MIRALEM PJANIC: CHI L’HA VISTO?

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Cercasi talento smarrito: cristallino, imprevedibile, in grado di comporre sinfonie, tali da consegnargli l’epiteto di “Pianista”.

Miralem Pjanic, il primo ridondante acquisto della nuova Juventus 2016/2017, è ancora lontano anni luce da quel raffinatore di palloni ammirato a Roma.

Certo, la continuità di prestazione non è mai stata una delle peculiarità del centrocampista bosniaco, ma è chiaro che il suo apporto nel contesto di gioco bianconero è ancora poco inquadrabile.

Quella fantasia accecante dispensata dal suo piede destro, spesso trova una “prigione”all’interno dello scacchiere tattico, elemento vitale per creare una squadra equilibrata e vincente.

Il suo iniziale utilizzo da regista, è stato bocciato da Allegri sul nascere da quella sciagurata partita di San Siro contro l’Inter; banco utile per cancellare prematuramente l’ideale di “nuovo Pirlo”.

Le sue ultime prestazioni fornite da mezz’ala sinistra, non hanno alzato di molto il profitto ludico del ragazzo (non ingannino le sue tre reti stagionali); spesso perso nei meandri della macchinosa manovra bianconera.

La sua ultima deludente partita contro il Napoli, interrotta dopo 70 minuti di anonimato, non ha fatto altro che accentuare l’enigma intorno all’attuale identità e utilità di Miralem Pjanic.

Toccherà ad Allegri probabilmente svegliare definitivamente l’estro nascosto dell’ex numero 5 giallorosso, magari inserendolo all’interno di un nuovo vestito cucito addosso alla Vecchia Signora.

Il Pjanic interno di centrocampo, quello visto a grandi linee a Roma, potrebbe ritornare a risplendere, magari con un mastino alla Nainggolan a guardagli le spalle; Lemina o Sturaro, in tal senso sarebbero i profili più indicati.

Più logico ed intrigante, invece potrebbe rivelarsi il suo utilizzo da trequartista puro all’interno di quel 4-3-1-2, tanto caro ad Allegri e decisivo in quella cavalcata storica di due anni fa, terminata nella finale di Berlino.

La velocità di pensiero e quel piede così sensibilmente calibrato, sarebbero linfa vitale per Dybala e Higuain, oltre che elisir di rinascita per il “Pianista”.

Insomma ad oggi , ancora nessuno ha visto Miralem Pjanic; ma occhio perchè, a breve, potrebbe essere pronto a presentare le sue nuove sinfonie…

 

 

 

 

 

JUVENTUS-NAPOLI 2-1: IL MORSO DI HIGUAIN GIUSTIZIA I PARTENOPEI

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Velenoso come una vipera, vitale come una boccata d’ossigeno dopo una nuotata in apnea: il morso di Gonzalo Higuain colpisce il Napoli, mandando in paradiso una Juventus in chiaroscuro.

Partita difficile era e partita complicata è stata, con gli ospiti brillanti nelle loro combinazioni in mezzo al campo e ficcanti con i tre piccolini davanti.

Le difficoltà del centrocampo bianconero composto dai tre macchinosi Khedira, Hernanes e Pjanic, vengono amplificate nella prima frazione di gioco;  nella quale i padroni di casa, sprecano solo un’occasione da gol fallita proprio dall’ex Higuain.

Quel predominio partenopeo nella zona mediana del campo, porta spesso i tre difensori centrali bianconeri a cercare il lungo lancio, quasi sempre preda di Koulibaly e compagni.

L’ennesimo infortunio di Chiellini sul finire del tempo, cade paradossalmente come una manna dal cielo; con il subentrante Cuadrado che imprime uno spruzzo di imprevedibilità ad una manovra fin lì monocorde.

Il rabbioso vantaggio di Bonucci ad inizio ripresa su un clamoroso liscio di Ghoulam, sembra l’apriscatola vincente ad una contesa più difficile del previsto.

Il pareggio immediato di Callejon al 55′, però, cala il gelo sullo Juventus Stadium; distruggendo un castello fin lì eretto faticosamente.

La Vecchia Signora, però, ha la calma olimpica degli indomabili ed una luce cristallina in panca chiamata Claudio Marchisio.

La classe del Principino, dà la scossa ad una manovra ancora ingolfata; risvegliando Gonzalo Higuain, fino a quel momento lì ben sedato dagli ex amici.

Il morso del Pipita si materializza al 71′, con un sinistro fulmineo e velenoso, al termine di un’azione da egli stesso congeniata, che lascia pietrificato Pepe Reina.

