LAZIO-JUVENTUS 0-2: UN RITORNO CON “JOYA”

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Scorre il 32′ minuto di una caldissima sfida dalle mille risposte all’Olimpico; quando Paulo Dybala stoppa il pallone dal limite dell’area, palleggia di coscia e rapidamente traccia un collo-esterno tagliente che squarcia l’orgoglio laziale e sigilla l’ennesima vittoria bianconera.
Basterebbe questo per sintetizzare l’ennesimo mattone collocato dai bianconeri verso un mosaico chiamato scudetto: da stasera, definitivamente ricomponibile.
A dir la verità, il 3-5-2 impiantato da Allegri, con Asamoah collocato sul centro-sinistra al posto dello squalificato, Pogba; non soffre le iniziali sfuriate laziali e si dimostra subito letale alla prima occasione: con un sempre più indemoniato Alex Sandro, che sfonda sulla sinistra, trovando Dybala in mezzo all’area, pronto a propiziare la carambola del vantaggio, finalizzata dallo sfortunato Gentiletti.
La gemma dipinta dal nuovo fuoriclasse bianconero, poi; chiude un primo tempo, in cui i bianconeri, mostrano una compattezza ed un cinismo, sempre più alla base di questa inesorabile risalita.
La concentrazione e l’impermeabilità difensiva, ritrovata, non a caso, con il “rispolvero” dell’invidiata BBC; porta il canovaccio tattico del match, in un copione già visto e rivisto ultimamente.
Lo spettacolo ancora assente in lunghi e larghi tratti della gara; lascia spazio al grande sacrificio e all’abnegazione di “gruppo”, che porta i bianconeri all’ennesimo rabbiosa vittoria.
Il gesto esultante di Chiellini su una rimessa in gioco conquistata al 93′, lancia un preoccupante messaggio di “guerra” agli avversari di turno: la Juventus è tornata, con cuore, rabbia e tanta “Joya”…

SELF CONTROL

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Basso profilo e sangue freddo: non vi sarebbero dei termini più appropriati per descrivere il “caldissimo” momento, che i bianconeri saranno destinati a passare nelle prossime cruciali partite .
In realtà la parola “esame”, risulta, oramai, essere una costante entrata prepotentemente nel vocabolario juventino, da inizio stagione, causa i numerosi passi falsi già commessi, che hanno ridotto, per forza di cose, forse prematuramente, il margine di errore.
Il filotto di quattro partite consecutive vinte, ha riacceso quella scintilla e speranza, che fino a qualche mese fa appariva oramai spenta; al cospetto di avversarie che sembravano aver accumulato un vantaggio incolmabile, salvo poi essersi diradato nel giro di soli quattro turni.
Risulta chiaro, però, che così come le risalite, possono rappresentare un’iniezione sembra più consistente di fiducia; allo stesso modo, comportano stress e un dispendio di energie nervose non indifferenti.
Insomma, occorrerà essere equilibrati dal punto di vista tecnico-mentale e lavorare con rabbia e concentrazione sulla singola partita, così come la “cura” di Novembre ha dimostrato: ripartendo dall’insidiosa trasferta di Roma, dove battere i capitolini , dati alla “deriva, senza lo strapotere tecnico e fisico di Paul Pogba, sarà più che difficile.
Questa Juve però non potrà più decellerare: ed allora SELF CONTROL e basso profilo; per tentare un’impresa tanto complicata, quanto affascinante.

FORSE BASTA-VA POCO…

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Squadra che vince non si cambia.
Una formuletta semplice, ma talmente efficace che fino ad un decennio fa , rappresentava il primo dogma per una club che volesse risultare ambizioso dentro e fuori i confini nazionali.
Il tempo, però, si sa leviga tutto e cancella i particolari, per introdurne altri, che a primo impatto possono sembrare delle ” evoluzioni”; ma che a mente fredda , possono risultare dei notevoli passi indietro: come il turnover.
Certo il calcio è cambiato, la mole di match ed i ritmi sono notevolmente aumentati: ma in modo direttamente proporzionale, sono lievitati anche i conti in banca, dei “nostri” protagonisti.
Questa premessa, per introdurre un “problema”, in casa Juve, che qualcuno aveva già intuito tempo fa e che oggi, forse, un pò in ritardo, si appresta, fortunatamente ad essere risolto: l’identità di squadra.
Certo con i sè ed i ma, non si va da nessuna parte: ma era forse logico, intuire, che un potenziale così imponente, forse, con una varietà maggiore di armi da sparare rispetto all’anno appena trascorso; avesse solo bisogno di incastonare in modo continuo i suoi pezzi al posto giusto.
Le cinque vittorie consecutive fra Campionato e Champions League, non sono altro che la dimostrazione, di un gruppo che sta acquisendo sempre maggior sicurezza e consapevolezza di sè stesso: pronto a sprigionare, in modo letale, la potenza dei propri protagonisti, all’interno di un contesto di “squadra”.
Insomma, il grande Arrigo Sacchi, sosteneva : ” I singoli ti fanno vincere qualche partita, la squadra i campionati.”.
E se questi singoli iniziassero a ragionare in modo continuo in un contesto di squadra?
Insomma, basta-va poco alla fine a rimettere in piedi un discorso che sembrava già, troppo prematuramente,essere stato troncato in partenza…

PALERMO-JUVENTUS 0-3: DAL “BARBERA” TRE SQUILLI PERICOLOSI AL CAMPIONATO.

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Paziente, solida e terribilmente cinica.

La Juventus, forse, ha trovato definitivamente la sua identità,sbancando Palermo, al termine di una gara rognosa, condotta con intelligenza e convinzione.
La conferma del 3-5-2 di Coppa, inizia a dare consistenza ad un marchingegno composto da pezzi, potenzialmente molto pericolosi.
In verità nella prima frazione di gioco, le difficoltà , non mancano; con un gioco troppo lento e farraginoso,privo di sbocchi offensivi: con un Dybala, forse, troppo carico di emozione “casalinga” ed un Cuadrado in versione pastrocchiana.
Ma la forte determinazione di questa nuova Juventus, non può che aumentare la mole di gioco nella seconda frazione di gioco; sbloccando il parziale con il “solito” Mario Mandzukic, che di testa, insacca di prepotenza, l’unico bagliore di Dybala dalla sinistra .
Da lì in poi, il giro palla bianconero, anche se stucchevole e noioso, finisce per stroncare la corsa dei generosi ragazzi di Ballardini; che finiscono per sfaldarsi nei minuti finali.
La staffetta Morata-Mandzukic, non può che calzare a pennello in una situazione del genere; generando lo scompiglio in campo aperto, con la sua potenza utile ad aprire i varchi ai compagni,abili a siglare prima con Sturaro, imbeccato magistralmente da Pogba e poi con una penetrazione rugbystica del redivivo Zaza, una vittoria netta e pesantissima al “Barbera”.
La strada della risalita, sarà ancora lunga e piena di insidie, iniziando dalla delicata trasferta di Venerdì contro la Lazio: ma questa Juve, pur non essendo ancora bella, possiede delle “bocche da fuoco”, che se messe con costanza e precisione al posto giusto,possono diventare un puzzle esplosivo, ancora pericoloso, per questo Campionato.