Il soffio della Domenica

Come un lunedì di fiducia dopo una Domenica confortevole; come quel sorriso di “chi comunque vada” è solo una partita di calcio.
Chissà quante volte rimembreremo nostalgicamente quegli spiccioli di tempo passato; quelle inconsce lezioni proiettati a generazioni future.

Dicono che il tempo seppellisca uomini e ricordi: ma le gesta, quelle squisitamente umane, quelle restano legate indelebilmente in ognuno di noi.

E’ facile che in un vortice di memorie, principalmente sportive, riemerga di incanto in qualche videoteca un gol, una parata, una partita decisiva.

Già, perché il calcio, oggigiorno è sempre più azione, tatticismo, uno spettacolo prettamente economico.

Lontano anni luce, da quegli anni 90, dove gli uomini più che gli atleti ti entravano dentro, ispirandoti quel puerile quanto principesco sogno di imitazione.

Gigi Buffon, quel giovane estroverso dalle stravaganti pettinature e dalla maglia di Superman, in fondo conquistò tutti di incanto, fin dal primo sguardo.

Il ragazzone dall’aspetto inconsciamente sognante, quasi alla “Valentino Rossi” del rettangolo verde; è maturato con sagacia, intelligenza è un’umanità fuori dal comune.

È, forse, l’aspetto antropico che più di ogni altro l’ha staccato dalla figura del mito calcistico, elevandolo come vera e propria icona dello sport quotidiano.

Basta percepirlo dagli abbracci, dalle lacrime, dal senso di smarrimento radicato negli occhi dei compagni, di una tifoseria che da quel 19 Maggio 2018 ha perso il proprio pastore.

Gianluigi Buffon, familiarmente chiamato Gigi, da quell’infinita macchia bianconera sparsa nel mondo, nonché sua seconda famiglia, ha sempre spenduto l’anima.

Lo si è capito dal coraggio, dal senso di responsabilità, da quello scudo fraterno che spesso ha frapposto fra sè e il mondo oscuro; da sempre ostile alla Vecchia Signora.

La voglia di proteggere un compagno, un lavoro quotidiano, una partita eroica svanita d’incanto sul più bello; proprio sul filo di lana di una straordinaria carriera.

Gigi, in fondo, è sempre stato questo: schietto, pulito, senza filtri.

Una limpidezza che lo ha fatto scendere dal piedistallo del “calciatore plurimilionario”, per avvicinarlo alla plebe; quella semplice, ma tremendamente intrisa di amore puro.

Lo stesso che il Capitano ha infuso a litri nelle vene di un popolo, che da oggi, sarà ancor più forte e responsabile; ma triste nel proprio animo smarrito.

Un pensiero, che sarà coperto dal tempo, ma che non potrà mai svanire in un nostalgico campo di calcio.

Laddove, prima o poi, ritornerà come un soffio domenicale, la voglia di un abbraccio di un uomo dai guantoni grandi e dal cuore d’oro: semplicemente Gigi Buffon.

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