Lo stupido carro

carroLa più bella vittoria, spesso, affonda le proprie radici dalle più atroci difficoltà, culminate in una sconfitta.

Juventus-Atletico Madrid è stata la prova lampante di come sostenere la squadra sia importante, ma pungolarla nell’orgoglio, quando il minimo sindacale non poteva più bastare, lo è ancor di più.

Troppo semplicistico sintetizzare il calcio in parziali risultati, proteggendo campanilisticamente tutto ciò che componga il mondo bianconero.

Quello che può sembrare amore vero, in realtà, rischia di tramutarsi in un autolesionistico interrogativo, quando di colpo in una partita chiave ti crollano le certezze.

E’ successo a Bergamo quando l’Atalanta ha spazzato via la Juventus dalla Tim Cup fino al Wanda Metropitano, quando la Signora ha subito inerme l’affronto dei colchoneros.

Il tutto intervellato da prestazioni in Campionato (Parma e Napoli, in primis), dove il risultato fungeva da contorno ad un marchignegno senza nè capo e nè coda.

Già, perchè la grande rimonta di qualche sera fa, non può essere sintetizzata, semplicisticamente, come l’ennesima rivincita di Massimiliano Allegri; elidendo ciò che vulcanicamente ha condotto all’exploit.

Quel colloquio frustrante di qualche settimana fa tra Cristiano Ronaldo e l’allenatore bianconero al San Paolo o la decisione del tecnico bianconero di cancellare ogni contatto virtuale; era la netta dimostrazione che qualcosa non andava come doveva.

D’altronde era lecito chiedersi come mai una squadra costruita per distruggere il nemico facesse così fatica ad imporre la propria supremazia territoriale, con un Ronaldo luminoso ad intermittenza.

Domande e critiche costruttive lecite anche su una squadra che da anni regala soddisfazioni in ambito nazionale, ma che la propria storia impone, deve sempre giocare per battere qualsiasi nemico.

Lo era dai tempi di Trapattoni, di Lippi e lo è anche nell’era Allegri, dove l’immunità in casa Juventus, non deve mai esistere.

Ogni giorno è una nuova prova, una nuova salita, una nuova  vittoria; gioendo, piangendo o criticando costruttivamente, senza paura di toccare la pseudo-sacralità, ciò che stona all’interno di precisi momenti stagionali.

Perchè dalla pressione, dalle difficoltà tecniche e mediatiche possono nascere i confronti giusti, le idee che fanno svoltare.

Questa è anche la forza della Juventus, per evitare di dover clonare chi dalle altre parti d’Italia vive accontentandosi di gioire per disgrazie altrui.

 

 

 

 

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