Ne vale la pena?

Atalanta-Juventus serie ALa storia insegna che a volte basta poco per sovvertire una barca pericolosamente inclinata.

A leggerla così sembrerebbe paradossale come la Juventus degli 8 scudetti consecutivi sia in bilico fra certezze e futuri cambiamenti.

L’arrivo di Cristiano Ronaldo è inevitabile che, oltre all’entusiamo, abbia assottigliato il margine d’errore, trasformando il sogno Champions League in un ossessivo e obbligatorio traguardo.

Un macigno che Massimiliano Allegri da Livorno non ha saputo sopportare sulle proprie spalle, rimanendone pesantemente schiacciato.

Nulla di scontato nel calcio, per carità; ma è chiaro che l’uscita prematura dalla competizione madre, posticipata addirittura dalla tripletta di Cr7 contro l’Atletico Madrid, non è un dettaglio da trascurare.

Un ciclo quello dell’allenatore bianconero, che nonostante gli ottimi risultati nostrani, non ha mai convinto al di fuori del confine nazionale, anzi.

Due finali calcolate e perse malamente, almeno tre eliminazioni per mancato coraggio  e un gioco corale che non è mai esistito, le spine nel costato di Allegri.

Quadretto chiaro, figlio di una corrosione temporale psichica e di feeling con alcuni calciatori, che ne ha ridotto annualmente le prestazioni di squadra.

Motivi per il quale, forse, ora più che mai sarebbe meglio voltare pagina, anche a costo di iniziare un nuovo percorso, per alcuni rischioso.

La rosa dei bianconeri, indicata in estate dai media come una delle più forti degli ultimi anni, ad oggi, di colpo assolutamente rifondabile; in realtà ha un’ottima struttura.

Basterebbero, forse, alcuni puntelli, soprattutto nel reparto arretrato e un uomo di gamba a centrocampo, per ritentare l’assalto al sogno proibito.

Solito traguardo, però, che avrebbe bisogno di nuovi stimoli, di ulteriori motivazioni, di dogmi moderni.

Modello di pensiero, che nonostante le orgogliose dichiarazioni di Agnelli, non potrà collimare con l’Allegri 6.0: sarebbe ulteriormente deleterio.

Chiaro è che il tarlo del presidente juventino, anche in virtù dell’investimento temporale targato Ronaldo, è quello di vincere al più presto la Champions; temendo che ulteriori scossoni a livello base potrebbero tardare ulteriormente l’obiettivo.

Niente di più sbagliato, se si pensa che Antonio Conte vinse il Campionato italiano dopo due settimi posti, rinvigorendo una squadra morta da anni.

Ecco, perchè accanto al nome economicamente sanguinoso targato Guardiola e all’affascinate quanto difficile ritorno del tecnico leccese, c’è l’ombra di Gianpiero Gasperini.

Un maestro di calcio, che umilmente, nonostante un destino sfortunato, aspetta la sua grande occasione, costruendosi una base davvero invidiabile.

D’altronde anche Marcello Lippi o Arrigo Sacchi, prima di alzare quella Coppa, arrivarono sporchi dalla polvere della provincia.

Perchè nel calcio, la Juventus attuale lo dimostra, non bastano solo i Campioni a fare la differenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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