Il labirinto di Paulo Dybala

dybala

 

 

Non avrebbe mai immaginato che quella doppietta al Barcellona dell’ 11 Aprile 2017 fosse l’apice di un percorso europeo fermo a quella notte.

Paulo Dybala vive, innegabilmente, il momento più difficile della sua carriera: spazio in cui il rapporto tra aspettative e profitto risulta essere scarno per il numero 10 della Juventus.

Il ragazzo di Laguna Larga che aveva iniziato con il botto questa stagione, sembra aver perso il filo conduttore di un futuro prossimo già scritto.

Paradossalmente, però, sarà stato il contorno questa volta, ad incidere su un talento cristallino, quanto mentalmente debole.

Il paragone con Messi, la gabbia tattica di mister Allegri, le sirene milionarie dall’estero o i problemi di carattere affettivo; non possono essere una massiccia scusante per colui che dovrebbe rappresentare la Signora nel mondo.

Già, perchè storia alla mano, risulta difficile rimembrare un Alessandro Del Piero influenzato agonisticamente da fattori extracampo; o un Pavel Nedved demoralizzato in una qualsiasi gara di Champions League.

Insomma, quello nel quale è andato a confluire Paulo Dybala, pare essere un labirinto intrecciato, tessuto esclusivamente con le sue mani.

Capita così che un elementare stop sembra essere più difficile del normale, che un semplice interno sinistro a giro sbatta sul piede destro di appoggio, rallentandone la traiettoria.

Anche ieri, nella gara in cui la Joya doveva tornare al gol dopo la lunga astinenza europea; si è assistito alla performance della controfigura del campioncino albiceleste.

Un calciatore, completamente spossato nell’animo, sfiduciato dei propri mezzi; come un “malato” afflitto da un’incurabile malattia.

La solitudine in panchina al momento della sacrosanta sotituzione con Pjanic, la dice lunga sul malessere concreto di Paulo.

Un percorso di colpo tortuoso e pieno di insidie; nel quale l’argentino sembra difficilmente trovare la via d’uscita.

Le parole al miele di Allegri sulla sua giovane età e la vicinanza anche fuori dal campo dei compagni, non possono essere la sola panacea di tutti i mali.

Occorre che Paulo svolti completamente nella sua vita sportiva; ritrovando in sè stesso quella forza capace di fargli oltrepassare drammi personali ben più difficili in età adolescenziale.

Il calcio alla fine è gioia, sogni e senso di responsabilità: forse basterebbero queste tre strade a congiungersi in quella via di salvezza in fondo al labirinto creato da Paulo.

 

 

 

 

 

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