Cocchi di Max

khedira mandzo

 

 

Sulle loro qualità tecniche e mentali non vi è alcuna discussione; sull’utilità del loro posizionamento all’interno dell’attuale puzzle bianconero vige più di qualche perplessità.

Sami Khedira e Mario Mandzukic sono attualmente due grossi punti interrogativi sul profitto dell’11 bianconero.

Al tempo stesso, però, pare evidente come Massimiliano Allegri sia restìo a rinunciare ai due fedelissimi; coloro che il tecnico livornese porterebbe in battaglia in ogni luogo possibile e immaginabile.

Il 4-2-3-1, modulo varato una stagione fa per ovvia necessità è divenuta una virtù capace di condurre i campioni d’Italia sino alla finale di Champions, ad un passo dal trionfo.

La massiccia campagna acquisti improntata sull’irrobustimento dalla cintola in su ha fatto sì che la corrosione post Cardiff potesse essere superata con un deciso cambio di rotta.

Le due ali fantasiose capaci di saltare l’uomo nelle notti europee, Costa e Bernardeschi e il taglialegna Matuidi, perfetto gregario di Pjanic; parevano essere delle concrete minacce alla titolarità della coppia Mandzukic-Khedira.

Niente da fare invece: ad oggi l’adattato Mario relega in panchina i 90 e rotti milioni su due calciatori di ruolo che hanno fatto bene nei pochi scampoli di partita disputate fino ad oggi.

Le due reti e l’assist di Bernardeschi nelle sole gare da titolare e la pericolosità di Douglas Costa, soprattutto nelle notti di Champions, non hanno scosso il tecnico livornese dalle proprie certezze.

Analogo discorso,  ad oggi ancora più enigmatico riguarda il credito su Khedira: uno capace di segnare tre gol in una partita di Serie A e al tempo stesso di sparire dal rettangolo verde con costanza quando avverte la musichetta europea.

L’inserimento repentino di Matuidi con tanto di apprezzamento di Allegri avevano fatto pensare al cambio di testimone con il numero 6 tedesco o al massimo ad un nuovo centrocampo a tre, imperniato sul dinamismo del francese.

E’ bastato un mese per riavvolgere il nastro indietro: con Sami pronto a riprendersi il posto fisso al ritorno dall’infortunio.

Il depotenziamento della difesa, ha ingigantito le falle di un centrocampo, privo di fosforo, ma soprattutto di incontristi puri.

La fase d’attacco della Signora, poi, risulta essere lenta e prevedibile, con l’ariete croato generoso come pochi, ma inadatto a far ripartire velocemente l’azione sul binario di sinistra.

La sostituzione di Dybala l’altra sera a Lisbona e quelle di Higuain nelle precedenti occasioni, invece del numero 17; rimarcano il concetto di “sacralità” di Mr no good.

Insomma, perchè insistero su un modulo arrancante, solo per incastrare con forza due pezzi di un puzzle?

La risposta la saprà solo l’allenatore bianconero, fedele ad un proprio ragionamento interiore.

La speranza è che la coscienza comune prevalga sull’orgoglio, inventando in corsa un nuovo assioma capace di creare un teorema vincente, con la Juventus in testa, come una stagione fa.

 

 

 

 

 

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