Juventus-Empoli:la capolista non molla, ma senza Dybala il meccanismo non decolla

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Il succo al termine dei novanta minuti è lo stesso visto e rivisto per l’ennesima volta in stagione: la Juventus batte l’Empoli, nonostante un importante turnover e le tossine di Coppa ancora da smaltire.

Eppure per un’ora abbondante la corazzata bianconera è parsa in evidente difficoltà di manovra, nel bucare un Empoli modesta, ma dignitosamente organizzata.

Il 4-4-2 rispolverato da Allegri, dopo un filotto di partite nelle quali il nuovo modulo a diamante aveva ottimamente impressionato, non fa altro che rendere la serata più complicata del previsto.

Il gioco, già di per sè spesso lento e prevedibile in quest’annata, si appiattisce notevolmente nei primi 45′, con Higuain spesso assente dalla manovra, costretto a barcamenarsi senza buon esito, nei numerosi cross provenienti dalle fasce.

La scarsa propensione di Mario Mandzukic con il gol, poi, non fa altro che ingigantire una difficoltà imprevista in un primo tempo, più di sbadigli che di sussulti.

L’autorete di Skorupski prima e il raddoppio del sempre ottimo Alex Sandro poi, violano un risultato, che alla fine poi non può non sottrarsi alla forza d’urto di una rosa qualitativamente ampia e troppo superiore agli avversari.

La lampadina magica però, si accende al 75′, quando un misero quarto d’ora di gioco, attecchisce più del resto della contesa: entra Dybala e la musica cambia.

Nonostante la stanchezza ospite e il risultato già acquisito, la Joya scompiglia le carte in tavola, fin lì eccessivamente prevedibili; creando, rifinendo e sfiorando un eurogol con il proprio sinistro magico.

La verve dell’argentino, risveglia un Higuain fin lì malinconico ed un Pjanic, spesso poco sfruttato da una manovra troppo orizzontale e poco in verticale.

Insomma, pur vincendo la Signora nella serata torinese mette a nudo una sua evidente dipendenza: Dybala è la chiave di giuntura di un gioco che ha in Pjanic ed Higuain, due pedine fondamentali ma spesso distanti senza il numero 21 bianconero.

Porto-Juventus: quell’espulsione di Alex Telles che ha “penalizzato” i bianconeri…

FC Porto vs Juventus FC

 

Vedi un rotondo 0-2 su un campo 90 minuti prima esplosivo e pensi che la scellerata espulsione di Alex Telles al 27′ sia stato l’ago della bilancia decisivo per la vittoria juventina: peccato, però, che spesso il calcio non è fatto di scontatezza e di populismo mediatico.

La Juventus Allegriana, dominante per quasi l’intera durata del match contro il Porto, ha letteralmente messo alle corde i lusitani, dopo soli 10 normali minuti di studio; salvo poi imbottigliarsi dinanzi alla muraglia eretta da Espírito Santo.

La difficoltà riguardante la velocità e la prevedibilità di manovra è un tarlo, che puntualmente si è manifestato ieri sera, a partire da quell’incredibile minuto, nel quale il terzino del Porto ha deciso di lasciare i propri compagni in inferiorità numerica.

La sostituzione della punta Andrè Silva e l’arretramento delle due linee di difesa e centrocampo, non hanno fatto altro che rendere ancor più complicato il canovaccio tattico bianconero; con i padroni di casa intenti a portare a Torino, un preziosissimo 0-0.

La continua ricerca di un gioco ragionato e prettamente esterno, non ha fatto altro che aumentare la resistenza avversaria, costringendo i bianconeri a medesime giocate: cross nel mezzo e tiri dalla distanza.

Solo dopo 70′ di fisiologica stanchezza portoghese, con relativa entrata in campo del funambolico Pjaca, Allegri ha trovato la chiave giusta per aprire una scatola, che in 10, si era paradossalmente fortificata.

Cosa sarebbe successo se la gara fosse stata in parità numerica e il Porto se la fosse giocata a viso aperto?

La risposta non la saprà mai nessun santone che tenga: ma una cosa è chiara, l’odierno “limite” della Juventus è quello di attuare un gioco lento e spesso prevedibile, magari mutabile dinanzi ad avversari più inclini al “confronto”.

 

 

Bonucci-Allegri: l’ennesimo episodio di una tensione paradossalmente benevola

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Non è tutto rosa e fiori in casa bianconera nonostante l’ennesimo successo contro il Palermo nelle mura amiche: eppure l’ennesimo episodio di tensione che ha coinvolto ieri Bonucci e Allegri, potrebbe avere globalmente una chiave di lettura differente da quella esposta dai media.

