Universo parallelo

ronni

Si dice che gli opposti si attraggono, ma non nel calcio.

Nel football le filosofie contrapposte, spesso, finiscono per alterare una realtà all’apparenza logica e naturale.

L’impatto di Cristiano Ronaldo nel mondo Juventus, in tal senso, ne è una lampante testimonianza, di quanto anche i fuoriclasse per luccicare hanno bisogno di un’idea condivisa di gioco.

L’ambientamento, i nuovi compagni e la ruvidità delle difese italiane, sembrano più delle furbesche scuse messe in piedi da Max Allegri per spiegare la forzata astinenza da gol del numero 1 al mondo.

Una scarsa incidenza nel contesto ludico dei Campioni d’Italia che si è andata paradossalmente affievolendosi nelle prime tre gare, fino alla scurissima prestazione di Parma.

Gara in cui Cr7 è sembrato un pesce fuor d’acqua nel confusionario acquario messo in piedi dal tecnico livornese; finendo per sbagliare persino ciò che a lui sembra essere pura normalità.

“Momento no”, quello etichettato dall’allenatore toscano, diretta conseguenza di una manovra oramai radicata nel DNA della Juventus allegriana, capace di sperperare anche i grossi bonus.

Uno sviluppo di azione e di gestione del match completamente in antitesi con ciò da cui Cristiano Ronaldo, fino ad oggi, ha costruito le proprie fortune.

Attaccare con verticalizzazioni improvvise e veloci, cercando di dilagare dopo il vantaggio iniziale, per il gusto del gol oltre che della vittoria.

Pensiero questo che ha accompagnato il fuoriclasse di Funchal negli anni a Manchester prima e a Madrid poi; che oggi pare un’utopia nel contesto Juventus.

Cristiano sembra vivere in un universo parallelo, dove il pallone può anche non arrivarti per un intero primo tempo; dove il più forte goleador al mondo parta da 30-40 metri sulla linea laterale.

Una condizione che ad oggi viene sorpassata dalla logica vittoria di una squadra sulla carta nettamente più forte delle avversarie nazionali; ma che a lungo andare potrebbe arrecare disagi pericolosi.

Cristiano, a sua detta, non è venuto alla Torino per svernare; ma neanche a ridimensionare un’immagine mastodontica nutrita annualmente da gol e magie.

La Juventus, dal canto suo, non può permettersi di vedere il proprio grosso bonus lì sul tavolo, senza che sia sfruttato così come era stato progettato.

Il tempo, ma soprattutto l’arrivo della Champions League servirà a capire meglio se la distanza fra l’universo di Cr7 e di Max verrà assottigliata.

Perché non è tollerabile che il più forte attaccante al mondo venga servito da cross buttati a caso dalla trequarti; uscendo magari malconcio in battaglie fisiche che non gli competono.

Ad Allegri, quindi, spetterà il compito di sciogliere le sue radicate ed orgogliose convinzioni tecnico-tattiche.

Perché nel calcio i fuoriclasse sono sì gli attori principali, ma senza un’idea di gioco, anche gli alieni rischiano di finire in universi paralleli.

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