Testa da gigante

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Essere nella costellazione Juve non è da tutti: brillare in mezzo ai giganti è da pochi.

Federico Bernardeschi si è preso la Vecchia Signora sulle spalle con la personalità del predestinato e l’intelligenza di un campione consumato.

Quel ragazzo talentuoso arrivato dalla tumultuosa Firenze, in verità, era una speranza nascosta dei tifosi bianconeri, scetticamente realizzabile dalla moltitudine in concreta realtà.

Già perché i talenti persi nel limbo dell’incompiutezza alla corte di Madama sono stati molti; tassa da pagare quando la qualità da sola non basta nell’èlite del calcio italiano.

La paura che Federico potesse essere sciolto dall’ingombrante presenza di Dybala e compagni era tangibile, soprattutto dopo un anno in chiaroscuro.

Qui, però, vige quella linea di demarcazione fra un buon giocatore e uno destinato ad essere un campione.

Il ragazzo di Carrara, pur con tutte le attenuanti del caso (infortuni in primis), ha utilizzato la scorsa stagione come prezioso rodaggio, soprattutto a livello mentale.

Caratteristica quella della maturità psichica precoce che ha consentito al Berna di essere sempre convinto dei propri mezzi, in attesa che il destino incastrasse il giusto puzzle.

Cristiano Ronaldo, in tal caso, è stata probabilmente quella fatalità capace di far ingranare la marcia decisiva al motore del numero 33 bianconero.

Il feeling fra i due, d’altronde, si è subito notato dalle prime partitelle in allenamento; da quel taglio di 40 metri a Villar Perosa per il primo gol di Cr7 contro la Juve B.

Un rapporto che si è rafforzato anche dal punto di vista umano con abbracci dopo i gol e consolazione nei momenti bui dell’alieno portoghese.

Particolari nel mondo del calcio che possono spostare una stagione, una carriera, se di base la testa è quella giusta.

Predisposizione caratteriale da ragazzo della porta accanto e sicurezza da veterano quando il pallone rotola in un campo da calcio, che aveva sempre spinto Buffon a vedere in lui il futuro del calcio italiano.

Un matrimonio quello con la Juventus e con la nazionale che è arrivato puntualmente come da copione, quando a Torino qualcuno oltre a Gigi, ci aveva visto lungo, nonostante la nube di iniziale diffidenza.

Bernardeschi, silenziosamente, pazientemente ed umilmente ha conquistato il suo posto da protagonista, rispettando ma non temendo il compagno di reparto.

Motivo per il quale ad oggi, Federico è la luce del gioco Allegriano, capace di accendere vicoli bui in qualsiasi zona del campo.

Duttilità, che sommate ad una tecnica sopraffina e una testa da campione, lo hanno portato ad ergersi a gigante, capace di schiacciare la voluminosa figura di Paulo Dybala.

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