Lo sfondo assordante dello stadio fa da contorno alla gioia di Higuain,  repressa in quell’animo pienamente riconoscente alla sua vecchia “famiglia”.

La sofferenza finale, toccante l’apice in quel quasi autogol di Mandzukic, diventa una dolce abitudine al cospetto della vittoria conclusiva, firmata proprio dall’uomo più atteso.

Non ha fallito Gonzalo, è stato di parola: come un gentiluomo che seduce la sua nuova Signora senza cancellare la sua ex compagnia di felici momenti che furono.

Chapeau!

 

 

HIGUAIN-DE LAURENTIS E QUEL PALLOTTOLIERE CALDO PER SABATO…

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C’eravamo tanto amati, mal sopportati e infine odiati: quale slogan più appropiato può essere utile per esprimere il rapporto intenso creatosi fra Gonzalo Higuain e Aurelio De Laurentis?

Poche parole, crude e coincise, sempre più velenose e aizzanti, per uno Juventus-Napoli, di per sè mai banale.

Quel “figlio traditore” a detta di Napoli, accolto e coccolato quasi al pari del Dio Diego Armando Maradona, salvo poi girare le spalle per l’acerrima rivale per eccellenza: la Juventus.

Gonzalo, d’altra parte persona sicura ed ambiziosa, a volte estremamente sensibile dinanzi al concetto di vittoria.

Il matrimonio del decennio nella Serie A italiana, si è consumato in un’estate  tribolata; fra insulti e malelingue, fra sogni e realtà, fra incredulità e disperazione.

Nello sfondo di tutto ciò, poi c’è la semplice verità oscurata ai tifosi, come si fa nel calcio di oggi; capace di aspirare il vero dalla fuffa, gettata agli occhi del tifoso medio.

Capita così che quella clausola rescissoria, fissata per consegnare il proprio gioiello al ricco club di turno; diventi un assurdo simbolo intangibile e che i 90 milioni un dettaglio da trascurare dinanzi al cuore.

Peccato, però, che la solita “zingarata” del vulcanico presidente napoletano, si sia dimostrata una cilecca assoluta agli occhi dei più ferrati in materia; con un Napoli sensibilmente arricchito nel portafoglio, ma depauperato nel campo e nell’animo.

Il reinvestimento e il miglioramento della panchina (vero tallone d’Achille della squadra di Sarri), è coinciso però, con la perdita del suo uomo chiave, che per carisma e incisività è impossibile da sostituire.

D’altra parte il “Pipita” da sempre incline al concetto di vittoria, non ha resistito al fascino della Vecchia Signora, al cospetto di un progetto, quello partenopeo, che nonostante le promesse non è mai decollato del tutto.

Al centro di ciò, però, vi è un particolare da non sottovalutare: il burrascoso rapporto Higauin-De Laurentis.

Quell’incapacità alla sopportazione del numero uno partenopeo, manifestata nella conferenza stampa di presentazione del nazionale albiceleste, suona come un dettaglio di non poco conto sull’esito della separazione dalla sua ex squadra.

La ruggine, non solo non si è affievolita in quesi primi mesi, ma è aumentata a vista d’occhio, toccando il suo picco massimo nella settimana pre Juventus-Napoli.

Higuain ha paura di noi, ci teme, ci invidia; alla fine dell’anno conteremo i mozzi“, ha tuonato, ieri, De Laurentis.

Una doppietta contro il Napoli? Magari: ha risposto sinteticamente il “Pipita”.

Parola semplice, ma piena di esplosivo; come quel pallottoliere, a secco da un pò di giornate, ma caldissimo per la sfida di domani sera.

 

 

 

 

 

HIGUAIN E DANI ALVES: ALLA RICERCA DELLA BUSSOLA BIANCONERA…

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Il tempo è un perfetto alleato: aiuta, fortifica, può incastonare definitivamente un puzzle rendendolo pregevole  e di rara fattura.

Pazienza se i due pezzi da novanta del calciomercato bianconero come Gonzalo Higuain e Dani Alves non riescano ancora ad amalgamarsi integralmente in quella macchina, chiamata Juventus, pronta a lanciare fuoco e fiamme al nemico di turno.

Nonostante lo score, in particolare del Pipita, sia di tutto rispetto (7 reti stagionali) e quello del terzino carioca (2/3 marcature fino ad oggi) abbastanza soddisfacenti per un terzino; è la loro partecipazione al gioco di squadra che lascia ancora margini di crescita all’orizzonte.

La propria cultura differente e il loro modo di concepire il calcio fino ad oggi, cozza impetuosamente con il DNA  e la mentalità bianconera; fatta di vittorie sì, ma di tanta  praticità e concretezza.

