Andrea, se ci sei, batti un colpo!

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No così no: qualcosa non quadra più di quanto è possibile aspettarsi all’interno di una stagione.

La Juventus che cade rovinosamente non si rialza con orgoglio; ma ribarcolla, paurosamente, inspiegabilmente.

Già, perchè le problematiche tecnico-tattiche quando sei stato buttato giù rovinosamente, dovrebbero essere solcate, almeno per un pomeriggio, dall’orgoglio ferito.

A Bologna, gli uomini di Allegri, invece, vengono messi alle corde del ring, per 2/3 di match; con la speranza che quei colpi finiscano solo sui guantoni.

Fato che questa volta strizza l’occhio alla Signora; che resiste indenne ad un secondo knockout di fila, trovando nell’unica azione degna di nota l’acuto della Domenica.

Troppo poco, per una squadra, che dovrà compiere un’impresa fra qualche settimana, scollata nelle idee e nell’animo.

Il continuo rimescolamento delle carte nel mazzo di Allegri con relativi cambi di ruolo improvvisi dei propri interpreti, hanno minato quelle certezze fin qui maturate.

Sicurezze figlie di risultati importanti sul territorio nazionali, che avevano offuscato il problema del gioco, quasi rendendolo un particolare bypassabile anche nelle partite che contano.

La sconfitta di Madrid, ha spazzato via questa superficiale autoconvinzione, scorando l’animo di una squadra in evidente stato di paura psicologica.

Una condizione mentale che, ieri, a Bologna è finita per rendere innocui i flebili attacchi bianconeri, con Cristiano Ronaldo, quasi rassegnato ad una giornata di anonimato.

Colpo al cuore per chi credeva che l’arrivo di Cr7, avrebbe dovuto rappresentare la svolta a livello di interpretazione di gara, con conseguente spettacolo assicurato; salvo poi cadere in una realtà tramutata in una difesa ancora più ossessiva.

L’ingresso di Chiellini per Bernardeschi, nel finale, dimostra l’insicurezza che aleggia a Torino in questi ultimi mesi; dove anche in una semplice partita italiana, tutto viene messo in discussione.

Step psicologico, quello odierno, che non può essere appiccicato ad un team, composto da campioni, che dovrebbero incutere timore al nemico, solo con uno sguardo.

Motivi per i quali Andrea Agnelli, non può più nascondere la propria sagoma dietro le quinte, in attesa che il suo costosissimo giocattolo sfaldi i propri pezzi.

Cambiare Massimiliano Allegri immediatamente, accogliendo Zidane, (anche se sarebbe una mossa in antitesi alllo stile Juve); potrebbe dare quella scossa psicologica che ad oggi, difficilmente la squadra sarà in grado di tirar fuori fra 20 giorni.

Congedare il tecnico livornese a Giugno, a prescindere dal finale di stagione, dovrà essere una prassi obbligata; per non perdere calciatori chiave, che ad oggi sembrano l’ombra di loro stessi.

Non ci resta che aspettare la mossa di Andrea: perchè un vero presidente non è solo carezze, ma anche pugni sul tavolo, quando tutto, non è rosa e fiori.

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