Giù la maschera

immagini.quotidiano.netMeglio alzare subito il sipario che immaginare spettacoli materialmente astratti.

La meta va raggiunta sporcandosi le mani, in sentieri angusti, spesso precocemente inaspettati.

La Juventus di Cr7, d’altronde, sa benissimo che la stagione della svolta europea dovrà passare dai fatti e non dalle parole.

Già, perchè la carta serve a sognare e a caricare adrenalinicamente l’ambiente; ma alla fine può riservare la trappola per eccellenza.

Ragion per cui, l’Ateltico Madrid, la peggiore delle avversarie calamitabili negli ottavi e una delle potenziali outsider per la semifinale, in fondo, casca a fagiuolo.

Non che lo scintillante inizio di campionato bianconero in termini di risultati debba essere ridimensionato; ma è chiaro che per infrangere il tabù Champions, bisogna andare oltre le performance fin qui profuse.

Lo sa Massimiliano Allegri, l’uomo paperone di trofei nazionale ma ancora a secco in ambito continentale; conscio di giocarsi l’ultima preziosa carta europea sulla panchina gobba.

Una prova del nove che non può coincidere solo con l’avvento di Cristiano Ronaldo sotto l’ombra della Mole.

Chi ha ambizione non ha timore“: ha sentenziato il tecnico livornese  su twitter dopo il difficile sorteggio.

Un messaggio che letto così sembrerebbe rassicurare il tifoso bianconero, se non fosse per due finali perse ed alcune eliminazioni recenti generate proprio dalla mancanza di coraggio.

Errori in alcuni frangenti di doppio confronto ad eliminazione diretta che da Monaco fino al fresco duello con il Real Madrid, non possono che essere ignorati nella stagione della verità.

In Champions League vince chi segna un gol in più dell’avversario, non chi ha paura di prenderlo.

Un concetto, questo, in antitesi con la ricetta trionfante del campionato nostrano: ad oggi, curriculum vincente del tecnico bianconero.

E allora avanti con il coraggio, baricentro alto e voglia di segnare più dell’indispensabile; senza cadere nel morbo della difesa strenua, suggellata dall’inutile tampone Barzagli in zona rossa.

Perchè al di là di paure, immaginazioni e proiezione futuristiche, l’Atletico Madrid serve proprio per questo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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