Il pastrocchio

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E’ possibile, in pochi mesi, trasformare ciò che sembrava un paradiso in un circuito infernale?

Risposta che potrebbe avere il peso del giudizio fra 20 giorni, dove tutto può rovesciare materialmente il tormentato presente.

Appunto, materialmente: perchè il rischio al quale la Juventus si sta esponendo in questa stagione non può passar inosservato per il futuro prossimo.

Ciò che doveva rappresentare l’annata della consacrazione, della svolta verso orizzonti fin qui inesplorati, potrebbe clamorosamente assumere i contorni del più grande fallimento dell’era Andrea Agnelli.

Un baratro mai così vicino, verso il quale la Vecchia Signora si è trascinata, giorno dopo giorno, collezionando prestazioni sempre più anonime.

Campanelli d’allarme suonati a raffica, bypassati da quella medicina che è il risultato; celante, spesso pericolose controindicazioni.

Record nazionali che hanno snobbato il  concetto di gioco nella squadra di Allegri, che mai come nell’odierna annata, è del tutto vuoto, privo di idee tangibili.

Una paura, sommata alla presunzione del calcolo di un risultato, che ha portato i bianconeri ad uscire malamente dalla Tim Cup, salvo poi replicare la medesima gara nell’andata contro l’Atletico Madrid.

Schiaffo questa volta, che salvo una granda remuntada, porrebbe Allegri con le spalle al muro; più di quanto il tecnico livornese stia scivolendo verso la parete di giorno in giorno.

Problema marginale, questo, che farebbe da contorno ad un rischioso effetto domino dalle proporzioni titaniche.

Cristiano Ronaldo, venuto a Torino, con le stigmate di Godot, potrebbe incredibilmente chiudere la Champions League agli ottavi di finale, con un solo gol all’attivo; roba mai accaduta nella sua pirotecnica carriera.

Un rospo, che per uno abituato ad essere illuminato nella scena madre, sarebbe difficile da digerire; una bomba atomica che questa Juventus non può permettere di far esplodere.

Se a ciò, si aggiunge l’insofferenza di alcuni uomini, sulla carta “chiave ” per questa squadra (Dybala in primis); ecco che il pericolo incendio non è da sottovalutare.

Una mega tanica di benzina che Andrea Agnelli avrebbe dovuto anche solo immaginare, anche quando le vittorie in Serie A continuavano a piovere come coriandoli dal cielo.

Valeva la pena insanguinarsi economicamente per l’acquisto del più grande al mondo, che nel giro di due anni avrebbe dovuto portare la Champions, continuando ad avere come manico un allenatore palesemente difensivista?

La risposta che ad oggi sembra scontata, è stata un dettaglio che quest’estate non ha avuto il peso specifico dovuto.

Nel calcio non basta il fuoriclasse per eccellenza a cambiare le sorti di un’intera stagione, se mancano schemi e la mentalità giusta per raggiungere l’obiettivo massimo.

Mancanza che si spera, possa essere ancora bypassata per qualche mese, sovvertendo uno svantaggio contro i Colchoneros, che questa Juventus potenzialmente ha la capacità di ribaltare.

Una speranza che, però,  non dovrà essere, ancora una volta, intesa come una presuntuosa maschera  indossata da un problema che dovrà essere tassativamente debellato.

L’arrivo immediato di Zidane, (nella malaugurata ipotesi di una rimonta fallita), sarebbe una soluzione chiave per eliminare ogni malumore e iniziare a progettare con assoluta calma: evitando, così, un rovinoso pastrocchio.

 

 

 

 

 

 

 

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