Dall’altra parte del Cancelo

cancelo

Al prossimo segnale scatenare l’inferno.

La dura e ripida salita verso la montagna è terminata; ora è tempo di scollinare a tutta birra, senza sbandare.

Joao Cancelo, in fondo, è l’emblema della nuova stella difensiva bianconera, pronta a tramutare in gloria, il lavoro da gregario dei propri umili predecessori.

Già perchè gli Grygera, Mellberg, Motta, Caceres, Lichtsteiner, De Sciglio ( eccetto la breve parentesi Dani Alves), che si sono avvicendati nell’era Agnelli, in tal caso hanno solo preparato il fertile terreno al terzino lusitano.

Pazienza se il malefico pensiero del nemico parlerà di prezzo esorbitato, di lacune difensive “aumentate” magicamente dopo una manciata di mesi.

La verità, a volte indigesta da digerire, è che Cancelo era il calciatore mancante da anni nello scacchiere juventino; una rottura tanto conclamata quanto materializzatasi con visibile ritardo.

Chiaro è che il giovane esterno portoghese dovrà dimostrare sul campo, con una casacca pesantissima in spalla, le sue rarissime qualità; ma la strada pare tracciata.

Quella sporca e maledetta meta targata Champions League, dipende sì da coraggio, fortuna e dai piccoli dettagli; ma anche da calciatori decisivi in particolari ruoli.

In tal caso, in un calcio moderno dove il livellamento si è assottigliato a vista d’occhio, dove il tatticismo abbinato all’atletismo la fa da padrone; ecco che ogni piccola mossa nello scacchiere può essere quella che fa la differenza.

Il Real Madrid cannibale degli ultimi anni è la perfetta sintesi del prototipo di una grande squadra europea.

Al netto della qualità impressionante degli avanti, impersonificata nella figura di Cristiano Ronaldo; sono centrocampo e difesa i propri punti di forza.

Un pacchetto arretrato che oltre alla solidità di Sergio Ramos, punta sulla maestosa esuberanza di Marcelo, uno che la fase difensiva la cura relativamente.

Esattamente quello che molti addetti ai lavori e non, snobbano dinanzi alla luce abbagliante di Ronaldo e Isco.

Un particolare che invece emerge a vista d’occhio nelle squadre “normali”, che quella Coppa alla fine non riescono a sollevarla.

La Juventus, in tal caso, è sempre parsa robotica e prevedibile sugli esterni difensivi; quasi accontentandosi del compitino svolto da Lichtsteiner e company.

Una scontata abitudine che trova ulteriori prove su un mercato annualmente al risparmio su quella porzione di terreno.

Il primo anno al top di Alex Sandro e l’occasione durata un alito di vento chiamata Dani Alves, hanno rappresentato solo una flebile illusione svampata nell’odierna annata.

Il ritorno nell’ultima stagione all’usato sicuro targato Lichtsteiner-Asamoah è sembrato l’ultimo di una serie di rattoppi ad un ruolo poco visibile, ma potenzialmente cruciale.

Una lampadina che questa volta ha accesso definitivamente la luce nella mente di Marotta e Paratici, che con il beneplacit della proprietà, hanno fatto sì che quei ferrei 40 milioni chiesti dal Valencia dovessero essere sborsati, senza ma e senza sè.

Un investimento che andava fatto perchè dopo anni a scalare la montagna era giusto avvicinarsi a quella cima per provare a capire cosa realmente ci sia dall’altra parte del Cancelo.

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