Vicolo cieco

allegri

Le vittorie possono essere vigliacche: ti lasciano il gusto dell’onnipotenza, nascondendo un pericoloso veleno, corrosivo, mortale.

Serviva battere materialmente il capo contro l’ottima Atalanta, per convincere buona parte dell’Italia bianconera che non è tutto rosa e fiori.

Già, perchè la Juventus che doveva essere un bolide schiacciasassi di Cr7, lo è in termini di punti nel Campionato italiano, ma non nel concetto puro di calcio.

Gli uomini di Allegri, in questa stagione, più che mai non hanno un’idea di gioco, anche scolastica, che possa mettere in condizione i propri fuoriclasse avanzati di essere pericolosi.

Ritmo rallentato, tipico del calcio sudamericano; pallone che scotta fra i piedi dei centrocampisti; spesso buttato sulle fasce, come possibile valvola di sfogo alle difficoltà di pensiero.

Copione stucchevole, frustrante, a tratti deprimente per chi nonostante alcune imperfezioni di reparto, possiede una corazzata dalla qualità superiori alla media.

Problemi pregressi negli anni, ma che paradossalmente con il tempo, nonostante i risultati, tendono a peggiorare, quasi incancrenendosi.

“Allegri è un ottimo gestore, ma non un buon tattico“: furono le parole di Arrigo Sacchi, quasi come una sentenza di chi aveva inquadrato per prima il nocciolo della questione.

Gli anni di Pirlo, Vidal e Pogba a parte, dove i fuoriclasse tessevano mentalmente oltre che tecnicamente lo sviluppo di manovra ( quasi da allenatore in campo); le squadre del tecnico livornese non hanno un diktat che le facciano visibilmente riconoscere.

Discorso diametralmente opposto a figure come Gasperini, Conte o Pep Guardiola, giusto per citarne alcuni; tecnici che nel proprio piccolo o meno, riescono a trasportare i propri concetti in ogni piazza rendendoli facilmente connotabili.

Matrimonio, quello con il tecnico livornese, che Andrea Agnelli ha voluto forzatamente portare avanti, nonostante il tracollo di Cardiff; dove qualcosa, anche a livello mentale, si era oramai consumato.

La Juventus, oggi, ha rafforzato materialmente la propria squadra (anche se rimangono alcune falle); ma non ha eliminato i propri problemi, coltivandone altri.

Dal caso Dybala, inspiegabilmente disintegrato in un ruolo agli antipodi del proprio credo calcistico fino ad un Ronaldo, “normalizzato”, quasi come un pesce fuor d’acqua; è ciò che balza di più agli occhi del tifoso bianconero.

Quadro che non si annerisce dopo una sconfitta, ma che continua ad ombrarsi partita dopo partita, con il mese di Febbraio che oramai inizia a bussare come un tarlo ridondante.

Appuntamenti, che dall’Atletico Madrid in poi (si spera), dovrebbero essere della verità più pura; anche se sarà impensabile un cambio drastico di rotta, su una mentalità ludica radicata negli anni.

Ed allora, il male minore per Allegri e forse l’unica speranza del colpo grosso, potrebbe essere quella di rimettere gli uomini al proprio posto, lasciandoli liberi di esprimere il proprio gioco.

Libertà, motivazione innata per la Champions e fortuna; per far sì che la stagione di Allegri abbia un incredibile colpo di coda, per non rappresentare l’ultima in bianconero e l’ennesimo anno di transizione europea per la Signora.

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