Marko Pjaca ko: ma il tempo sarà galantuomo…

Marko-Pjaca

 

A volte il destino sa essere proprio crudele, accanito, tremendamente dispettoso in un breve ma intenso lasso di tempo.

Il secondo infortunio stagionale subito da Marko Pjaca, ha definitivamente messo ko il talento croato; estromettendolo di fatto, dal mese cruciale per le sorti stagionali della Vecchia Signora.

Niente Barcellona, dunque, ma soprattutto addio anticipato ad una stagione, che fin qui, ha regalato alla giovane mezzapunta bianconera, solo aspre delusioni.

Etichettato come nuovo fenomeno, per via delle sue giocate alla Dinamo Zagabria e quei dribbling ubriacanti nello scorso europeo; Pjaca a Torino, invece, non ha mai brillato ed è stato messo spesso in cantina da Max Allegri.

La costante richiesta di sacrificio dell’attuale tecnico juventino al cospetto della sua innata dote offensiva, hanno relegato l’attuale numero 20 spesso nel dimenticatoio, al cospetto di Dybala, Higuain, Mandzukic e Cuadrado.

Le ultime confortevoli prove, impreziosite dalla rete in Champions League (l’unica stagionale), contro il Porto, sembravano essere il trampolino di lancio per il gran finale di stagione dei Campioni d’Italia.

Ed invece la maledetta voglia di giocare ha tradito Marko in una beffarda zolla di campo di Estonia-Croazia, inutile amichevole di inizio primavera.

Marko se n’è andato, ma stavolta tornerà : perchè il tempo  spesso è un galantuomo e chi lotta con tutto se stesso contro una ripida salita, alla fine avrà la meglio.

 

Juventus-Milan 2-1: la vera VERGOGNA è rifiutare il culto della sconfitta.

juventus milan

 

 

Rimontare 6 gol al Camp Nou con qualche episodio dubbio di mezzo è comunque uno spot per il calcio; vincere meritatamente una gara al 95′ con un contestato penalty dopo una gara di bombardamenti nella porta avversaria è un reato sportivo italiano.

Già, tutto come da copione se di mezzo c’è la Vecchia Signora; la regina del calcio italiano, la squadra che da sei anni domina il campionato nostrano, dentro e fuori dal campo.

Sì, perchè la grandezza di un club la si nota nei particolari, nella capacità di leccarsi le ferite dopo un passo falso, senza rimurginare sulle sviste arbitrali ai propri danni.

La Signora in tal caso, (le parole ieri di Dybala insegnano), è sempre ripartita dai propri errori cercando di migliorarli, senza anteporre gli alibi degli errori arbitrali alle mancanze di una Domenica storta.

E’ successo a Milano nella gara di andata contro i rossoneri, ad Udine nella scorsa settimana e addirittura nella passata stagione dopo la cocente eliminazione tedesca contro il Bayern Monaco.

Il culto della sconfitta bianconera sarebbe continuato anche ieri sera, se dopo quel match stradominato contro il Milan, il risultato fosse finito in parità; tralasciando quei due rigori solari non concessi da Massa nel vivo della contesa.

L’ironia della sorte, invece, ha voluto che il 95′ fungesse da specchietto  caduto come una manna dal cielo per il Diavolo, sul quale  giustificare una prestazione “impotente” dinanzi al gigante bianconero.

Oltre allo strapotere tecnico dei Campioni d’Italia, forse, il segreto dell’onnipotenza juventina è proprio nel particolare meno trascurato e attaccabile dai media: accettare il culto della sconfitta. Perchè il campo può toglierti e può dare, ma alla fine è sempre la voce  inappellabile della verità.

 

Dalla “cazzimma” alle cazz..te: il triste destino di questo Napoli!

Soccer: Italy Cup; Juventus-Napoli

 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, penseranno dalle parti di Torino: già solo “penseranno”, perchè le tesi profondamente contorte e tremendamente nocive alla legge dello sport, non tangiscono minimamente la forza dei Campioni d’Italia.

Anche ieri, la prima potenza footballistica nostrana ha fornito l’ennesima prova di “onnipotenza calcistica”, al cospetto di un avversario, il Napoli, ben organizzato; ma capace di fare solo il solletico alla Vecchia Signora, prima di crollare sotto i colpi di Dybala e compagni.

Un’autentica prova di forza lampante e a tratti imbarazzante; che ha permesso agli uomini di Allegri di schiacciare letteralmente i partenopei, chiusi all’angolo per ben 45 minuti di fuoco bianconero.

Basterebbe, forse questo, per “giustificare” un punteggio arrivato si grazie a due calci di rigore (solari), ma netto dal punto di vista qualitativo, fisico e tattico negli interi 95 minuti di contesa.

Invece, no, perchè nel calcio, oggigiorno c’è un’espediente sempre più in voga e consolatorio chiamato “alibi del complotto”, pronto  a raggirare agli occhi dei più deboli, una realtà accecante ed  obiettiva.

Una spada di Damocle, in verità, nei confronti di chi crede di essere considerata una grande squadra; salvo poi nascondersi tramiti questi ingegnosi marchingegni nella caverna dell’insuccesso.

Ed ecco allora che la tanto famigerata “cazzimma”( in grado, secondo antiche leggende campane, se applicata di battere Real Madrid e Juventus); sfaldarsi come un babà dinanzi alla debole “vigliaccata” del complotto.

Insomma, al netto di possibili  e umane sviste, di rigori, tradimenti pallonari e chi più ne ha più ne metta: forse, la vera vergogna risiede proprio nel culto dell’antisportività.

Ammettere la superiorità e stringere la mano all’avversario a volte, può essere la minima base per iniziare ad essere una grande squadra, cari Reina e company.