KESSIE: IL SOLDATO DA NON FARSI SCAPPARE

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Giovane, esplosivo, con una tecnica sopraffina: Frank Kessie non è un giocatore normale, ma un predestinato.

Le sue 4 reti stagionali maturate con l’Atalanta, fanno da contorno a prestazioni costanti, sempre sul filo dell’eccellenza.

Il 19enne ivoriano, corre, lotta, non spegne il suo “motorino” fino all’ultimo minuto utile; e segna appunto, il che non guasta, anzi.

La Juventus alla ricerca esasperata di un centrocampista utile a completare la rosa nel prossimo mercato invernale, ha in testa Witsel, ma non perde di vista Franck.

La puntigliosa resistenza del club russo, potrebbe trattenere ancora per qualche mese il centrocampista belga; riportando Marotta e company a sciogliere un’enigma, che questa volta, urge di una soluzione concreta.

Kessie, in tal senso, sarebbe l’identikit perfetto; forse, superiore per qualità e utilità al mediano dello Zenit.

Certo, la pericolosa asta aizzatasi intorno al giovane talento della Costa d’Avorio, fresco di convocazione in nazionale, potrebbe complicare di molto la sua acquisizione.

Per questo, converrebbe pigiare l’acceleratore per prelevare un diamante, prossimo alla lievitazione tecnica ed economica.

Una cifra oscillante fra 15 ai 20 milioni potrebbe bastare a stoppare un profumo di campione, già sconfinato pericolosamente in Germania, nelle insaziabili terre di Monaco.

La concorrenza  nostrana (Napoli in testa), non manca, ma varrebbe la pena forse, puntare tutto sulla giovane stella di colore per ridare verve e kilometraggio ad un centrocampo con il freno a mano tirato.

Beppe, perchè Witsel e non Kessie, allora?

Pensaci, potrebbe essere un treno prezioso da non rimpiangere in futuro.

 

ALLEGRI-SCONCERTI: E QUEL NERVO SCOPERTO CHE DA’ PRURITO…

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“Vincere è l’unica cosa che conta” sostiene lo slogan per eccellenza della storia juventina.

Dati alla mano, risulta impossibile contestare tale responso, considerando la vetta della classifica in Campionato e l’accesso agli ottavi di Champions a portata di mano; eppure a questa Juventus ciò non basta.

La squadra fatica ad imporre la propria ( ancora sconosciuta) idea di gioco, soffrendo più del dovuto a conservare un risultato, protratto spesso fino al 90′.

L’assolo dei singoli, sia un acuto di Higuain o una magia balistica di Pjanic, spesso e volentieri servono da prezioso velo sgargiante per mascherare un fondo non ancora perfettamente limpido e rassicurante.

Lo sa Massimiliano Allegri, entrato nell’occhio della spigolosa critica, incline a ricercare l’unico pelo nell’uovo ad un marchingegno puntuale come un orologio svizzero nello scoccare i tre punti.

L’ acceso diverbio del post-partita di Chievo Verona-Juventus fra il tecnico livornese e il giornalista rai Mario Sconcerti, ha pungolato per l’ennesima volta quel nervo scoperto, sempre più fastidioso per l’allenatore bianconero.

L’ accusa di un gioco poco spettacolare, rispetto a quello pronosticato ad inizio anno, dopo la faraonica campagna acquisti, ha stizzito e non poco Allegri; fermo sulla sua convinzione di una manovra tutt’altro che deficitaria della Vecchia Signora.

La verità, probabilmente, sta nel mezzo: con il timoniere livornese pronto a mistificare la realtà pur di creare uno scudo protettore nei confronti della squadra, nonostante sia conscio che qualcosa dovrà pur migliorare se si vorrà coltivare, da qui in avanti, il sogno europeo.

Dall’altra parte, Marotta e Paratici, forse dovrebbero recitare un “mea culpa”, per non aver completato un mercato di stampo continentale; con al centro un motore di media cilindrata.

Il solo  Marchisio e i discontinui Pjanic, Khedira sembrano probabilmente essere gli unici tasselli all’altezza del centrocampo bianconero.

