MILAN-JUVENTUS: Il TEMPO DELLE SCUSE E’ SVAMPATO, I CONTI NON TORNANO

Milan - Juventus

 

Incepparsi per due volte nel giro di un mese nell’ infausta San Siro è un boccone duro da digerire; farlo commettendo le medesime imprecisioni è un campanello d’allarme di una ridondanza non indifferente.

La Juventus di Allegri perde malamente contro il giovane Milan di Montella, irretito dalla verve dei ragazzotti terribili, guidati da un Locatelli, ancora una volta baciato dalla grazia.

Certo l’iniziale vantaggio (regolare) di Miralem Pjanic, poi annulato da Rizzoli; avrebbe potuto dare una svolta diversa alla contesa, ma di certo non avrebbe offuscato i dubbi ludici sulla Vecchia Signora.

La vittoria di Lione di qualche giorno fa aveva ,forse, mascherato pericolosamente le difficoltà di una squadra prevedibile nell’impostazione di gioco e spesso consegnata alla mercè dell’avversario.

Le parate di Buffon e quella margherita infinita di individualità da sfogliare, aveva regalato per l’ennesima volta il petalo vincente, al cospetto di una realtà camuffata dal concetto di vittoria.

La “pazienza” inneggiata in conferenza stampa da Allegri e riproposta al 77′ di Milan-Juve sul risultato di 1-0, rischia di essere una cartolina sintetica della Juventus attuale.

Il cinismo, sommato ad un “provincialismo” il più delle volte fruttuoso nel campionato nostrano, rischia di divenire un boomerang pericoloso nelle partite di una certa consistenza; del resto due sconfitte su altrettanti big-match ne sono una concreta testimonianza.

Se a ciò va sommata quellla radicata  concezione calcolatrice del risultato, quando se ne ha “ipoteticamente” a disposizione uno su due; ecco che il più delle volte si può cadere nella trappola della sconfitta.

Certo, nel calcio non si può solo vincere e soprattutto non è sempre il Dio denaro che fa la differenza nei 90 minuti; ma è altrettanto evidente che la Juventus 2016/2017 rappresenta paradossalmente una regressione dal punto di vista del gioco di quella precedente.

La continua ricerca del passaggio in orizzontale a discapito della veloce verticalizzazione e quel lento gioco fossilizzato sulle fasce, rischia di diventare deleterio per Gonzalo Higuain, puntualmente rifornito di 2/3 palloni a partita.

Il rientro di Marchisio all’interno di un centrocampo senza una bozza di connotati definiti a due mesi dall’inizio del campionato, pare essere troppo poco per cambiare marcia alla manovra.

Il girone di Champions dovrebbe essere una formalità già chiusa e il campionato se pur riaperto non dovrebbe destare reali preoccupazioni impreviste: ma è chiaro che la trappola potrebbe riproporsi cammin facendo, quando gli scontri potrebbero essere ancor più infuocati.

Allora bisogna gettare la maschera e cancellare le scuse: la Vecchia Signora non deve trovare l’escamotage per vincere, ma deve farlo convincendo.

 

 

 

 

 

 

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