La torre di Max

scalata

Scalare il Mortirolo partendo dalle prime rampe della salita, è una sfida affascinante ma al tempo stesso difficile e piena di interrogativi.

Metaforizzando tale impresa “ciclistica” al messaggio di speranza che Max Allegri ha lanciato alla sua Juventus, nelle ultime settimane; potremmo dire che , il bello o il difficile, a seconda dei casi, inizierà proprio stasera dal “Mapei Stadium”.

L’anomalo e il disastroso inizio di stagione in casa bianconera, sono costati ai Campioni d’Italia in carica, un prezzo,quantificato in punti, difficile da colmare, almeno in tempi rapidi.

Ed è così che Max, forse per non buttare tutti nello sconforto o per “giustificare” in prima persona gli errori fatali commessi in questi primi round; ha stilato la propria tabella, o meglio la propria scalata , verso la sua “torre” ipotetica.

Il gap ridotto a -5 o -6 punti al primo gran premio della montagna a Natale; sembra sia la prima tappa dell’impresa “coppiana” che dovrebbe avere il suo massimo sfogo e rush finale nei mesi di Marzo.

La sfida, così dipinta risulta stuzzicante quanto suggestiva; ma al tempo stesso “pericolosa”, qualora si dovesse avere una leggera sbandata, pronta a spazzare fuori dal sentiero, forse prematuramente, i sogni di gloria.

Roma, Napoli ed Inter, non sembrano qualitativamente lontani anni luce dai bianconeri, anzi; ma è proprio il distacco preso in salita, che spesso, come accade nel ciclismo, richiede uno sforzo ed un’impresa simile alla “leggenda”.

Poche ore ancora e poi la rampa partirà da Reggio Emilia: inizierà da qui la scalata verso la  Torre di Max?

Toda Joya, toda beleza

paulo

Toda Joya, toda beleza: mai come in questi giorni, tale famoso verso risuona d’attualità, dopo aver assistito alla convincente performance del talento bianconero Paulo Dybala, nello Juventus Stadium.
Se le critiche relative al suo scarso impiego da titolare in questo inizio di stagione ed il polverone innalzato durante questa tribolata settimana, avessero potuto scalfire l’animo di un giovane 21enne; il campo Domenica, invece,ha dato il suo inappellabile responso.
Paulo, c’è, o meglio c’è sempre stato; forse, il timore di lasciare le redini in mano ad un giovane “inesperto” per una grande squadra, ha frenato quella che poteva essere una risposta, che prima o poi , però, doveva arrivare.
Perchè il talento e la personalità, non è una caratteristica coltivabile nel tempo ; ma è una qualità innata che uno possiede fin quando gioca nei campetti di periferia con gli amici,
Dybala, al contrario di alcuni suoi predecessori ( Giovinco docet); ne ha da vendere.
Il gol, l’assist ed il rigore procurato sono un particolare ( per carità decisivo),rispetto ad alcuni momenti salienti del match, che hanno dimostrato la personalità importante di quel giovane esile ma tremendamente estroso.
La voglia di ricevere sempre il pallone sui piedi, l’incidenza in ogni azione offensiva d’attacco, la convinzione e la decisione nell’impadronirsi del pallone anche quando esso deve essere rimesso in gioco da palla ferma: possono essere già sufficienti a capire che il ragazzo, non è uno dei tanti.
Se a ciò si aggiunge la contenuta gioia, condita da un’autocritica sana , ma per nulla tenera,su ciò che egli stesso vuole e deve migliorare in futuro: si capisce che si è di fronte ad un talento con la testa sulle spalle, che ha tutta la voglia e l’intenzione di percorrere quella tortuosa strada che porta alla consacrazione del “campione”.
Si sa siamo solo all’inizio del percorso: ma questa Juve ed Allegri in primis, devono dare le redini in mano a Paulo, affinchè la Joya, non sia un semplice momento, ma bensì una costante per un nuovo futuro bianconero che ci auguriamo potrà essere sempre più radioso.

Cuadrado: da arma imprescindibile a fonte di possibile rebus tattico.

Cudrado

All’interno di un contesto stagionale iniziale, fortemente caratterizzato dai dubbi e dalle incertezze tattiche e caratteriali di questa nuova Juventus; Juan Cuadrado è sembrato, fin dall’inizio, essere l’unica pietra miliare sicura sulla quale appoggiarsi per cercare di risollevarsi dal fondo di un mare, mai come in questa stagione, pericolosamente tumultuoso.
Succede così, che la “vespa”, colombiana, sia spesso e volentieri la valvola di sfogo ( pur non avendo ancora segnato), di una manovra di attacco, che numeri alla mano, ha mostrato una andamento inceppato in queste prime fasi di gioco.
Risulta chiaro, quindi, come l’esterno sudamericano, sbarcato a Torino gratuitamente, con le sue prestazioni e la sua personalità, sia diventato insostituibile per Allegri e compagni; tanto da “spingere” Marotta anticipatamente a trattare il riscatto con il Chelsea, proprietario del cartellino.
Tutto quindi fino a Domenica, lasciava presagire alla lettura di un discorso liscio come l’olio, senza interrogativi o particolari “problemi”, almeno su questo aspetto, che ripetiamo è risultato essere l’unico certo di questi primi round stagionali.
L’ultima gara vinta contro l’Atalanta, nella quale Cuadrado è partito dalla panchina senza neanche entrare in campo; ha messo in evidenza come il vecchio 4-3-1-2 trionfale della scorsa stagione e rispolverato per la prima volta da Allegri proprio contro gli orobici; abbia visibilmente trasmesso un’idea di gioco a chi ha osservato dal di fuori, le gesta di Dybala e compagni.
L’uomo in più a centrocampo (inizialmente Pereyra ed in seguito Asamoah, con conseguente avanzamento di Pogba); ha dato più equilibrio e più fluidità di manovra ad un centrocampo,spesso e volentieri,fonte di instabilità e di disguidi tattici ( le partite di Napoli e Roma docet).
Insomma è chiaro che Cuadrado sia un calciatore unico e dalle qualità importanti e decisive per questa Juventus, così come è altrettanto vero che il modulo con il trequartista rappresenti forse, un punto di stabilità in più, per una squadra che si trova, già dopo poche giornate, con l’acqua alla gola per la risalita al vertice.
La palla,ora passa ad Allegri; perchè come disse, tempo fa , Marotta: “non sempre la società riesce a mettere a disposizione per filo e per segno gli identikit di calciatori suggeriti dall’allenatore; ma sta alla bravura di esso, cucire il vestito adatto alla squadra, con i pezzi che ha a disposizione”.
Al di là di rebus ed incastri tattici,però, una cosa sembra oramai chiara: questa Juve , difficilmente, rinuncerà alla “vespa colombiana”.