Insomma, la sosta casca a pennello, Gennaio è un mese oramai alle porte: “vincere è l’unica cosa che conta”, ma migliorare a 360° potrebbe essere, questa volta ancor più prezioso, per debellare quel nervo scoperto, specchio della verità attuale.

 

 

 

CHIEVO-JUVENTUS 1-2: IL “MAGO” PJANIC SALVA LA SIGNORA DALLA PALUDE VERONESE…

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Una pennellata soave, delicata, ma al tempo stesso roboante come un uragano: Miralem Pjanic estrae una delle sue magie da calcio da fermo, conducendo la Juventus ad una difficile vittoria in quel di Verona.

Che la partita non sarebbe stata una passeggiata di salute, lo si era capito dopo appena un minuto; quando Barzagli ha dovuto lasciare il campo anzitempo a causa di un brutto infortunio alla spalla sinistra.

La solita manovra lenta ed elaborata della Vecchia Signora, oramai un marchio di fabbrica in questa prima fase di stagione; cozza con l’intrapendenza clivense, fatta di pressing, intensità e pericolose ripartenze.

Capita così, che il solo Hernanes cerchi di dare un pò di inventiva ad un giropalla alla “camomilla”, con Higuain e Mandzukic serviti con il contagocce.

Proprio il Pipita, quest’oggi in versione “turista per caso”, si divora la prima delle due clamorose opportunità avute nell’intero match, sul finire del tempo.

La rete improvvisa di Mandzukic in avvio di ripresa, su una dormita clamorosa della retroguardia di casa; riattiva immediatamente quel “sensore di gestione”, tanto caro a Massimiliano Allegri.

I fantasmi di Lione, così, non tardano a materializzarsi al 66′, quando un ingenuo Lichtsteiner affossa il sempreverde Pellissier in area di rigore, permettendo al capitano gialloblù di pareggiare il match.

La reazione dei Campioni d’Italia sembra ricalcare quella confusionaria nel finale della partita di mercoledì in Coppa; finchè al 75′ Dainelli stende Pjanic al limite dell’area.

E’ in quel momento che il Pianista, estrae dal cilindro il coniglio magico, souvenir dei bei tempi romani passati; descrivendo l’arcobaleno vincente alle spalle dell’impotente Sorrentino.

Le occasioni di Sturaro, la slalom gigante di Cuadrado e il remake di Pjanic su calcio da fermo, non cambiano un risultato, che poteva assumere i contorni più marcati nell’ultimo scorcio di gara.

La solita Juventus lenta, prevedibile e con un centrocampo sempre più rivalutabile in senso negativo, viene salvata da Miralem Pjanic: perchè in Italia, spesso basta una preziosa schiccheria del campione, per condurre fuori la Signora dalle difficili paludi di provincia.

 

 

 

 

 

 

WITSEL PRONTO PER GENNAIO: CURA O EQUIVOCO TATTICO?

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Cos’ha in comune il centrocampo 2014/2015 e quello dell’attuale Juventus 2016/2017?

Poco e nulla, se non si fa eccezione di Claudio Marchisio, peraltro “riserva” di lusso di quel magico trio formato da Pirlo, Vidal e Pogba.

Certo, il tempo passa, i cicli cambiano e i pezzi di un puzzle vincente devono per forza di cose rigenerarsi, cercando di fornire il medesimo profitto.

E’ chiaro, però, che l’attuale linea di metà campo bianconera, stia faticando e non poco a trovare i giusti connotati, fondamentali per fornire equilibrio ad una squadra ancora poco decifrabile dal punto di vista del gioco.

Axel Witsel, già vicino alla Vecchia Signora nel mercato estivo, salvo poi essere sfumato per il clamoroso retrofront russo; sembra sia al momento, l’unica soluzione disponibile, per tappare la falla nella zona nevralgica del campo.

L’attuale terzetto, composto dal rientrante Marchisio, Khedira e Pjanic, non forniscono le adeguate cautele, in virtù soprattutto di sfide ad alto tasso di difficoltà, che si presenterebbero da Marzo in poi.

