La dolce imperfezione

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I particolari fanno la differenza, soprattutto quando le piccole ombre in una vittoria possono tramutarsi in abbagliante luce futura.

La Juventus cannibale di risultato, in questa prima parte di stagione, non è ancora al massimo dei propri giri di motore.

Quella poca propensione a schiacciare nel punteggio l’avversario di turno, sigillando una gara che per 90 minuti sembra non aver storia, non è l’unico neo da cancellare.

O meglio: è probabile che questa prassi affondi le radici in un difetto che parte dal cuore del campo.

Già la linea mediana, ad oggi, sembra non essere allo stesso livello degli altri due scintillanti reparti.

Se la difesa, eccetto i 5 minuti folli contro il Manchester Utd, sembra essere inossidabile nelle serate di Gala e l’attacco il solito arsenale atomico; è di Pjanic e compagni che si pretende di più.

La crescita esponenziale di Bentancur, ad oggi, sembra essere una stella solitaria in un cielo abbastanza grigio.

L’uruguaiano, oramai, è un calciatore completo, capace di miscelare qualità, quantità e dinamismo per 90 minuti.

Eccezione, che però, non può bastare a stimolare le bocche da fuoco piazzate qualche metro in avanti.

Quella costante manovra lenta ed elaborata, intrisa di futili e lenti passaggi in orizzontale, spesso limita le abilita relizzative di Cr7 e company.

Il binomio vincente Ronaldo-Mandzukic, nonostante l’ottimo score stagionale, paradossalmente può bucare con maggiore frequenza le porte nemiche.

Realizzazione, che non sempre può arrivare da un’illuminazione del fuoriclasse portoghese o da un millimetrico lancio di Bonucci; ma deve svilupparsi anche e soprattutto da trame di gioco a metà campo.

In tal caso, Miralem Pjanic, il più forgiato di classe e visione di gioco, deve osare di più.

L’incapacità di rovesciare immediatamente l’azione da difensiva in offensiva, una volta recuperata palla, sembra essere il vero limite di una squadra troppo fossilizzata sulla manovra esasperatamente ragionata.

Una scelta o limite di un centrocampo che rischia di disperdere un buon 40% di potenza calcistica di Cr7, da sempre devastante nel primo tempo di manovra, sfruttando il campo aperto.

Difficile che nel mercato invernale Paratici regali il colpo Paul Pogba (il prototipo di giocatore perfetto che manca a questa Juventus); più facile ricomporre il puzzle recuperando illustri infortunati.

La forza di Emre Can e l’esperienza di Khedira, potranno assottigliare quel gap, esistente, fra il centrocampo e il resto della corazzata bianconera.

Ad Allegri il compito di trovare la giusta formula: per far sì che da Marzo, contro le corazzate d’Europa, questo limite resti una superabile dolce imperfezione.

 

 

 

 

 

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