Futile gelosia

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Non bisogna, in fondo, farsene una colpa se si ha il marchio del predestinato stampato sul petto.

Difficile per Moise Kean trovare una giustificazione a quel forzato ridimensionamento espresso tra le parole e i fatti da Massimiliano Allegri.

La panchina contro l’Empoli, in una gara dal poco significato materiale, venuta dopo un periodo di sbocciatura definitiva del talento di Vercelli, è sembrata quasi una sfida insensata.

Già, perchè Moise non ha mai forzato la mano, anche quando la sua presenza nel rettangolo verde era lecita , al cospetto di un Mandzukic in versione calante; non si è mai proclamato un campione, anche dopo i primi record personali fra Juventus e nazionale.

Nessuna sbornia mediatica, insomma, ma un’accettabile realtà, verso un calciatore italiano che a 19 anni si può dire già pronto.

E’ successo a Leo Messi, a Cristiano, ultimamente a Mbappè o al più terreno Sanè, di essere un calciatore importante a quell’età in un difficile contesto.

In Italia, però, si sa che siamo più restii alla meritocrazia giovanile, quasi come se ci fosse una regola nonnistica che non si possa sovvertire; e Massimiliano Allegri in questo non è mica un’eccezione.

Anzi, è forse, proprio ciò che gli genera una specie di gelosia nei confronti di presunti protagonisti, che offuscherebbero o in qualche maniera farebbero passare in secondo piano la propria incisività.

E’ successo con Paulo Dybala, di essere schiacciato dal peso della panchina, anche quando le riprese sembravano dietro l’angolo, salvo poi ritornare controcorrente, la Domenica successiva, in naftalina.

Insomma, non il migliore biglietto da visita per il viaggio che Moise Kean vorrà intraprendere nella sua casa, la Juventus, che sapeva di avere un tesoro nelle proprie mani, ma forse non di questo prezioso ed immediato livello.

Situazione che ora metterà la Vecchia Signora con le spalle al muro per il rinnovo contrattuale di un ragazzo che ha già gli occhi di mezza Europa puntati sulle proprie spalle e che chiederebbe giustamente un briciolo di meritato spazio.

Ragion per cui, la teoria del cambio vincente non potrà reggere in eterno: perchè un Kean inserito dai primi minuti, forse, non avrebbe portato la Juventus contro il modesto Empoli a giocarsi il cambio della “disperazione” a venti minuti dalla fine.

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