Il cerchio dei campioni

benatia

Il destino può essere beffardo ed imprevedibile; altre volte, invece, è lì pronto a chiudere un cerchio che aspettava solo di essere completato.

La Juventus che asfalta il Milan, conquistando la quarta Coppa Italia consecutiva, è l’emblema di un pugile diabolico desideroso di ricevere il nemico al varco per infliggergli il pù doloroso dei ko.

Una macchina da guerra quella bianconera, capace di risvegliare cuore, gambe e soprattutto orgoglio nella serata potenzialmente enigmatica alla vigilia.

Già, perchè il Diavolo in finale è sempre stato un osso duro e a volte indigesto da superare; perchè il suo nuovo condottiero Leonardo Bonucci non aspettava altro che alzare quella coppa in faccia ai suoi nuovi nemici.

Se a ciò si aggiunge il pericolo che Buffon chiudesse la sua carriera con la croce di una finale persa: ecco che la “coppetta” avrebbe potuto assumere contenuti ciclopici.

Il film immaginato da mezza Italia anti-juventina, in fondo, era già stato progettato e al tempo stesso pregustato, da quell’accozzaglia di calciofili eccitati e cibati da disgrazie altrui.

Il campo, però, come da sette stagioni a questa parte, ha fornito l’ennesimo conto amaro per il nemico; stavolta ancor più velenoso.

La Juventus, dopo il solito primo tempo calcolatore, stavolta si accende e lo fa demolendo il rivale, stordito dai cazzotti decisi del più forte.

Donnarumma è l’emblema di un avversario schiacciato dalla psicologia vincente del gigante; Benatia la testimonianza che la Juventus è l’università del calcio italiano, non una scuola di bulli.

Il marocchino silenzioso cancella Bonucci in una serata con l’ennesima prestazione mostruosa difensivamente e preziosa in fase realizzativa.

Il resto lo fa il solito Douglas Costa, vero top player della scorsa campagna acquisti e un Dybala ritornato, in una notte, il campione invidiato da mezza Europa.

I bianconeri più volte balbettanti e barcollanti in larghi tratti della stagione, regalano l’ennesimo colpo di reni, ad un cerchio che a breve è pronto definitivamente alla leggendaria chiusura.

Un percorso che da 7 anni ad oggi, ha portato la Signora a risollevarsi dalle proprie ceneri, grazie alla famelica rabbia di Antonio Conte, salvo poi continuare a mantenersi sul ciglio di un grattacielo con Massimiliano Allegri.

Proprio dal tecnico livornese si capirà come e da dove la Juventus comincerà a comporre un nuovo eroico disegno; fatto di moderni interpreti, sogni rinnovati e nemici da punire.

Il tutto con la stessa trama radicata nelle vene della Vecchia Signora e pronta a scorrere ancora in eterno: la vittoria.

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