli riesce naturale: segnare.

La maggiore propensione ad un gioco d’attacco sviluppata nelle ultime settimane dagli uomini di Allegri, unita ad una condizione fisica eccellente del Pipita; ha fatto sì che il fuoriserie targato 9, iniziasse ad impallinare i portieri avversari, come suo solito.

Ora che il motore si è acceso e che le curve diventeranno sempre più tortuose, ci sarà da divertirsi e magari da zittirsi, a seconda dell’opinabile pensiero altrui.

Gonzalo Higuain è tornato, o in verità c’è sempre stato: come dimostrano i 101 centri in Serie A, una sciccherìa appartenente a pochi.

La Champions, forse, l’unica ancora di salvataggio per chi proverà a buttarlo giù ancora: o semplicemente l’ennesima benzina pronta a far sfrecciare Il Pipita verso il prossimo gol; il più bello, il più pesante.