A scuola da Chiello

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La sua sagoma incute timore all’avversario, la sua presenza al proprio fianco è un morbido cuscino sul quale dormire sonni tranquilli.

Giorgio Chiellini non è solo il nuovo capitano della Juventus: lui è molto di più.

La perfetta evoluzione di un sofferente percorso di risalita culminante verso una scalata vertiginosa ancora in via di definizione.

Quel giovane ragazzone toscano giunto sotto l’ombra della Mole nell’estate del 2005, oggi è un dottore nella vita e nello sport.

L’umiltà di imparare dai grandi con l’educazione da scolaretto; la scintilla pronta ad essere alimentata di anno in anno, dopo quell’intuizione di Didier Deschamps.

Già perchè l’estate del 2006, della catastrofe bianconera e del trionfo italiano ai mondiali, era paradossalmente anche la sotterranea coltivazione del seme della rinascita.

Al fianco dei colossi scesi in B per amore della maglia, infatti, vi era anche colui che 12 anni più tardi avrebbe incollato definitivamente i cocci di quel vaso distrutto.

Oggi Giorgione è il King Kong della difesa pluricampione d’Italia, il vecchio con il bastone pronto ad indicare la retta via.

Storia da libro cuore dello sport per uno sbocciato all’ombra del successo della gloriosa coppia Cannavaro-Nesta, destinato ad essere considerato come semplice membro di una generazione italiana vuota di talenti.

E no, invece, perchè Chiellini è un top player mondiale nel suo ruolo, costruito con sangue e sudore; capace di fare la differenza in ogni squadra di ogni epoca.

D’altronde, però, nel calcio moderno la forza di un’atleta si misura dai trofei conquistati, più che dalle prestazioni stagionali.

Ragion per cui le 14 competizioni italiane, non bastano alla critica per erigerlo nell’Olimpo dei grandi, colpa di quelle tre finali europee fra club e nazionali, svanite per un battito di ciglia.

A 34 anni, però, nel pieno di una carriera sempre in continua ascesa, Chiello è pronto a chiudere un cerchio, offertogli dal fato.

Alzare quella maledetta Champions, pietra miliare di una carriera passata in sordina, ma che racchiude valori comunque indimenticabili.

Sì, perchè il buon Giorgio, resterà sempre l’ultimo a mollare, quello invidiato all’estero, modello di un calcio che ad oggi non c’è più.

Perchè come dice Josè Mourinho, Giorgio Chiellini è il prof. perfetto per insegnare la fase difensiva.

Comunque vada, sarà così.

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