Gonzalo Higuain, si è imposto immediatamente grazie alla propria classe innata e a quel fiuto del goleador, capace di trasformare in oro le poche palle piovute dalle proprie parti.

Già, è proprio la sterile partecipazione al gioco offensivo del Pipita e quella propensione ad essere avulso dalla manovra in alcune fasi del match (vedi la gara contro il Milan); che stride in un contesto comunque fino ad oggi vincente.

Quella capacità di di prendere il tempo alle difese avversarie, grazie alle tempestive ed immediate verticalizzazioni ai tempi del Napoli; si scontra con la manovra ragionata e paziente della Vecchia Signora, spesso sopravanzante la sagoma del proprio numero 9.

Anche ieri, contro la Sampdoria, Gonzalo, spesso e volentieri ha dettato il passaggio in profondità, salvo poi rientrare e riscattare nuovamente senza ricevere l’immediata giocata.

L’astinenza da gol, ha portato il fuoriclasse albiceleste ad accentuare questo aspetto ludico, magari annebbiato, fin qui, dalla capacità di trasformare in gol qualunque palla passasse nei suoi paraggi.

Discorso diverso, merita Dani Alves: un grande campione, che a differenza del compagno sudamericano, forse non ha ancora immagazzinato perfettamente il concetto di “collettivo Juve”.

Il suo poderoso ed invidiabile palmarès, infatti, hanno spinto il terzino della seleçao a spingersi oltre le proprie eccellenti competenze; sfociando spesso nell’eccesso di protagonismo.

Quella continua influenza a ridosso dei calci piazzati al cospetto di specialisti come Pjanic e Dybala e quelle sortite offensive sconfinanti in porzioni di campo non di sua competenza, creano spesso scompensi preoccupanti nella fase difensiva bianconera.

Il tempo, insomma, non potrà che essere un alleato magico per le due nuove stelle di mercato; per far sì che la conoscenza con la nuova compagnia,  posso sfociare definitivamente in un matrimonio vincente e soprattutto convincente.

 

 

JUVENTUS-SAMPDORIA 4-1: LA SIGNORA FA IL “GORILLA” E RITROVA LA SCINTILLA

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Tutto da copione, o quasi: i bianconeri si riprendono la scena principale allo “Juventus Stadium” calando il poker alla malcapitata Sampdoria, trascinati da un Chiellini in versione bomber.

Non più di tre giorni è durato, infatti, quel retrogusto amaro della sconfitta contro il Milan, raddolcito dalla schiacciante e a tratti convincente vittoria sugli uomini di Giampaolo.

Il rientro di Marchisio in mezzo al campo ha ridato geometrie e ordine ad un centrocampo fin qui ancora poco inquadrabile, nonostante il Principino si sia prodigato in una semplice e  ordinaria amministrazione.

La ritrovata generosità di Mandzukic , premiata dal gol del vantaggio, ha ridato consistenza ad un attacco, fin qui,  troppo improntato sul solo Gonzalo Higuain.

Pazienza se il “Pipita” (ancora frastornato negli schemi d’attacco), si sia inceppato da un bel pò di gare; ci pensa Chiellini in versione “rapinatore” dell’area piccola a bucare due volte Puggioni su palla inattiva.

Il solito quarto d’ora di relax ad inizio ripresa, poi, intervallato dalla rete illusoria di Schick, viene definitivamente spazzato via da Pjanic, sempre pericoloso in zona gol ma ancora lontano parente del “pianista” ammirato a Roma.

Il resto poi, rientra in quella solita “gestione” allegriana che questa sera contro la “vacanziera” Sampdoria porta a casa i frutti desiderati.

La vetta, però, resta ancora minacciabile da Roma e Napoli, incredule antagoniste  in un Campionato, che forse solo i bianconeri sono in grado di riaprire con i loro scivoloni inaspettati.

Tre giorni, ancora  e poi sarà supersfida nuovamente allo Juventus Stadium: in quel teatro in cui le forti e ritrovate  personalità dei due juventini doc, Chiellini e Marchisio e il veleno dell’ex Higuain, potrebbero rappresentare le armi decisive per colpire al cuore il rivale partenopeo.

 

 

 

 

TEGOLA DYBALA: SCATTA LA PROVA DEL NOVE

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Una giocata alla Maradona che poteva valere il prezzo del biglietto ed invece si è rivelata una mazzata inaspettata: Paulo Dybala esce malconcio dalla sconfitta di San Siro e si prepara ad una sosta forzata.

