La dura legge del gobbo

buona

 

“E’ la dura legge del gobbo: loro fischieranno, però, se non hai i campioni gli altri segnano e poi vincono.”

Basterebbe questa strofa “gobbizzata” di un famoso pezzo musicale, a riassumere ciò che il fato bianconero ha deciso di emettere in questa burrascosa annata calcistica.

Federico Bernardeschi, seguendo l’esempio di Gonzalo Higuain e dell’ancor più antico predecessore Daniel Osvaldo; ha continuato, ieri sera, quel filotto inquietante per gli avversari di turno, quasi una macumba.

Il classico gol dell’ex, odiato come il più acerrimo dei nemici, “schiavizzato” dialetticamente per tutti i 90 minuti; capace di infliggere dagli inferi la più atroce punizione possibile.

Strano, come l’avvelenato tifoso, tradito a suo dire dall’ex amato; si ostini a correre in una guerra calcistica masochista e deleteria.

Già, perchè gli antichi prigionieri scappati nel paradiso Juve, sono stati scelti dalla Signora, oltre che per la propria qualità tecnica, soprattutto per la forza morale.

Higuain e Bernardeschi, giusto per citare gli ultimi ex illustri, sono due campioni di self control e maturità psichica, oltre che due eccellenti atleti.

Lo sapeva Allegri, convinto di lanciare Higuain con una mano operata nell’inferno del San Paolo e di puntare su Bernardeschi nella delicata sfida scudetto di Firenze.

I risultati, come per magia, non si sono fatti attendere.

Se per l’attaccante argentino, l’esperienza e quel fuoco sudamericano, non ponevano nessun interrogativo al riguardo; per il giovane talento di Carrara, qualcosa preoccupava.

La sua tenera età, lo spazio risicato fin qui trovato nello schacchiere titolare dei Campioni d’Italia e mezza vita passata a Firenze; fungevano da pericolosi interrogativi.

Il rettangolo verde, però, ha calato il velo, confermando le impressioni di Marotta e Paratici; che hanno investito massicciamente, sul miglior talento italiano in circolazione.

La capacità di soffrire per 45 minuti, fra ripiegamenti difensivi, calci e marcature a uomo personalizzate; ha fatto da contraltare a 2-3 giocate da grande giocatore.

I veri campioni, in fondo, sono coloro che trasformano in oro le poche occasioni concesse dagli avversari nelle partite concitate.

Il furbesco calcio di punizione che vale il preludio dei tre punti juventini; è una magia sperata da Federico, ma in cuor suo già predetta giorni prima.

Già, perchè la dura legge del gobbo, in sintesi, non è altro che  la massima espressione della maturità calcistica di un calciatore; capace di trasformare l’odio avverso in gioia, indossando semplicemente la maglia di uno dei club più vincenti al mondo.

 

 

 

 

 

 

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