Gli scambi di battuta accesi fra il tecnico livornese e il difensore bianconero, reo di essere poco concentrato sul campo a discapito di un immersione forzata nell’ambito tecnico; ha seccato e non poco Allegri, che non le ha mandate di certo a dire al proprio giocatore.

Quel “Bonucci se vuole fare l’allenatore deve ancora imparare”, in verità rappresenta solo la versione soft di quelle forti e colorite parole pronunciate rabbiosamente da Max durante quell’acceso frangente di partita.

La corsa frettolosa del regista difensivo juventino a fine match, non ha di certo placato immediatamente una ferita aperta, ma che siamo sicuri sia pronta a rimurginarsi in breve tempo.

Certo è che il caso Bonucci si è accodato velocemente a quello di Dybala e Lichtsteiner, pronti a reagire impulsivamente contro il proprio tecnico come mai avevano fatto nei due anni precedente.

L’alone sempre più cupo di una partenza del discepolo di Galeone a fine stagione potrebbe aver allentato qualche briglia all’interno dello spogliatoio: ma la verità forse potrebbe essere un’altra.

La Juventus, soprattutto nei suoi uomini, è consapevole come non mai di potersi giocare fino in fondo la Champions in questa stagione; sprizzando tensione ed ansia anche nei piccoli particolari, magari non accresciuti nelle scorse annate.

Insomma, spesso non tutte le manifeste verità devono essere prese nel pieno della loro veduta: perchè spesso è dall’apparente negatività che può sbocciare un’energia postiva e delle volte vincente.

 

Juventus-Palermo 4-1: Dybala senza pietà, la capolista vince in surplace

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Crudele, spietato, per nulla avvezzo a regali particolari: infondo un campione deve essere così anche contro la sua ex amata squadra.

La notte del poker bianconero ai danni del piccolo Palermo,  rispolvera un Dybala in versione scintillante, autore di una doppietta decisiva per la vittoria finale.

Due sinistri taglienti e al tempo stesso chirurgici che scaldano uno Juventus Stadium per buona parte del match sonneggiante a causa di un copione già scritto e misero di colpi di scena.

La rete iniziale di Marchisio (redivivo in zona gol) è solo il preludio alla prima delle due firme della Joya, una perla di rara bellezza in verità.

La punizione telecomandata alle spalle di Posavec, non fa rimpiangere per nulla Pjanic e raggiunge al 40′, probabilmente il picco di prelibatezza della serata.

Da lì in poi, la solita “camomilla italiana” dei padroni di casa addormenta un gioco a tratti ipnotico; pronto però ad accendersi da un istante all’altro con le frecce offensive.

Capita così che la partita ancora distratta del giovane Marko Pjaca e confusionaria di Sturaro, lasci spazio  al solito sigillo di Higuain, abile a capitalizzare l’unica palla disponibile (proprio di Dybala) per il 3-0.

L’argentino, in versione buon samaritano, nella seconda frazione di gioco, lotta ripiega e rifinisce per la squadra, mostrando gli enormi miglioramenti di sacrificio nella sua nuova “famiglia”.

Il cioccolatino servito a Dybala sul finire di gara, regala al compagno albiceleste la meritata e pesante doppietta, mitigata solo dal gol della bandiera rosanero di Chochev in pieno recupero.

La Signora, in versione largamente variata negli undici titolari, batte in surplace il Palermo senza affanni, arrivando fisicamente e mentalmente pronta per la sfida europea contro il Porto.

Certo è che questi ritmi blandi, difficilmente potranno essere sufficienti per uscire indenni da Oporto, lo sa Allegri e soprattutto Dybala: questa Juve per sognare ha bisogna della Joya tirata a lucido come in questa magica serata…

 

 

I forfait di Chiellini non preoccupano più: sboccia Daniele Rugani…

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Sono oramai lontani quei momenti nei quali i campanelli d’allarme di natura fisica di Giorgio Chiellini provocavano turbamenti: oggi c’è un cuscino d’alloro su cui dormire, Daniele Rugani.

Il centrale di Lucca, dopo una maturazione annuale non propriamente facile è riuscito a consacrarsi nell’attuale stagione come oramai un titolare aggiunto nel pacchetto arretrato bianconero.

La sua crescita esponenziale in termini di personalità ma soprattutto di natura fisica, ha condotto a quello step decisivo verso lo stadio di difensore completo, non solo in ottica juventina ma anche in quella nazionale.

