Tempo buttato via

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Era solo questione di tempo, prima che la verità nascosta venisse a galla, senza alcuna pietà.

Il tracollo contro l’Ajax, con tanto di cocente eliminazione europea, è la giusta chiosa di un lungo percorso circoscritto da ingannevoli successi.

Troppo superficiale trovare alibi, all’indomani della velenosa serata dell’Alianz Stadium, quando le cellule malate, in realtà, continuavano a riprodursi quotidianamente e annualmente nel tessuto della Vecchia Signora.

Massimiliano Allegri ha fallito agli occhi anche dei più temerari, che avevano osato puntare su di lui un credito illimitato.

Impossibile far finta di nulla o credere che i 5 anni di scudetti autopilotati, di coppe Italia e supercoppe piovute con estrema facilità dal cielo, potessero additare l’allenatore livornese, come un top manager capace di condurre la Juve sul tetto d’Europa.

Neanche le due finali di Champions League raggiunte nel 2015 e 2017 ( con incastri di sorteggio in alcuni casi anche favorevoli), hanno potuto smontare minimamente tale tesi, divenuta poi realtà.

Una verità, figlia di un’idea di calcio, per sua stessa ammissione basata sull’importanza del singolo e non di assiomi tattici.

“Il calcio è una materia semplice, bisogna dare la palla al più bravo, gli schemi sono solo chiacchere“: disse in una famosa intervista a Sky, alla fine dello scorso campionato.

Concetti gravi che hanno rispecchiato in pieno ciò nel rettangolo verde, materializzando spettacoli indegni e quasi tutti con lo stesso copione, sia che di fronte si trovasse il Chievo Verona o il Real Madrid.

Una mentalità fortemente calcolatrice e per nulla avvezza al rischio, a quella voglia di segnare un gol in più dell’avversario, senza dar conto al cronometro o al risultato momentaneamente maturato.

Morbo radicato nelle vene che ha costretto i bianconeri a toppare qualificazioni europee perse per un alito di vento.

Emblematica fu la trasferta di Monaco del 2016, quando dopo il 2-0 in casa del Bayern , con tanto di qualificazione virtualmente raggiunta, vennero tirati i remi in barca (togliendo Morata e Cuadrado dal campo) per 30 minuti di inutile sofferenza.

Replica stampata con la stessa trama, ma diverso stadio e avversario nel 2018, quando dopo il clamoroso ribaltone in casa di un frastornato Real Madrid, si conservarono in naftalina due cambi, per dei supplementari svaniti per la solita infruttuosa resistenza conclusiva.

Fiction questa, che non poteva non contenere le due finali perse senza osare, smettendo di giocare a calcio, quando il risultato era ritornato in perfetto equilibrio; calcolando autolesionisticamente un pezzo di partita madre come la finale.

Percorso chiaro è limpido ai più sgamati, ma non a chi pensava che bastasse un mercato faraonico e un Cr7 in più nel motore per cambiare il succo della storia.

Nulla da fare, invece, nonostante un ciclopico Cristiano Ronaldo, capace da solo di ribaltare tecnicamente e mentalmente l’ottavo di finale contro l’Atletico Madrid; la Juventus crolla sotto i colpi della giovane Ajax, nelle mura amiche, con un risultato a favore tra le mani.

Spettacolo obriobrioso, al cospetto di una squadra di ragazzini, capace di ridicolizzare il credo calcistico Allegriano, smascherandolo definitivamente in mondovisione.

Mazzata giusta che non ha scusanti; neanche quelle assenze pesanti, che puntualmente ogni anno arrivano come una tassa da pagare.

Già, perchè la Juventus di Massimiliano Allegri, in questo quinquennio, è anche colei che ha stilato una serie illimitata di infortuni nei mesi clou della stagione; proprio nel periodo, dove, in aggiunta, la squadra riduce anche le proprie prestazione atletiche sul campo.

Un quadro, insomma, talmente limpido, che Andrea Agnelli dovrebbe prendere e staccare dal proprio muro, senza ulteriori ripensamenti.

Decisione, però, che clamorosamente non dovrebbe essere concretizzata, con il numero 1 bianconero intento a continuare il sodalizio con il proprio tecnico.

Messaggio inspiegato e terribilmente stonato su una realtà limpida agli occhi di tutti; anche a quei tifosi che dovrebbero, a questo punto, far sentire la propria voce.

Perchè le fortune di un club, soprattutto negli ultimi anni della storia bianconera, si sono fondati anche sul tifoso, capace di riempire perennemente stadi, anche dinanzi ad abbonamenti dorati.

E allora dinanzi all’incompetenza generale che si muovesse il popolo: perchè non bisogna più che questo sia tempo buttato via.

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