Mutazione genica

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Le idee sono le armi che possono rivoltare il mondo, soprattutto se il nemico che prova a conquistarlo sia privilegiato dal dio danaro.

La Juventus sa bene di dover battagliare perennemente contro i giganti d’Europa per trovare il suo definitivo cono di luce .

Una missione ben stampata nelle menti di Marotta e Paratici, spinti dall’oleata politica aziendalista, per cercare di rovesciare nuovamente le gerarchie continentali, giocando la carta della mutazione genica.

Privarsi di una pedina chiave dell’attuale scacchiere per dar vita a nuove forme evolutive; cercando la via di un difficile miglioramento, su un complesso fruttante 7 scudetti consecutivi.

Utopistico pensare ad un paio di colpi da 90 senza cessioni illustri; più facile credere a nuove strategie di “guerra”.

La probabile cessione di Higuain, comunque sostituibile alla pari con un altro attaccante di egual livello; dirotterebbe l’attenzione su una potenziale nuove illustre separazione.

Miralem Pjanic, in tal senso, corteggiato dai playboy europei ( Barcellona, Real Madrid e Chelsea su tutti), potrebbe rendere possibile una nuova rivoluzione in mediana.

Non è una sopresa oramai che il nervo scoperto della Vecchia Signora, consista in un centrocampo che da due anni a questa parte è il vero problema della Juventus formato Champions League.

Certo è che togliere l’unico giocatore sopra la media in un reparto composto dalla lentezza di Khedira e dai muscoli poco qualitativi di Matuidi, sembrerebbe un affondo del coltello nella piaga.

Un discorso, però, che se inglobato nella “mutazione genica” Marottiana, avrebbe un senso ben specifico.

Il bosniaco, tecnicamente fra i primi registi d’Europa, non ha la costanza di Modric e in certi contesti, dati alla mano, concede spesso fisicità e corsa all’avversario di turno.

Detto del difficile perfezionamento della macchina Juventus proiettato all’ottica europea; ecco che una nuova rivoluzione di pensiero footballistica potrebbe essere interessante.

Aumentare la fisicità in mezzo al campo per spostare l’estro qualche metro più avanti, è una soluzione intrigante, ma percorribile solo dinanzi alla cessione del pianista.

In tal caso gli 80 mln incassabili dal bosniaco sommati ad un tesoretto proveniente dagli Sturaro di turno, potrebbero far saltare il banco, chiamato Milinkovic Savic.

Un disegno che porterebbe ad una nuova mutazione facilmente identificabile nel 4-2-3-1, dove Emre Can e Matuidi (Khedira) formerebbero una barriera difficilmente valicabile; pronta a liberare l’estro degli avanti.

La potenza del serbo, unita all’imprevedibilità di Douglas Costa e alla fantasia liberata dalle catene di Paulo Dybala, formerebbe un marchingengo potenzialmente nocivo.

Un pensiero che avrà buttato le proprie radici nella mente della dirigenza bianconera da tempi non sospetti e che nelle prossime settimane, incastri permettendo, potrebbe trasformarsi in una sofisticata quanto affascinante realtà.

Perchè, in fondo, la Juventus è sempre stata capace di autorigenerarsi con la forza delle idee; diramando nuove strade, apparentemente tortuose, tutte confluenti, però, verso un’unica meta: la prossima vittoria.

 

 

 

 

 

 

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