Nainggolan: un fuoriclasse da “bar”

Juventus FC v AS Roma - Serie A

” E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai, di calciatori tristi che non hanno vinto mai…che hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro ad un bar..”.

Versi semplici e profondi quelli della “leva calcistica del ’68”, ma sempre attuali per descrivere fenomeni, nel mondo del calcio, perennemente ricorrenti.

Certo, analizzando la strofa ci si è forse spinti verso una nuvola futuristica; ma il concetto che ne sta alla base, potrebbe perfettamente riassumere la personalità tormentata di Radja Nainggolan.

Il “Ninja” così come viene chiamato in quel di Roma, non perde occasione per sputare veleno verso un destino amaro che gli ha voltato le spalle 5 anni or sono, mostrandogli il lato più duro e aspro da digerire.

La mancata fumata bianca in quella famosa trattiva fra Cagliari e Juventus nel 2012, saltata clamorosamente per non tappare le ali  al nuovo “guerriero” Arturo Vidal, è un cazzotto che il centrocampista belga ha accusato e ne mostra ancora oggi i segni a distanza di tempo.

Il passaggio alla Roma, etichettato dal protagonista come una manna dal cielo, in verità è stato solo un ripiego per un ottimo calciatore, destinato ,forse, a rimanere nel dimenticatoio del football che conta.

Già, perchè non basta nel calcio e soprattutto oggigiorno, fornire delle prestazioni notevoli per far brillare una stella, che sensa una ricompensa concreta, rischia di accendere una luce fioca.

Ecco perchè, il tatuato ragazzo dal “core romano”, ha trasformato il culto della sconfitta ad una riscossa da “bar”, mistificando il tal modo il concetto di rivalsa reale dalle difficoltà della vita.

Il consiglio che potrebbe far comodo a Radja sarebbe quello di amare lo sport per ciò che esso stesso insegna in quel breve tratto di vita; giocando alla “morte” per battere il gigante nemico, superando i propri limiti per un successo sudato e desiderato; ma sempre rispettando l’avversario, perchè prima dello sportivo, c’è l’uomo.

In tal modo, forse, si potrebbe evitare in futuro di affibbiare quei soavi versi di De Gregori all’ennesimo giocatore triste, a cui gli basta solo ridere dentro ad un bar…

 

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