Contromano

FC Internazionale v Juventus - Serie A

Ora l’aria è diventata irrespirabile: come una bolla dentro la quale l’ossigeno inizia a scarseggiare.

Tutto avrebbe potuto pensare, Massimiliano Allegri, fuorchè una fetta di popolo, bianconero e non, si ritorcesse massicciamente contro le sue idee, fin qui quasi immuni da critiche.

La tempesta, invece, maturata costantemente nel tempo, è esplosa di getto come un tornado, dopo la catastrofe Champions, proprio nell’anno di Cristiano Ronaldo.

Il portoghese che doveva essere l’arma in più nella tasca del tecnico livornese, si è trasformato, paradossalmente nella carta capace di smascherare ciò che non è mai andato, spogliando Allegri con le spalle al muro.

Un effetto controproducente per l’allenatore juventino, che lo ha esposto di fronte ad una strada mai così stretta da 5 anni a questa parte.

Le ultime partite di una Serie A già decisa, potrebbero essere l’ancora di salvataggio per dimostrare che la sua Juve può ancora dare qualcosa di nuovo.

Peccato, però, che la propria testardaggine continui ad elevarsi su ogni concetto, proseguendo imperterrito a calcolare la solita partita, con i soliti “schemi” e gli stessi uomini, anche se il match ha il valore di un’amichevole.

Contro l’Inter, ieri sera, l’ennesima dimostrazione di una squadra per 70 minuti in balia dell’avversario, incapace di alzare un baricentro, nel quale Ronaldo sembrava una vittima sacrificale.

L’ingresso di Kean e Spinazzola, con conseguente aumento di spazio del fenomeno portoghese nel rettangolo verde di gioco, ha salvato la Signora da un’altra sconfitta.

Testimonianza questa, che i due ragazzi, soprattutto in queste partite influenti, devono starci dall’inizio, per cambiare il solito film snervante, visto troppe volte in stagione.

Verità conscia nella mente di Allegri, ostile invece nei cambiamenti, quasi per paura di ricevere dalla critica la domanda sul motivo per il quale i due giovani sono stati lasciati in naftalina nella doppia sfida con l’Ajax.

Pressione psicologica che Max vuole evitare, sfidando i media con tutte le proprie armi; anche con quel pizzico di “maleducazione” che non l’ha mai contraddistinto nell’avventura juventina.

Segnale che qualcosa oramai si è rotto, che si proceda per orgoglio personale più che per raziocinio comune.

Una strada che Allegri ha imboccato pericolosamente contromano e che alla lunga non potrà mai schivare ogni ostacolo futuro sul proprio tribolato percorso.

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