E alla fine arriva Mario

mario

Puntuale come un orologio svizzero, vitale come una boccata di ossigeno.

La Vecchia Signora chiama e Mario Mandzukic risponde; ancora una volta, senza batter ciglio.

Già, perchè il colosso croato non può star lì con le mani in mano, non è mai stata una sua indole questa, al di là dei momenti e di zone di campo specifiche da ricorprire.

Un guerriero lo si evince da questi particolari, dal sacrificio per il gruppo, anteposto a ciò che dovrebbe essere la maggiore soddisfazione personale per un attaccante: il gol.

Non è ciò che preme nella testa di Mr no good, uno di quei valorosi soldati che ogni allenatore porterebbe con sé in battaglia.

Lo sa bene Max Allegri, sensibilmente “innamorato” delle virtù calcistiche e umane di Mario, tanto da non poterne fare a meno nel proprio scacchiere di gioco.

Perchè non importa che venga adattato in vari ruoli, che nell’ultima stagione ha spesso ingolfato la manovra sul versante di sinistra; ma uno così la Juventus nella propria rosa non ce l’ha.

Lo dimostrano le performance con tanto di gol pesanti nelle partite di Champions (finale inclusa); la cattiveria che intimorisce l’avversario di turno che gli si trovi di fronte.

Mandzukic è quell’animale da campo che trasmette sicurezza ai propri compagni, che sgrana gli occhi delle difese nemiche.

Una sorta di condizione più psicologica che tecnica alla quale la Signora negli ultimi anni ha dipeso.

Lo sarà, con ogni probabilità, anche nell’odierna stagione della svolta; dove la classe di Cr7 e la fantasia dei sudamericani, potrebbe paradossalmente non bastare senza il numero 17.

Verona, nella prima giornata di Campionato, ha dimostrato che qualcosa per un’ora mancava, che le figurine non fanno l’album dei risultati.

Marione con il suo ingresso ha svoltato la contesa, ha liberato Ronaldo dalle briglie avversarie; ha messo la sua solita pressione al nemico clivense.

Il risultato finale è stato il solito per i Campioni d’Italia, frutto di una mentalità famelica che continua a non cessare.

Un quadretto che si riflette perfettamente negli occhi di Mandzukic, uno che non vuole mai perdere, a cui le gambe nelle notti che contano non tremano affatto.

La sua espressione psichica è in perfetta antitesi con il giovane Paulo Dybala, dove la tecnica non basta del tutto a prevalicare la lampeggiante personalità.

Motivo per il quale la Joya dovrà ottimizzare ogni sua prestazione, prima che il vecchio leone possa prendere posto al centro dell’attacco.

Per ora, intanto, Supermario ritornerà sulla corsia di sinistra, dove contro la Lazio Sabato, proverà a rimettere le solite cose al loro posto.

Perchè non bastano voli pindarici e sogni di mezz’estate senza la sicurezza; non è sufficiente una giocata ad effetto per sognare continenti sconosciuti, senza il coraggio.

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