Niente calcoli

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Chi ha paura non può concretizzare; chi pensa che la Champions League si basi sui conteggi, può anche evitare di sognare.

Mercoledì, a Madrid, in fondo, non ci sarà solo la musichetta da brividi nel calderone di un ambiente di difficile mimetizzazione.

La Juventus, è conscia di giocarsi già una fetta importante di stagione, in una competizione che ha sempre rappresentato un tappo alla sua definitiva consacrazione.

Non saranno di certo solo i nomi di rilievo, fra cui la stella madre Cristiano Ronaldo, splendente nel cielo zebrato dalla scorsa estate, a trovare l’antidoto giusto.

In Champions League, la storia insegna, vince chi segna un gol in più dell’avversario, senza anteporre il concetto di difesa nell’interpretazione della gara.

Virtù bianconera quest’ultima che ha condotto i Campioni d’Italia a spadroneggiare ripetutamente nel territorio amico, salvo poi disperdersi nei metri finali della grande salita europea.

Lezione più volte indigesta quella ricevuta da Massimiliano Allegri, cicatrizzato a ripetizione da ferite avente la stessa bruciante matrice.

Ragion per cui, il 20 Febbraio, al Wanda Metropolitano sarà severamente proibito replicare una mentalità più volte inadatta per questi tipi di partite, ragionando su un risultato ancor prima di battagliare nel rettangolo verde.

La Juventus deve segnare almeno un gol in trasferta“, ha chiosato ieri Allegri in vista del duello in terra spagnola.

Un concetto, che può sembrare esatto, ma che continua a poggiare su un pensiero troppo razionale.

Già, perchè qualora la Vecchia Signora trafigesse la porta di Oblak, siamo sicuri che Chiellini e compagni subirebbero, nella malaugurata delle ipotesi, una sconfitta di misura?

Risposta per nulla scontata, data l’imprevedibilità del calcio e il frullato di emozioni che ne può determinare l’andazzo di una partita a questi livelli.

Motivi fondati, questi, che dovrebbero spingere i bianconeri ad osare di più nel giocarsi una contesa europea; soprattutto dato l’equipaggiamento di primo livello a disposizione nell’odierna annata.

La gara con il Frosinone, anche se la caratura dell’avversario è da prendere con le molle, ha dimostrato che se è la Juventus ad aggredire l’avversario e non viceversa, l’attacco può diventare il fulcro del match.

Rovesciare, insomma, la mentalità radicata nell’indole degli uomini di Allegri; preoccupati di non prendere gol, pensando che poi il minimo sindacale possa bastare a uscire indenni, da un doppio confronto ad eliminazione diretta.

Per questo, sarà di vitale importanza, andare a casa dei Colchoneros con l’idea di giocarsi una finale secca, colpendosi fino all’ultimo pugno.

La vittorie contro il Barcellona nel 2017 e le doppie imprese sfiorate contro Bayern e Real Madrid, nel tempo; hanno dimostrato che la Juventus può vincere la Coppa Madre solo ed esclusivamente se deciderà di azzannare l’avversario nella testa prima che nel fisico.

Un istinto animalesco, che per una stagione, (probabilmente l’ultima per il tecnico livornese), dovrà spogliare Allegri e la Juventus dalla solita teoria calcolatrice; per regalarsi un sogno, in grado di spazzar via ogni incubo.

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