Il calcolo di Allegri: dove c’è la Juve c’è casa

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Ci sono momenti nella vita in cui l’occasione d’oro capita lì a pochi centimetri dal proprio naso, pronta per concretizzarsi in una prestigiosa realtà.

Allegri e il Real Madrid: una storia fantascientifica fino a qualche stagione fa, idea concreta dopo l’addio di Zidane alle merengues.

Una folgorazione, quella ricevuta dal presidente Florentino Perez per il tecnico livornese, vittima di risultati costanti; prevalenti su un gioco discutibile, in netta antitesi con la filosofia madrilena.

Si sa, però, che il mondo galacticos, funziona così, con flirt improvvisi che delle volte (spesso con partner italiani), sono finiti in una bolla di sapone.

Difficile, tuttavia, che il fascino del club più forte al mondo, in questo caso smuova Massimiliano Allegri dalla panchina bianconera.

La fine di un ipotetico ciclo importante alla Vecchia Signora e il desiderio di allenare fior di campioni nel glorioso club spagnolo; rischiano di non bastare nella mente dell’allenatore toscano.

Un rischio quello di Max calcolato e presumibilmente abbandonato da qui alle prossime settimane.

La Juventus, per lui, rappresenta non solo un club di tutto rispetto; ma soprattutto una famiglia, capace di coprire i propri limiti e avallare molte delle proprie attitudini decisionali.

Già, perchè la confluenza di due menti in un unico pensiero è in realtà la chiave di volta nella serratura ben chiusa del rapporto Allegri-Juventus.

Una comunione di intenti fra tecnico e società basta sulla crescita ragionata della rosa, dove almeno una cessione importante annuale è la base per nuove ripartenze.

Addii, che il più della volte, sono frutto di tensioni fra giocatori e il proprio allenatore; quest’ultimo prontamente appoggiato dalla società.

Dani Alves, Bonucci e i probabili futuri partenti Benatia, Marchisio e Higuain, sono soltanto le ultime dimostrazioni della spigolosità caratteriale nascosta di Massimiliano Allegri.

Uno, insomma, ferrato nella gestione dei propri uomini, ma incline alla rottura facile quando essi non rispondono al proprio gusto tecnico-tattico.

Una polvere da sparo che potrebbe risultare deleteria in uno spogliatoio, quello dei campioni d’Europa molto più autorevole in termini di personalità; sorretto da un presidente da sempre incline ai propri calciatori.

Se a ciò si aggiunge l‘ossessiva ricerca della vittoria attraverso un gioco spettacolare (da sempre dogma del Santiago Bernabeu); ecco che i calcoli di Max tendono ad essere precisi e ragionati.

Conviene lasciare la Juventus rischiando di perdere tutto il credito accumulato fin qui per immergersi nella spaziale avventura spagnola?

Per molti la risposta sarebbe sì; ma non per la razionalità a tratti esasperata dell’Allegri pensiero.

Non si tratterebbe di cuore (come penseranno i più romantici) o di ambizioni; ma di rischi concreti, tramutabili in realtà.

Per questo, salvo scenari imprevedibili e sorprendenti all’abituale Max, il proprio destino sarà ancora alla Juventus.

Un futuro nel quale gli obblighi raggiungibili nel territorio italiano si mischieranno con la voglia di sognare in Europa; mantenendo quel credito e quella reputazione, grazie anche e soprattutto alla Juventus.

Perchè mai come in questa occasione: dove c’è la Juve c’è casa.

 

 

 

 

 

 

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