Nessuna paura di esser forti

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Alla fine, poteri forti a parte, questa Juventus non era così distante dal grande Real Madrid: anzi.

La Vecchia Signora dal cuore d’oro e dalle palle di ferro ha avuto la forza di ridicolizzare Ronaldo e company; scrivendo una pagina di storia europea, comunque, difficilmente ripetibile.

Già, è vero che nel calcio, in fondo, contano i risultati concreti (in questo caso il passaggio del turno); ma una puntualizzazione sulla reale forza di questa Juventus è doveroso farla.

Che i bianconeri, con l’acqua alla gola, fossero in grado di tirar fuori una prestazione sontuosa al Bernabeu era preventivabile; ma che migliorassero quella di Monaco nel 2016, contro la squadra più forte al mondo, era impensabile per la massa sportiva.

Proprio quella maggioranza calciofila, fra cui una buona fetta di tifosi bianconeri, convinta che la classe di Ronaldo e la tecnica del Real Madrid, fossero di una altro livello per la Signora.

Niente di più falso e semplicistico, invece; gli uomini di Allegri, in questa stagione, erano più armati che mai, fino ai denti, per l’assalto alla maledetta Coppa.

Una constatazione questa, che è diventata convinzione ieri sera, quando il sogno, oramai, era svanito: quando la decisione ignobile dell’arbitro, ha pesato su una contesa che poteva già essere decisa con una diversa gara di andata.

Quella paura di esser forti radicata negli uomini di Allegri, ha prevalso ancora una volta per lunghi tratti della Champions League; salvo poi svanire per incanto nella serata, in cui la pressione era oramai un ricordo.

Capita così che il pressing alto ricompare dal nulla, che il centrocampo trainato da un monumentale Matuidi (inspiegabilmente fuori all’andata) rintuzza Modric e compagni di reparto; che la difesa diventa un bunker inespugnabile.

Tutto magicamente perfetto o logicamente concretizzato; se la mente si libera dalle catene, se il leone ruggisce, prima ancora di essere ferito.

Questa Juventus, senza la tecnica di Dybala e Bernardeschi e con un passivo sul groppone difficilmente rimontabile anche alla playstation; sfodera una delle partite più incredibili della storia della Champions League.

Una prova di forza che crea orgoglio, ma tanto, troppo rammarico al tempo stesso.

Un amarissimo dispiacere, che al di là di quel furto di gioco al 93′, affonda le radici nel passato; da una mentalità, che nonostante le imprese di questa squadra, è ancora difficile da debellare.

Quel senso di “educato rispetto”, a tratti esasperato, verso il gigante di turno, che spesso porta la juve allegriana a momenti di incomprensibile pietrificazione.

La stessa che ieri ha avuto il Santiago Bernabeu per 92 minuti: quando i giganti in maglia gialla hanno pestato i potenti, prima che i poteri forti intervenissero vigliaccamente sul fato.

E allora ripartiamo da qui; perchè non importa quando e dove: i sognatori dal cuore d’oro e dalle palle di ferro, alla fine, raggiungeranno i loro meritati obiettivi.

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