Al di là della caratura e dell’esperienza dei nuovi interpreti di centrocampo, ciò che salta all’occhio e l’incompatibilità dal punto di vista atletico dei tre elementi.

Essi infatti, presentano il medesimo passo cadenzato e macchinoso, spesso in antitesi con la rapidità e la freschezza atletica, tipica del palcoscenico chiamato Champions League.

In tal senso, quindi, l’acquisto di Witsel, potrebbe presentarsi come un ulteriore continuazione sulla linea attuale; rischiando di proporre un ulteriore equivoco di reparto.

Il centrocampista belga, infatti, è il classico calciatore affidabile dal punto di vista qualitativo e polivalente da quello tattico; ma estremamente compassato e poco dinamico da quello fisico.

Insomma, rischierebbe di divenire il doppione di Khedira, sul lato opposto del campo, con il rischio di rallentare ancor di più una manovra, gia di per sè, visibilmente con il freno a mano tirato.

Matuidi, in tal senso,  per rapidità, esperienza e qualità sarebbe stato il profilo perfetto per dare quel pizzico di dinamismo, vitale per fornire la benzina ad un reparto, al giorno d’oggi, considerato l’anello debole del potente marchingegno.

I giovani Keissie, Bentacur o altri profili di belle speranze, potrebbero essere le alternative rischiose e stuzzicanti al mediano belga.

Il tempo stringe e una domanda  risuona frequentemente: Witsel cura di mercato o un pericoloso equivoco tattico?

La risposta fra qualche mese, dove tutto sarà più chiaro.

 

JUVENTUS-LIONE 1-1: E’ LA SOLITA MINESTRA RISCALDATA, COSì NON VA.

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Nel calcio nulla è scritto, scontato, prevedibile: ma è chiaro che gli errori passati devono essere tramutati in pregi fondamentali per il futuro.

Nulla da fare, invece: la Juventus allegriana cade nei soliti limiti europei, facendosi imporre l’1-1 in casa dal modesto Lione, rimandando il discorso qualificazione alla sfida con il Siviglia.

L’attesa per la prima convincente prova casalinga europea si è tramutata in un disastroso spettacolo; con i bianconeri incapaci di sfruttare il vantaggio iniziale, facendosi dominare dai francesi.

Il passaggio al 4-3-1-2 con Pjanic fantasista, non cambia un copione, oramai radicato nelle cellule dell’Allegri “pensiero”: gestione del risultato, rinunciando al gioco.

Il vantaggio iniziale di Higuain, peraltro su un calcio di rigore discutibile, non ha semplificato la continuazione della contesa; con i bianconeri che hanno provato con gli “impacchi” di camomilla ad addormentare le velleità degli ospiti.

L’errore di Higuain da matita rossa sul finire del primo tempo, è di fatto l’ultimo concreto squillo di una corazzata, capace solo di calciare due volte in porta nell’arco di 90 minuti.

Il ritardato ingresso in campo del miglior terzino al mondo, Alex Sandro, in coabitazione all’incomprensibile sostituzione di Higuain, nei caldissimi 5 minuti finali; hanno tramutato l’avvilente agonia, nella doccia gelata del pareggio.

L’1-1 dei coraggiosi ragazzi di Génésio, firmato da Tolisso al 83′ è la giusta conclusione di una storiella tanto logica quanto stucchevole.

La mazzata di Monaco di un anno fa si è materializzata nuovamente questa sera, con conseguenze meno pesanti, ma allo stesso tempo intellettualmente profonde.

In Europa, Manchester City- Barcellona, insegna: vince chi fa un gol in più dell’avversario, non chi si preoccupa di non  prenderlo.

Se per Allegri, però, l’importante è solo il risultato, probabilmente il binario è quello sbagliato: urgerà, una rapida sterzata di mentalità e una flessibilità rispetto alle sue radicate convinzioni.

La stazione di arrivo è ancora visibile: ma bisognerà cambiare rotta, prima di un deragliamento dalle conseguenze di “colpo” catastrofiche.