Tutto calcolato

higu

 

Sbagliando si impara, o forse no.

Strano come una squadra di élite europea, come la Juventus, possa ricadere costantemente nelle anguste trappole del passato.

Il sanguinoso pareggio maturato all’Alianz Stadium contro un buon Tottenham, sa di un prodotto non sorprendente, ma calcolato.

Gli uomini di Allegri questa volta decidono che la partita deve durare solo 10 minuti; il giusto tempo per capitalizzare al meglio due occasioni da gol e rinchiudersi a riccio fino all’eroica resistenza.

Peccato, però, che l’Europa non sia il libertino Campionato Italiano e che la minestra riscaldata questa volta vada pericolosamente di traverso.

Il Tottenham di Pochettino è una squadra più che dignitosa, avente come semplici ingredienti chiave: un gioco marchiato, atletismo e coraggio.

Basta questo a rendere il match una gara a senso unico, in cui gli spurs dominano gli undici bianconeri, trovando il giusto e pesantissimo pareggio.

Quello che doveva essere un primo atto pro-Juve si è rivelata l’ennesima prova di una mentalità arretrata e passiva.

Il secondo rigore di Higuain avrebbe potuto cambiare il senso del risultato ma non del prodotto globale.

La Juventus arrivata per due volte ad un passo dalla gloria europea negli ultimi tre anni avrebbe dovuto cambiar marcia facendo tesoro degli errori passati.

E’ proprio questo, invece, il tasto dolente di uno spartito che continua a stonare sul più bello.

Gli infortuni perenni, lo svuotamento fisico nel momento clou della stagione e l’assenza di una bozza di gioco (seppur elementare), sono solo il contorno del problema chiave: il famoso “braccino corto del tennista”.

La rimonta subita contro il Bayern Monaco nell’ottavo del 2016 dopo un primo tempo spavaldo e la finale di Cardiff, sarebbero soltanto due delle  prove indelebili di una mentalità conservatrice, altamente deleteria in Europa.

La macchina da guerra costruita su esplicita richiesta del tecnico livornese avrebbe dovuto sprigionare l’estro di Douglas Costa e Bernardeschi negli ultimi 30 metri e non nei 70 precedenti.

Quel baricentro costantemente basso alla ricerca della disperata difesa sperando che i cazzotti del nemico finiscano sui guantoni; sono un manifesto che questa Juventus non può permettersi.

Inevitabile e troppo semplicistico, però, risvegliarsi a fatti compiuti; preferendo la sorprendente delusione ad un pericolo preventivato.

La Juventus, come sostiene Allegri, non può vincere in Champions tutte le partite 3-0; ma non può nemmeno farsi schiacciare dall’avversario di turno quando paradossalmente la partita è in discesa.

Dybala, Higuain e la miriade di campioni a disposizione della Signora, hanno nelle corde la rimonta in terra londinese.

Siamo sicuri, però, che l’ennesima lezione possa servire in futuro (magari ad un passo dalla gloria) ad evitare, questa volta, un prodotto sorprendente e non calcolato?

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