Trampolino tricolore

vg

Non c’è più bella vittoria che la prossima; soprattutto se il successo nella propria storia è una dolce abitudine ossessiva.

Il segreto, in fondo, dell’ennesimo capolavoro di storia juventina è questo; rendere normale, ciò che per gli altri è impossibile.

Il settimo scudetto consecutivo centrato da Buffon e compagni, dopo la forzata rinascita post-Calciopoli, è l’ennesima manifestazione di un DNA speciale, materializzatosi in un campo da gioco.

Quell’orgoglio mai domo, anche quando fisiologicamente sembra essere giunto il turno della sconfitta, ha prevalicato la fame del rivale, esasperandolo nell’angolo della disfatta.

Il risultato, questa volta pericolosamente messo in dubbio, è leggendario; di quelli da gonfiare il petto, al cospetto di invidiose malelingue.

Già, perchè anche quando la Signora arranca e non sciorina un calcio consono ai propri valori tecnici, il nemico si illude, prima di cadere rovinosamente.

Un epilogo inaspettato, stagione alla mano; fiduciosamente atteso da chi è abituato ad oltrepassare i propri limiti.

Confini, che nonostante i risultati maestosi, i Campioni d’Italia, non solo non hanno oltrepassato, ma forse, non hanno ancora raggiunto in pieno.

Sembrerà paradossale chiedere sempre di più ad una società aliena; eppure i margini per conquistare pianeti ancora parzialmente ignoti, esiste.

La sensazione forte è che l’arsenale della Vecchia Signora non abbia espresso del tutto il proprio potenziale atomico; che il mercato possa e debba migliorare alcuni ruoli rabberciati nella seguente stagione della leggenda.

Il Federico Bernardeschi visto ieri sera è l’emblema di un potenziale fuoriclasse prossimo alla fioritura; Paulo Dybala, un campione su cui lavorare psicologicamente, ma soprattutto tatticamente.

Un attacco insomma, che non deve invidiare nulla alle grandi compagini europee; soprattutto se il proprio cannoniere, Gonzalo Higuain, verrà sfruttato a puntino, su quelle che sono le proprie micidiali caratteristiche da finisseur.

Una materia prima casereccia, insomma, che rappresenterà la base, su cui poi modellare il resto con un mercato mirato e mai come in questa circostanza intelligente.

Il centrocampo, vero tallone d’achille nel contesto continentale è il settore sul quale Marotta e Paratici dovranno calare le mosse decisive per ridurre il gap con Real Madrid e Barcellona.

Il reparto difensivo, fra giovani già immagazzinati in anticipo e vecchi che abbandoneranno la nave; dovrà puntellarsi di un paio di terzini di livello master.

Un lavoro, quello della dirigenza, che mai come in quest’estate dovrà essere lucido e al tempo stesso “generoso”; per far sì che il settimo tricolore della leggenda, non sia un punto di arrivo, ma un trampolino di lancio verso nuovi e tanto desiderati traguardi.

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