Bonucci 2.0: una preziosa chiave di svolta

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L’emozione a primo acchito prevalica la ragione; il risultato è la medicina migliore per scrostare i fastidiosi residui di rancore.

Leonardo Bonucci è nuovamente un calciatore della Juventus (nella sua casa per sua stessa ammissione); è per l’ennesima volta un’arma da sfruttare, oggi più di ieri.

Comprensibile l’enigmatico quesito sul motivo della cessione del rampollo Caldara per il confuso Leonardo; altrettanto razionale è scavare sulla molla che ha condotto il figliol prodigo verso un clamoroso ritorno alla base.

Un’operazione calcolata, forse, sotterraneamente studiata da tempo, prima di manifestarsi come un fulmine a ciel sereno.

La Juventus ha bisogno di Bonucci, di un leader difensivo forgiato dalle esperienze di ogni tipo; capace di tirar fuori soluzioni tattiche originali per un difensore centrale.

Non è una scoperta che la Juventus Allegriana non abbia avuto un gioco corale riconoscibile nella scorsa annata; che fatichi tutt’oggi ad imbastire un’azione di gioco fluida e spesso verticale.

L’intermittenza di Miralem Pjanic e un centrocampo che oltre al più muscolare Emre Can è frivolo di inventiva; non può arenarsi un’altra stagione sulle accelerazioni singolari di Dybala e Dogulas Costa.

Anche nelle amichevoli estive (seppur poco indicative in termini di risultati), si è notata la difficoltà della Vecchia Signora nel cominciare la manovra da dietro; alternando monotonia a lentezza di passaggi.

Pjanic, in tal senso, non sembra bastare a prendere il gomitolo di gioco nei suoi piedi, mostrandosi a volte addirittura in difficoltà a retrocedere sulla linea dei difensori.

In un mercato stellare sfociante nel colpaccio Cristiano Ronaldo e nei pregiati innesti di Cancelo, Perin ed Emre Can, non si poteva rischiare un cortocircuito.

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E allora ecco che se ad oggi è impossibile pensare ad un colpo stile Modric in mezzo al campo, si vira sull’usato sicuro: Leonardo Bonucci.

Un regista arretrato, capace di far respirare la propria squadra nei momenti di annebbiamento ludico; di squarciare le difese avversarie con lanci di 40 metri millimetrici.

Già, perché se il numero 19 bianconero è più che un buon marcatore, è soprattutto nella fase costruttiva che si distingue dal resto dei difensori europei.

Una variabile su cui la Juventus ha già goduto e che al giorno d’oggi toglierebbe le castagne dal fuoco in più di qualche circostanza.

Un ragionamento questo che, forse, Marotta e Paratici avranno pesato e omologato meticolosamente; anche a costo di rimetterci la faccia oggi per avere ragione domani.

Sacrificare un giovane dal sicuro avvenire per un ottimo difensore funzionale più che mai all’odierna situazione bianconera.

Vincere la Champions nel giro dei prossimi 3/4 anni non può essere concretamente sognabile solo con l’acquisto di CR7; serve un mosaico giusto.

Un incastro che al netto della fortuna, della mentalità e del coraggio; non può non prescindere dal gioco.

Una tela che nonostante il materiale pregiato non può inventare nulla dall’oggi al domani, dopo 4 anni tarati verso una specifica interpretazione di gara.

Ragion per cui, possono bastare gli agganci giusti per aggirare il “limite di gioco”; per azionare al meglio gli uomini chiave nelle partite che contano.

Particolari che oggi passeranno, forse, inosservati dinanzi al cuore bucato da Leo Bonucci; uno, di quelli, però, pronti ad infilarsi nuovamente nell’anima del tifoso, sensibile al cospetto di vittorie tanto bramate.

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