Le chiavi in mano

bernaLe spalle allargate da una frenante attesa, la classe innata pronta a squarciare il buio di muscoli e polmoni.

Aspettando Godot“, o meglio, attendendo che Bernardeschi prenda definitivamente in mano il centrocampo juventino, sembra essere la speranza, ad oggi, più concreta.

Evidente come la gara cambi di inerzia ogni qualvolta il numero 33 metta piede in campo; come finalmente Ronaldo e compagni riescano ad essere innescati con la giusta misura ed efficacia.

Una boccata d’ossigeno , oramai troppo evedente da essere ignorata; dopo 70 minuti di vuoto cosmico, ieri sera, senza riuscire a calciare una volta nella porta laziale.

Spettacolo orribile se ti chiami Juventus: materializzazione logica dell’evidente difficoltà di una linea mediana incapace di tenere per più di 5 secondi il pallone fra i piedi.

Pjanic a parte ( per altro più discontinuo del solito in questa stagione), qualitativamente parlando, il reparto di centrocampo sembra essere il vero tallone d’Achille di una squadra estremamente forte nelle altre zone del campo.

Un handicap che Paratici, forse, non ha tarato con il giusto peso, nonostante le avvisaglie delle stagioni passate avevano fortemente spinto ad una ricostruzione post-Pirliana.

Troppo poco l’arrivo di Emre Can, per altro non provvisto di tecnica sopraffina, per chiudere un puzzle, smontato per altro, in estate, da un pezzo chiamato Claudio Marchisio.

Ecco, perchè, dinanzi alla piattezza del settore nevralgico del campo, Federico Bernardeschi potrebbe rappresentare la preziosa chiave di volta del problema.

L’eccellente visione di gioco affibiata ad una classe cristallina e ad un fisico importante, potrebbe portare il ragazzo di Carrara a divenire il vero cervello di un centrocampo completamente vuoto di inventiva.

Ruolo di mezz’ala, che peraltro, era già nelle idee di Allegri ad inizio campionato e che più volte Roberto Mancini aveva predetto come futuro della nazionale italiana.

Con un terribile ottavo di finale di Champions alla porte e con un mercato che oramai pare indirizzarsi verso una conclusione priva di botti; ecco che la sperimentazione, in tal senso, potrebbe essere vitale.

Soluzione, quella del Berna, che sembra oramai l’ultima spiaggia per accendere le bocche da fuoco offensive e liberare magari Dybala da catene troppo strette per le proprie fatate caviglie.

 

 

 

 

 

 

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