Inside Juventus-Milan : i 45 ‘da sangue europeo…

juve-milan

 

Se la ferocia applicata al tatticismo del football moderno potesse essere riassunta in soli 45′, sceglieremmo , senza ombra di dubbio, quelli della prima frazione di gioco di ieri sera nei quarti di Tim Cup.

Juventus-Milan, la partita della rivincita bianconera, della rabbia per quei giovani ragazzotti capaci di schernire per due volte la Signora; si è tramutata al tempo stesso in un involucro di concetti e reazioni, raramente visibili in questa prima parte di stagione dagli uomini di Max Allegri.

La batteria delle 4 punte, all’occorrenza capaci di ripiegare fino alla linea di difesa, ha fornito una capacità di copertura paradossalmente maggiore rispetto ai moduli fin qui applicati; con la variabile impazzita di quelle quattro frecce avanzate, capaci di colpire il nemico ogni qualvolta si presenti una semplice ripartenza.

Che la miglior difesa fosse l’attacco, concetto da sempre espresso dai grandi tecnici presenti e passati (Sacchi e Guardiola docet) è un dogma molto diffuso; ma ora sembra sia diventato la formula magica, per questa Juventus, mai come in quest’annata predisposta all’offesa più che alla difesa.

Capita così, che Mario Mandzukic, rispolveri quell’indole da vecchio tornante  mostrata ad inizio carriera; che Asamoah torni ad arare per una notte la fascia come i vecchi tempi, grazie ai tagli centrali dell’ariete croato; che Dybala ed Higuain pressino con foga i difensori avversari, come i più consumati bomber di provincia.

Se a tutto ciò si aggiunge la geometria di Pjanic in mediana, la verve esplosiva di Cuadrado sulla destra e una difesa meno sollecitata e più sicura: il quadro è completo.

Certo la seconda frazione di gioco, fra acido lattico accumulato e timore per una nuova possibile rimonta subita, pongono un interrogativo importante in ottica futura: questa nuova Juve d’attacco reggerà per almeno 70-80 minuti di gioco?

La risposta dipenderà più che dalle energie fisiche, soprattutto dalla disponibilità dei campioni più illustri ad un sacrificio pesante , che a lungo andare, però, potrebbe risultare molto appagante.

L’Inter di Mourinho, infondo, non è una favoletta da raccontare, ma una realtà concretamente presente nella storia calcistica degli ultimi anni…

 

 

 

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