Belli di notte

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La testa è fissa sulla meta, il martellìo dei giorni non attende altro che fermarsi sulla prossima notte di Coppa.

La Juventus che sbanca l’Old Trafford, chiudendo la pratica qualificazione dopo sole 3 giornate, è la rappresentazione dell’ossessiva ricerca della perfezione.

Azzeramento del margine di errore che gli uomini di Allegri inseguono di partita in partita per sovvertire quell’infame ventennale destino.

Lo si comprende negli occhi della tigre di capitan Chiellini, dal sacrificio di Cr7, fino alla responsabile fioritura di Paulo Dybala.

Una squadra che detta legge sull’avversario quando accelera, pronta a chiudere ogni pertugio con la muraglia difensiva, senza, finalmente, mai rinunciare ad offendere fino all’ultimo istante di gioco.

Un processo di crescita, ma soprattutto di maturazione che sembra procedere spedito nell’odierna Champions League; quella, per molti addetti ai lavori, della verità.

Competizione, alla quale, dopo 7 scudetti consecutivi e molte delusioni continentali sul groppone, la Juventus sembra dare priorità: nel fisico e nella mente.

Basta soffermarsi sulla prestazione di Leonardo Bonucci, uno degli anelli deboli difensivi di questa prima Juventus di Campionato; autentico baluardo nelle notti dove la concentrazione deve essere tassativamente al top.

La tenuta psicologica di questo primo scorcio europeo sembra aver ricaricato gente come Alex Sandro e Paulo Dybala, quest’ultimo libero di esprimersi nel suo ruolo naturale.

Le quattro marcature della Joya nella prima tornata del girone, dimostrano come l’argentino possa essere decisivo anche nell’èlite del calcio, senza sacrificarne il proprio talento qualche metro più indietro per l’intoccabile Mandzukic.

Decisione questa che Allegri dovrà essere bravo ad assumersi qualche mese più in là, quando le gare saranno infuocate e ogni minimo errore potrebbe pesare come un macigno.

Ad oggi il tecnico livornese può godersi un dream team capace di annichilire un girone con il minimo sforzo, espatriando la propria aura in giro per l’Europa calcistica.

Percorso, però, che non dovrà farsi imbrigliare da inutili complimenti o pressioni; soprattutto quando la maturazione non è ancora del tutto completata.

Lucidità, concentrazione perenne ma soprattutto tanto cinismo; affinché, questa volta, quella maledetta meta non sia più uno spiacevole incubo ventennale.

 

 

 

 

 

 

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