L’importanza di avere Douglas Costa

duglas

Cosa sarebbe oggi la Juventus, dal punto di vista sensoriale, senza Douglas Costa?

Probabilmente uno spartito mononota, piatto, con un’ estrema fatica a trovare la melodia vincente.

Anche ieri sera, l’entrata in campo del razzo verdeoro, infatti, ha spaccato una partita soporifera, in cui la Vecchia Signora stava addirittuta per soccombere.

La tecnica cristallina del numero 11 bianconero, sommata ad una velocità di esecuzione della giocata raddoppiata rispetto all’avversario; fa di Douglas Costa una pedina imprescindibile per questa Juventus.

Paradossale pensare ad inizio stagione, come quel ragazzo scartato dal Bayern Monaco, potesse avere un peso specifico cosi elevato all’interno di un gruppo che da Dybala ad Higuain, passando per Pjanic, scoppia di classe.

Il campo, invece, ha dimostrato come l’aumento qualitativo, a volte, non sia direttamente proporzionale allo spettacolo sul rettangolo verde, come nel caso dell’attuale Juve allegriana.

I bianconeri, forse adagiati sulla varietà di frecce al loro arco, hanno scalato la marcia del gioco.

Il risultato, appunto, è una squadra troppo lenta nella fase di impostazione; facilmente prevedibile, quando non vi è in campo l’uomo in grado di aumentare per qualche secondo la velocità dell’incontro.

L’ennesima fotografia di ciò è riscontrabile nella fresca vittoria contro il MIlan.

Il solito giro palla dei Campioni d’Italia, stagnante come di consuetudine sugli esterni; nel primo tempo, ha trovato in Lichtsteiner ed Asamoah, due pendoli troppo disciplinati e facilmente leggibili.

Il prodotto ha depotenziato gli inserimenti dei due interni di centrocampo e ha reso Dybala e Higuain, due pedine disperse nel mar rossonero.

L’entrata di DC a quel punto, è stata la solita scossa che ha risvegliato la Juventus.

Se a destra l’ala brasiliana ha iniziato a liberare l’HD dalle catene della difesa ospite, è sulla sinistra, questa volta, che ha sventrato l’avversario.

Oltre ai due gol, nati dalla sua corsia di competenza: è il suo modo di interpretare quel ruolo a stampare le sorti di quella difficile contesa.

Douglas Costa, salta l’uomo, disegna traccianti precisi, ma soprattutto porta via tre uomini, incollati su di sè.

Il gol di Khedira del definitivo 3-1 è la sintesi di ciò che il fuoriclasse sudamericano può fare in pochi minuti.

Ipnotizzare gli avversari, attirandoli sulla propria figura: aprendo varchi e dando linfa a chi come Khedira, fino a quel momento, era un turista di passaggio a Torino.

Una chiave, insomma, alla quale, oggi, Allegri non può rinunciare per gli interi 90 minuti: una combinazione con Dybala e Higuain, che potrebbe essere l’unica a scardinare un fortino, chiamato Real Madrid.

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