Il passaggio alla difesa a quattro ha probabilmente “svestito” il disagio da terzo difensore di fascia, sulla quale Daniele il più delle volte balbettava sia nelle chiusure che in fase di impostazione.

Al di là di questioni squisitamente tattiche, però, il biondo difensore toscano è sicuramente cresciuto anche in termini di grinta e furbizia; sprecando qualche cartellino giallo di troppo rispetto al passato, pur di impedire il passaggio dell’avversario verso la porta.

Insomma, le prestazioni di Rugani da inizio stagione ad oggi sono costantemente positive ed incoraggianti; tanto che spesso lo si preferirebbe addirittura nella coppia titolare a discapito di uno fra Bonucci-Chiellini.

Proprio il difensore livornese, non nuovo a stop muscolari prima dei big match europei;  rischierebbe di saltare la delicata trasferta di Oporto, valida per gli ottavi di andata di Champions League.

Questa volta, però, in casa Juve non passeranno più le notti insonni a rattoppare questa costante assenza illustre; il cuscino d’alloro chiamato Daniele Rugani è pronto a prendersi la scena, come infondo è scritto da tempo nel suo destino da predestinato…

 

 

L’Higuain juventino: da “gordo” a ingordo…

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Famelico, insaziabile, incapace di lasciare le briciole all’avversario: non stiamo parlando del rapporto Higuain-cibo ma quello del bomber argentino con il gol in abito bianconero.

Certo, solo uno stolto, calcisticamente parlando, avrebbe potuto dubitare delle capacità realizzative dell’attaccante albiceleste nel nuovo contesto pluriscudettato; eppure le premesse, dal punto di vista visivo, non era delle più rosee.

Quel quintale sfiorato al primo giorno di ritiro, condito da quei movimenti di squadra confusionari e atipici rispetto agli anni napoletani, avevano fatto sorgere il dubbio che El Pipita in bianconero, potesse essere uno dei tanti, non la stella.

Invece, il tempo, come sempre galantuomo, non ha tardato a dare i suoi inequivocabili responsi: con il nuovo numero 9 della Vecchia Signora, capace dopo un velocissimo rodaggio, di sputare gol a colpi di mitraglia,  secchi, pesanti.

La doppiietta al derby, il gol al suo ex Napoli e la gemma contro la Roma, sono solo alcuni centri dal peso specifico imponente in termini di risultati.

Higuain segna da 5 trasferte consecutive, è in vetta alla cannonieri con 18 centri e ha già raggiunto 21 realizzazioni stagionali; in tutti i modi possibili, dal colpo di tersta, alla rovesciata, passando per tocchi di classe cristallina.

Insomma sono lontani i tempi in cui i maligni, forse più che per auspicio che per sincera convinzione speravano in un flop del Pipita in bianconero: Higuain segna sempre più e sembra non volersi fermare.

Mai come questa volte dunque è il caso di dire : l’appetito vien mangiando…

Cagliari-Juventus 0-2: re Mida Higuain non perdona e la capolista vola!

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Attendere il momento giusto e colpire trasformando in oro quei pochi palloni in verticale arruolabili per il suo fiuto innato del gol: Gonzalo Higuain annichilisce il Cagliari, sentenziando l’ennesima mazzata bianconera al torneo.

Eppure in verità prima di quel millimetrico lancio di Marchisio al 37′ per il primo centro del Pipita, la compagine di Allegri non aveva creato i presupposti per una occasione degna di nota nella prima frazione di gioco.

Ma si sa l’artiglieria pesante confermata dal tecnico toscano, pur non guarendo la “malattia” di gioco,  è in grado di fornire delle frecce velenose che in qualsiasi momento possono decretare il colpo del knockout all’avversario di turno.

Higuain, in verità, rappresenta la punta di un iceberg che spesso e volentieri è risultata decisiva nell’involucro di campioni bianconero, togliendo le castagne dal fuoco in molteplici circostanze con gol pesanti come macigni.

Anche oggi le sue due perle, sintetizzano il sunto della nuova Juve versione diamante: tanta solidità difensiva, studio iniziale e colpi precisi e potenti, quando l’avversario cala l’intensità di corsa.

Insomma se non brilla Dybala (sempre più involuto nel nuovo ruolo) e rifiata Mandzukic; ci pensa El Pipita a trasformare in oro tutto ciò che tocca: ammutolendo chi lo etichettava come dipendente da un gioco finalizzato a sè stesso e affilando le armi in vista di notti in cui la concretezza risulterà essenziale per obiettivi ancor più ardui e affascinanti…