Mangiafuoco

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Ciò che può uccidere fortifica fino a distruggere il nemico.

Lo ha capito velocemente Cristiano Ronaldo, capace già dopo una manciata di gare di impersonificare perfettamente lo spirito bianconero.

Già, perché i tempi delle protezioni dorate e dei tappeti rossi stesi nel fortino di Madrid, sembrano essere lontani anni luce al cospetto di un bunker sottoposto costantemente alla macchina del fango.

Marchingegno che oramai è radicato nel Belpaese pallonaro e che sembra essere lievitato ulteriormente dinanzi alla maestosa potenza della Vecchia Signora; capace di annoverare nelle proprie fila il numero 1 al mondo.

Uno smacco troppo duro da digerire per la sofferente metà dello stivale calcistico; una lama nello stomaco per chi nella penisola iberica credeva di essere invincibile.

Realtà dura da realizzare e facile da mistificare, magari utilizzando il codardo trucchetto della benzina per provare a distruggere l’indesiderata quotidianità.

Peccato, però, che in quel di Madama conoscano bene questa vile strategia, linfa vitale di 100 e passa anni di invidiata storia gobba.

Un errore fatale, reso ancor più marchiano quando si va a colpire l’orgoglio di Cristiano Ronaldo; il fiore all’occhiello della nuova Juventus.

Capita così, che fra pagliacciate della Uefa su premiazioni farlocche, espulsione al limite del grottesco e accuse di stupro arrivate in streaming; la Signora divora i nemici, spinta dal proprio condottiero.

Una ferocia quella di Cr7 che si materializza nelle ultime due straordinarie partite di Campionato, con tanto di gol da stropicciarsi gli occhi.

Manifestazione di netta superiorità tecnica e mentale, su un mondo che è pronto a deporlo dall’altra parte della barricata, dopo un semplice cambio di maglia.

Motivo per il quale il Ronaldo juventino sorride, conscio che l’ex tifoseria lo invoca dopo figuracce madrilene sempre più diffuse; consapevole di dover ancora dare il suo massimo.

Percorso stagionale che sarà costellato, probabilmente, da altre trappole, che non faranno altro, che alimentare il suo fuoco sacro; prima di sputarlo sul campo in faccia al frustrato nemico.

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