Quell’infortunio alla coscia destra , dovrebbe tenere a riposo la Joya dai 10-15 giorni, proprio in quella fetta di tour de force fondamentale per questo primo scorcio di stagione.

Addio  Napoli, quindi e con ogni probabilità anche Lione; aprendo un contest delicato sul suo possibile sostituto al fianco di Gonzalo Higuain.

La coperta all’improvviso ristretta nelle mani di Max Allegri, è chiamata a dare delle risposte nette e marcate, al cospetto di un momento difficile per gli attaccanti bianconeri.

In attesa del recupero di Pjaca, toccherà a Mandzukic e al baby Kean, affiancare il “Pipita”, cercando di produrre più di quanto manifestato nelle ultime uscite.

L’assenza della Joya, però, se da un lato debiliterà e non poco la creatività della manovra bianconera, di per sè già abulica nelle ultime uscite; dall’altro servirà alla Vecchia Signora, per serrare ulteriormente le fila, dimostrando quella tanto invidiata “forza di gruppo”.

La generosità di Mandzukic, la freschezza di Kean o il talento grezzo di Marco Pjaca, saranno chiamati a garantire gol e supporto all’isolato Higuain, spesso e volentieri avulso dalla manovra.

Già proprio il campione argentino, sembrerebbe quello più sofferente nell’ingolfato marchingegno di gioco.

Insomma, in attesa che la famosa coppia Dybala-Higuain carburi definitivamente, toccherà ai “gregari” di lusso mettere un tampone prezioso: perchè spesso è da questi momenti che si tasta lo spessore di una grande squadra.

MILAN-JUVENTUS: Il TEMPO DELLE SCUSE E’ SVAMPATO, I CONTI NON TORNANO

Milan - Juventus

 

Incepparsi per due volte nel giro di un mese nell’ infausta San Siro è un boccone duro da digerire; farlo commettendo le medesime imprecisioni è un campanello d’allarme di una ridondanza non indifferente.

La Juventus di Allegri perde malamente contro il giovane Milan di Montella, irretito dalla verve dei ragazzotti terribili, guidati da un Locatelli, ancora una volta baciato dalla grazia.

Certo l’iniziale vantaggio (regolare) di Miralem Pjanic, poi annulato da Rizzoli; avrebbe potuto dare una svolta diversa alla contesa, ma di certo non avrebbe offuscato i dubbi ludici sulla Vecchia Signora.

La vittoria di Lione di qualche giorno fa aveva ,forse, mascherato pericolosamente le difficoltà di una squadra prevedibile nell’impostazione di gioco e spesso consegnata alla mercè dell’avversario.

Le parate di Buffon e quella margherita infinita di individualità da sfogliare, aveva regalato per l’ennesima volta il petalo vincente, al cospetto di una realtà camuffata dal concetto di vittoria.

La “pazienza” inneggiata in conferenza stampa da Allegri e riproposta al 77′ di Milan-Juve sul risultato di 1-0, rischia di essere una cartolina sintetica della Juventus attuale.

Il cinismo, sommato ad un “provincialismo” il più delle volte fruttuoso nel campionato nostrano, rischia di divenire un boomerang pericoloso nelle partite di una certa consistenza; del resto due sconfitte su altrettanti big-match ne sono una concreta testimonianza.

Se a ciò va sommata quellla radicata  concezione calcolatrice del risultato, quando se ne ha “ipoteticamente” a disposizione uno su due; ecco che il più delle volte si può cadere nella trappola della sconfitta.

Certo, nel calcio non si può solo vincere e soprattutto non è sempre il Dio denaro che fa la differenza nei 90 minuti; ma è altrettanto evidente che la Juventus 2016/2017 rappresenta paradossalmente una regressione dal punto di vista del gioco di quella precedente.

La continua ricerca del passaggio in orizzontale a discapito della veloce verticalizzazione e quel lento gioco fossilizzato sulle fasce, rischia di diventare deleterio per Gonzalo Higuain, puntualmente rifornito di 2/3 palloni a partita.

Il rientro di Marchisio all’interno di un centrocampo senza una bozza di connotati definiti a due mesi dall’inizio del campionato, pare essere troppo poco per cambiare marcia alla manovra.

Il girone di Champions dovrebbe essere una formalità già chiusa e il campionato se pur riaperto non dovrebbe destare reali preoccupazioni impreviste: ma è chiaro che la trappola potrebbe riproporsi cammin facendo, quando gli scontri potrebbero essere ancor più infuocati.

Allora bisogna gettare la maschera e cancellare le scuse: la Vecchia Signora non deve trovare l’escamotage per vincere, ma deve farlo convincendo.