Ai piedi di Mario

Mario-Mandzukic-Juventus-Inter

Ora finalmente si sarà spogliato di quel restrittivo nomignolo di tuttofare, lasciando spazio alla sua essenza naturale: l’ariete del gol.

Mario Mandzukic, l’uomo dalle mille qualità, in fondo, è nato per questo; sfondando, puntualmente, la rete nelle serate da bollino rosso.

La sua migliore partenza stagionale in bianconero, a 32 anni, è l’emblema di come il croato sia diventanto uno vino pregiato, del quale la Vecchia Signora non può farne a meno.

Il pesantissimo ottavo gol stagionale, siglato contro gli acerrimi rivali dell’Inter, è l’ennesima chiosa di quanto sia importante la presenza del numero 17  nel nuovo scacchiere allegriano.

Non è un mistero, che il carisma di Mario, abbia sempre avuto un ascendente sul tecnico livornese, anche quando la sua presenza in campo sembrava forzata: ma ad oggi, Mandzukic non è solo uno delle tante cartucce da sparare, ma una delle apriscatole per eccellenza.

Il ritorno nel cuore dell’area di rigore in coppia con la classe infinita di Cr7, ha contribuito a creare una macchina offensiva pressochè mortale per le difese avversarie.

Sicurezza per il resto della squadra, capace di moltiplicare le proprie performance, consci del peso specifico del proprio reparto avanzato.

Un sacrifico comune e mentale che tocca tutti gli effettivi, anche chi come Dybala, è costretto a sacrificarne 1/3 abbondante della propria classe.

Scotto da pagare per chi deve adeguarsi agli intoccabili compagni di reparto; boccone difficile da digerire pur di comparire negli 11 titolari di questa Juventus.

La Joya, spesso innocuo da trequartista, ad oggi, non può che essere un gregario di lusso della coppia d’oro sbocciata qualche metro più in là.

Legge inequivocabile dinanzi ai numeri; logica conseguenza di incastri tecnico-tattici offensivi non semplici da inquadrare.

Teorema che però, al di là di ogni formula, non può, che prescindere dalla presenza di Mandzukic: vitale per le performance di Ronaldo, letale come pivot in zona gol.

Maturazione o meglio “santificazione”, di un calciatore che oltre alle già apprezzate qualità morali, oggi ha ritrovato con costanze le qualità balistiche che qualcuno forse aveva annebbiato.

Perchè Mandzukic è sempre stato un ariete implacabile, come aveva già dimostrato in altri lidi precedenti Torino.

E allora per una volta, giù la stretta maschera di semplice sacrificato guerriero, perchè mai come in questo momento, tutti sono ai piedi di Mario.

 

 

 

 

 

 

 

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