Agonia Allegriana

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Non c’è peggior sconfitta che evitare di combattere contro il proprio nemico.

La Juventus che esce battuta malamente dallo scontro diretto scudetto contro il Napoli, è l’emblema del disegno calcolatore di Massimiliano Allegri, naufragato, definitivamente, dopo 4 anni, in una stagione disastrosa.

Il vaso di cartapesta dei Campioni d’Italia, contornato da crepe sempre più visibili, non ha fatto altro che distruggersi definitivamente, in una partita preparata in modo folle.

Quella strategia “vigliacca” poggiante sulla strenua difesa, rinunciando a giocare dinanzi a 40000 spettatori; è una scelta che non può lasciare indifferente.

Il buon Napoli di Maurizio Sarri ha vinto meritatamente partita e forse tricolore, utilizzando due caratteristiche semplici ma basiliari nel calcio: gioco ed entusiasmo.

Gli stessi ingredienti che alla Juventus Allegriana sono mancati costantemente nell’odierna stagione.

L’involuzione di alcuni giocatori chiave come Dybala, Alex Sandro ed Higuain, sono la logica conseguenza di una mentalità di gioco difensiva e puramente casuale.

Anche e soprattutto ieri, i due argentini erano imprigionati in sacrifici di marcatura, lasciati in ostaggio, nel momento di attaccare, nel deserto presidiato da Koulibaly e compagni.

Uno spettacolo osceno ma oramai conosciuto a memoria dai tifosi bianconeri, che ieri sera ha toccato con mano l’apice dell’anticalcio.

Pensare di vincere un tricolore facendo blocco all’avversario di turno, senza essere battuti con le proprie armi, è un’idea (confermata poi da Allegri in conferenza stampa), che non può essere accettata in 100 e più anni di storia bianconera.

Le sostituzioni di Dybala prima e di Douglas Costa poi, in tal senso, sono state la reale prova che il tecnico livornese, volesse calcolare il risultato.

Un vizio pericoloso che ha sempre contraddistinto l’Allegri pensiero, anche quando la prima Juve post-Contiana e quella dei Dani Alves e Bonucci, vinceva trofei nostrani, salvo poi bloccarsi in quella Champions League, dove tali marchingegni non sono mai fruttuosi.

E allora le finali perse contro Barcellona e Real Madrid, le cocenti quanto recidive eliminazioni contro merengues e Bayern Monaco: sono dei rami confluenti nel disastro di ieri sera.

Già, perchè non c’è nessun arbitro o rigore che tenga dinanzi all’ennesima ritirata dopo un risultato conseguito; non vi è nessuna speranza di strappare la maledetta coppa, senza il concetto di “rischio”.

Un dogma questo fondamentale per un fuoriclasse della panchina; per il quale vale la pena, di fare follie a suon di milioni.

Gli stessi invece, che la dirigenza bianconera ha versato nelle casse dell’allenatore livornese per i prossimi anni; ammaliata da risultati privi di un’ impalcatura solida e convincente.

Un errore che dopo Cardiff non doveva essere commesso; un beneficio, guardando il bicchiere mezzo pieno, che dopo l’odierna stagione e ieri sera (al di là di uno scudetto in più o in meno), sarà salutare per una nuova e coraggiosa rinascita bianconera.

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