Il passo del viandante

Sarà che l’occhio vuole la sua parte, ma è l’anima, quella nascosta, che alla fine fa la differenza.
Un dogma che Rodrigo Bentancur aveva pregustato nella sua mente prima di materializzarlo sul campo quando il destino gli ha teso la propria mano.

Il giovane uruguaiano classe 97′ ha sovvertito quella fastidiosa onda di scetticismo verso una stella promessa dall’accensione lenta.

Già, perché l’ex Boca incensato da uno degli idoli indimenticati della Bombonera, Juan Riquelme, non è entrato nella porta principale del mondo Juve, come molti tifosi speravano.

Frutto di un carattere umile e silenzioso specchiato sul terreno di gioco da una semplicità ludica che aveva spesso irrigidito il cuore della plebe bianconera.

Prototipo di impostazione tecnico-caratteriale in perfetta antitesi a quella di Paul Pogba; uno che ci aveva messo una manciata di partite per incendiare la fantasia gobba.

Questione di peculiarità footballistiche, ma non di personalità e carattere.

Rodrigo di maturità ne ha da vendere; a dispetto dei suoi 21 anni, mostrati più dal viso sbarbato che dalla sicurezza consumata dei suoi piedi a contatto con un pallone.

Calma olimpica accompagnata da una voglia di imparare che l’ha condotto ad un lento peregrinaggio verso la scena principale.

Scalata programmata dentro di sé; forte di una consapevolezza che l’occasione giusta sarebbe, prima o poi, arrivata.

Il mondiale da titolare nell’Uruguay era solo l’antipasto di ciò che il talento sudamericano preparava.

Prendersi la Juve in mezzo al campo, appropriandosi del reparto senza più mollarlo.

Gli infortuni di Emre Can e Khedira, in tal caso, sono cascati a pennello per la fioritura definitiva di Bentancur.

Le ultime 7 gare disputate nel cuore della corazzata bianconera di cui 6 da titolare non lasciano più dubbi.

Quel numero 30 zebrato entrato per necessità non può più uscire dal centrocampo bianconero.

Lo testimonia la sua duttilità crescente, condita da quella fiducia staccata a morsi, oggi puzzle di un’autostima imponente.

Disegno che Benta ha sempre tenuto nascosto nel suo animo, anche quando qualcuno lo aveva, prematuramente bollato come “contentino” dell’affare Tevez.

Oggi l’uruguaiano non è solo una speranza futura, lui è radioso presente.

Perché spesso anche la pazienza e l’umiltà del viandante, dopo mille tappe interiori, può raggiungere la meta desiderata.

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