Cardiff deve essere un punto di ripartenza e non di arrivo.

juvelazio

 

Corre all’incirca il 75′ di uno Juventus-Lazio complicatosi maledettamente, quando Bernardeschi taglia il campo orizzontalmente da destra verso sinistra senza che un compagno si faccia avanti a ricevere quel pallone scottante.

Potrebbe essere questa la perfetta fotografia della Juventus attuale: priva di idee e e di sangue nelle vene, quasi spossata da anni logoranti sempre sull’attenti.

In verità il ritardo di 5 punti dopo 8 giornate dal ciclone Napoli, sono sì eccessivi, ma logicamente prevedibili.

La Vecchia Signora nella disfatta di Cardiff lo scorso 3 Giugno, ci ha  lasciato molto di più di una cocente sconfitta.

Si doveva ripartire da capo, era l’unico modo per risollevarsi dopo l’ennesima finale di Champions persa; un fardello non facile da smaltire neanche per una squadra di campioni.

Niente da fare, invece: la paura di cambiare ha prevalso sulla ragione; il timore di passare un anno senza vincere ha preso il sopravvento, affidandosi ancora a delle certezze oramai corrose dal naturale ciclo vitale.

Massimiliano Allegri, dopo aver raccolto la pesante eredità dello stratega Antonio Conte, ha amministrato il tesoro a sua disposizione come meglio ha potuto, continuando la scia di successi iniziati tre anni prima.

Era prevedibile, quindi, che fosse il momento di mollare la presa; al cospetto di un tecnico intelligente nel fondare le proprie fortune sui fuoriclasse temprati ed affamati, in costante difficoltà, però, nel costruire un nuovo impianto di gioco, ripartendo da zero.

La vecchia guardia, in tal caso, non è di aiuto, questa volta; con Buffon, Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner, caduti rovinosamente ad un passo dalla cima dell’Everest.

Le motivazioni scemate dopo l’ennesima delusione europea, unite ad un’eta anagrafica oramai squillante; ha scoccato quella campana, non ascoltata, o meglio ignorata dalla società.

Già, Agnelli in primis e Marotta in secundis: capaci di investire più di 100 milioni in su per calciatori, per ruolo o capacità tecniche non indispensabili alla rifioritura della fenicia juventina.

Gli 80 e passa milioni riservati alla coppia di panchinari di lusso, Costa-Bernardeschi (richiesti espressamente dal tecnico livornese); sarebbero potuti essere utili a due reparti difesa e centrocampo, visibilmente indeboliti e consumati da stagione in stagione.

Nulla da fare, invece, il solo Matuidi non può tamponare ogni falla; il mai domo Chiellini  non può sturare ogni perdita, i buon Barzagli e Buffon sono oramai lontani parenti dei campioni ammirati fino alla cima dell’Everest.

Capita così, che la Juventus, mai come in questo inizio di stagione non riesca a portare avanti un azione manovrate da tre passaggi consecutivi.

Succede logicamente, che Higuain è l’ectoplasma di quello ammirato nell’orchestra napoletana e che Dybala arrivi ad un punto dove portare la croce può portare a rovinose cadute.

La storia, insegna, che nulla è perduto e che il DNA gobbo è pronto a rinascere anche dopo situazioni più anguste.

Certo è che la paura di cambiare non può sopravanzare il logico scorrere del tempo.

Siamo la Juventus: dove la vittoria precede tutto e tutti, ricordiamocelo.

 

 

 

 

 

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