Grazie Pavel: l’uomo della plebe

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Sul pianeta Juve c’è luce.

Era la risposta questa che molti tifosi bianconeri attendevano da settimane, dopo quello Juventus-Ajax giunto come una sentenza impossibile da non capire.

Eppure fino all’odierna mattinata il futuro di Massimiliano Allegri non era ancora definito; come se Andrea Agnelli volesse cercare autolesionisticamente di anteporre il proprio orgoglio alla ratio.

Apprensione dipinta su 3/4 dei volti di un popolo bianconero che via via sembrava aver definitivamente raggiunto il limite di sopportazione verso il proprio allenatore.

Facile farsi ammaliare dai risultati conseguiti in questi 5 anni, se la parte emotiva del tifoso prevalica la lucida analisi calcistica, la quale esula dal colore della maglia.

Che Massimiliano Allegri da Livorno non fosse un quid per la Vecchia Signora, lo si era capito fin da subito, quando nella notte di Juventus-Real Madrid sul punteggio di 2-1, estirpò dal campo Carlos Tevez per difendere il gol di vantaggio.

Una mossa che fece immediatamente comprendere il credo calcistico del tecnico livornese: gestire il vantaggio senza aver un’ idea di come farlo.

Già, perchè tranne nella prima stagione sulla panchina juventina, dove Pirlo era la chiave e luce tattica negli undici titolari, una bozza di schema credibile non si è mai più vista in quel di Torino.

Non bastano i titoli nazionali contro avversarie via via depotenziate dalla stessa Juventus (gli acquisti di Higuain e Pjanic ne sono un esempio); e delle finali europee (raggiunte per merito ma soprattutto per un incastro di percorso fortunato), perse (peraltro) leggendo malissimo i 90 minuti, a rendere Allegri immune da critiche.

Un calvario che ha toccato punte estreme nelle trasferte di Monaco 2016, Cardiff 2017, Madrid 2018 fino a Juventus-Ajax di questa stagione: dove le eliminazioni europee sono arrivate per le stesse orgogliose quanto errate convinzioni tecniche.

Spettacolo visto e rivisto con annessi ridimensionamenti di alcuni suoi uomini top (Dybala in primis), che questa volta non ha potuto continuare.

Merito dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, che ha smascherato definitivamente il valore dell’Allegri allenatore, mettendolo questa volta con le spalle al muro; e soprattutto di Pavel Nedved, l’unico ai piani alti a capire che qualcosa non andava.

Perchè era impossibile che le numerose snervanti gare bianconere stampate quasi in serie fossero notate solo dal tifoso juventino.

Domanda che alcuni in questi anni, fino ad arrivare alla moltitudine, si saranno posti con insistenza, senza capire il perchè tutto non mutasse di una virgola.

Enigma che sembrava prolungarsi, fino a che Pavel Nedved, da uomo di campo, ha alzato la voce, finalmente, rompendo quel muro di silenzio.

Il colloquio in tribuna con Paratici in Juventus-Torino, con Andrea Agnelli inerme alle proprie spalle, fino all’intervista del pre Roma-Juventus, avevano lanciato un grido di speranza.

La Furia ceca, in tarda mattinata ha segnato il gol più bello da dirigente: erigendosi come eroe di un popolo, che mai ha influenzato le scelte bianconere, ma che questa volta è stato costretto a farlo.

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