Ritorno alle origini

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Svoltare pagina senza perdere alcuni concetti fondamentali per la continuazione di un romanzo vincente.

La nuova Juventus che verrà, o meglio che muterà fisiologicamente la propria corazza, non potrà tralasciare un dogma imprescindibile nella propria storia: l’italianità.

I cocci della monumentale BBC che fino a qualche anno fa hanno dato l’input alla maestosa cavalcata leggendaria, sono oramai un ricordo sbiadito.

I soli Chiellini e Barzagli, da nuovi capisaldi della prima Juventus contiana, oggigiorno sono considerati le chiocce per la nuova generazione italo-bianconera.

Un blocco di giovani ragazzi tanto briosi quanto intellettivamente maturi, pronti a raccogliere l’eredità della scuola buffoniana; con orgoglio e senza paura.

Un piano quello di Marotta e Andrea Agnelli, per nulla banale; dove la continuità futura non può snodarsi senza i valori passati.

Non a caso le grandi Juventus trapattoniane, lippiane e quella post-calciopoli, non hanno potuto raggiungere la gloria, senza l’orgoglio patriottico.

Un blocco di cemento armato capace di tenere in piedi la nazionale italiana, trionfante non a caso nei mondiali dell”82 e del 2006 e vice campione d’Europa nel 2012.

Una nostalgica abitudine, oramai, cozzante con lo stato attuale del movimento calcistico nazionale; colmo di chiacchere e frivolo di certezze bianconere.

Mattia Perin, Matteo Darmian e uno fra Pellegrini o Bryan Cristante, saranno le nuove gemme pronte a fiorire nel mosaico di Madama.

Pezzi di verde età che incastrati all’arrivo, già prenotato una stagione fa, di Mattia Caldara e Leonardo Spinazzola, formano un puzzle tanto semplice visivamente quanto raro in proiezione futura.

Una nuova base sotterranea che non può dimenticare i già presenti Mattia De Sciglio e soprattutto il fiore all’occhiello: Federico Bernardeschi.

Proprio il talento di Carrara, messosi in luce ad intermittenza nella scorsa stagione, causa infortuni; è pronto a spiccare il volo in bianconero, consacrandosi come numero 10 della nuova nazionale italiana.

Un movimento quello del bel Paese, che al di là di allenatori e discorsi filosofici, non può prescindere dalla cosa fondamentale in un campo verde: i calciatori.

Ragazzi snobbati e sfiduciati, che la Juventus nella storia ha sempre arruolato per il bene proprio e della collettività sportiva nazional-popolare.

Un’affascinante quanto rischiosa abitudine che è pronta a ricomporsi; creando sotterraneamente la ragnatela per i successi futuri, ai quali un giorno verranno riposte le solite domande; infischiandosene delle preventive risposte.

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