Non lasciateci soli

el pipita

Guardi quei 90 secondi della rimonta bianconera in Inter-Juventus e ti chiedi come sia possibile essere con l’acqua alla gola con una nave da battaglia a disposizione.

Poi riavvolgi il nastro agli 87 minuti precedenti e comprendi che i Douglas Costa e gli Higuain di turno, sono le uniche ancore di salvataggio, per non cancellare sull’albo una storia ancora resistente in chiaroscuro.

La Juventus di San Siro che si fa rimontare il risultato con un gol e un uomo di vantaggio e quella che in una manciata di secondi finali riscrive un’altra storia; è la sintesi della stagione bianconera.

Un orgoglio mai sepolto, una voglia di non cedere lo scettro all’avversario, nonostante il campo mandi numerose avvisaglie di un possibile passaggio di testimone.

Già perchè, numeri e spettacolo ludico alla mano, il Napoli dovrebbe meritare il sospirato tricolore; ma solo se l’avversario di turno fosse “normale”.

Non lo è la Vecchia Signora; capace di farsi odiare per lunghi tratti del film partita, prima di cavar fuori un finale ancora emozionante.

Un copione ripetuto per 8 lunghissimi mesi, dentro il quale la frustrazione per ciò che è e sarebbe potuto essere, si mescola a momenti di orgoglio gobbo.

Quelle lampadine di dimenticata speranza dalla luce infinita, poggiante su chilowatt di classe dei propri campioni, sono ancora pronte ad illuminare la scena.

Quell’arsenale di pezzi rari e pregiati, che avrebbero dovuto creare un’orchestra sinfonicamente unica nel suo genere; ridotti a divinità invocate nei soliti momenti di difficoltà.

Una prassi che ha condotto la Juventus, a tre giornate dalla fine, ad essere comunque in vetta al torneo, nonostante passaggi a vuoto generosamente disseminati lungo il tragitto.

Momenti di buio umanamente possibili, ma facilmente preventivabili, quando la croce del risultato è poggiante sulle gambe del fuoriclasse di turno.

Capita così che la fisiologica assenza di Higuain, Dybala e soci nelle notti di Ferrara, Crotone e Napoli; collima con la solita rabbia di un popolo, quello bianconero, pronto a crocifiggere o esaltare il proprio idolo.

Lo stesso plotone tifoso che si interroga ancora oggi sul perchè la Juventus abbia lasciato punti per strada; salvo poi sorvolare su vittorie di routine meno convincenti del solito.

Un’ analisi psicologica, questa, che ad oggi, oramai, non servirebbe più; una serie di punti interrogativi che devono essere risolti a partire dal 20 Maggio.

Tre settimane, quelle prossime, nelle quali, rabbia passione ed emozioni si contrasteranno ancora; sperando che il campione non diserti l’appuntamento, più che mai decisivo, verso un atipico tricolore.

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